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La filosofia è utile alla ricerca scientifica? Edoardo Boncinelli su Le Scienze di questo mese sostiene di no. Più precisamente, il titolo dell’articolo suggerisce che l’interazione tra scienza e filosofia è difficile e forse inutile, mentre nell’articolo Boncinelli sostiene con chiarezza che oggi la filosofia si presenta “più come un ostacolo che come un fattore di progresso per la scienza”.
Ho assistito nella mia vita a una sola lezione di Gilles Deleuze. Nel cuore del bosco di Vincennes, in una sede universitaria che somigliava più a una fabbrica dismessa che agli austeri cortili della Sorbona, era seduto su una sedia, senza tavolo o cattedra, circondato da centinaia di persone, giovani e meno giovani, in religioso silenzio. Un po’ parlava lui, un po’ dialogava con gli studenti e rispondeva analiticamente, attento a tutte le domande. Che cosa sia la passione per la filosofia risultava evidente dal suo sguardo, e dalla serietà con cui esaminava qualsiasi domanda. Se fosse ancora in vita gli chiederei: ha ragione Boncinelli?
In un libro che fa molto riflettere, che si intitola Che cos’è la filosofia, Deleuze ha sostenuto con Guattari che le vie della ricerca scientifica e quelle della ricerca filosofica sono diverse. Parallele. Immagino quindi che sarebbe d’accordo con chi ha scritto il titolo. Non so invece se sarebbe d’accordo con Boncinelli sul considerarla un ostacolo.
Non ho invece mai conosciuto Benedetto Croce. Avevo 1 anni quando è scomparso, nel 1952. Se fosse ancora in vita, gli porrei la stessa domanda e, se devo stare ai suoi scritti, mi direbbe che l’interazione è semplicemente inutile: operano in ambiti distinti, facendo ricerca vanno a caccia su territori separati, come un leone e uno squalo.
Quando la filosofia occidentale è nata, ventisette o ventisei secoli fa, in Grecia credo che nessuno dei filosofi di allora avrebbe accettato le ragioni di Boncinelli, di Deleuze e di Croce. Per loro il problema era capire dove siamo capitati a vivere, identificare con precisione e rigore massimi le regole che governano l’uomo e la natura. Capite queste, trarne le conseguenze. Hanno saggiato una notevole varietà di vie di ricerca e le hanno percorse tutte in tutte le direzioni. Non si sono fermati davanti a nessun pregiudizio, a nessuna difficoltà, elaborando teorie su teorie, ponendo domande su domande. Sulla base dell’esperienza e di quanto la ragione diceva loro, hanno costruito teorie, valutato argomentazioni, testato risposte.
A loro non sarebbe importato un bel niente che tutto questo si chiamasse filosofia, scienza o arte, o musica. Allora era una cosa che non aveva ancora un nome. Volevano semplicemente sapere in che mondo siamo capitati a vivere, e capire. Ecco, è questo che voglio anch’io, e non mi importa nulla che a darmi la risposta sia la filosofia o la scienza, o l’arte.
Li chiamiamo, molto a torto, presocratici. E spero di avere chiarito il mio interesse per loro.
Davvero vorrei fosse ancora possibile porre domande a Deleuze e a Croce. Ma quanto vorrei che fosse possibile porle a Parmenide e a Eraclito.
Quali domande? Le stesse che porrò a Boncinelli, se mi concederà un’intervista per Diogene Magazine. Sto per scrivergli e chiedergliela. Se me la concederà, la leggerete.

Mario Trombino
30/11/2016

Sul tema Mario Trombino ha di recente pubblicato: Presocratici, Diogene Multimedia 2016

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Immagine: particolare della copertina del volume Presocratici di Mario Trombino, Diogene Multimedia 2016.

 

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