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È in arrivo il secondo numero de L’Eco del Nulla (dal titolo "Distanze"), trimestrale culturale Under 30 che raccoglie contributi da collaboratori in tutt'Europa per proporre riflessioni su presente e passato, attraverso approfondimenti originali, brevi storie, aneddoti e curiosità. Ogni numero affronta un tema specifico, questa volta sotto i riflettori delle giovani penne c’è il rapporto – o meglio la distanza – che ci separa dall'Altro, sia esso un altrove spazio-temporale, un mondo lontano che diviene meta di viaggi immaginari e fantascientifici, o un altro uomo, membro di culture differenti dalla nostra.

Ognuno di noi si è trovato in vita sua ad avere a che fare con altri individui. A nessuno sfugge che, per interagire col prossimo, bisogna abbassare o aggirare la barriera invisibile eretta tra noi e gli altri, e che dovremo rassegnarci agli addii quando il tempo l’avrà rimessa in piedi. Eppure la distanza è intrinseca alle relazioni umane: uno iato è indispensabile perché le diverse parti si specchino senza confondersi l’una nell’altra, godano dei frutti che solo il confronto può dare e alimentino la tensione da cui ogni vicenda scaturisce, ogni significato si modella. Indulgendo nella nostra leggerezza di profani, potremmo trovare espresse in forma di distanze le relazioni che regolano la vita degli atomi e dei sistemi solari; rimanendo coi piedi per terra, basterà un po’ di audacia intellettuale ad estendere queste modeste considerazioni dai rapporti tra singoli esseri umani, orizzontali o verticali, a quelli tra differenti famiglie e gruppi di famiglie, tra diverse città, società e nazioni, religioni e forme di governo, interi mondi e “civiltà”. È poi la distanza a dar presenza, entro uno stesso gioco, al legame tra allievi e maestri, giudici e imputati, lavoro e capitale; è la distanza, esplicandosi nelle apparenze del tempo e dello spazio, che spesso dà modo a pensatori e artisti di creare mondi fittizi ma esemplari e, così, dire più di quanto sarebbe loro altrimenti concesso. (Emanuele Giusti, Editoriale, Distanze - L’Eco del Nulla n. 2)

Qualche estratto dalla rivista
(Distanze - L’Eco del Nulla n. 2)

Il califfo non vuole vincere la solita vecchia partita, ma cambiare le regole del gioco. Sintomatica di questo atteggiamento è anche la volontà di mostrare lʼatroce violenza di stragi e decapitazioni – con professionalità altissima e vera comprensione dellʼingordigia voyeuristica della macchina mediatica occidentale. Anziché abbandonarsi allʼisteria e alla crociata, cadendo nella trappola di al-Baghdadi, chi (giustamente) si scandalizza per il sangue barbaramente versato farebbe meglio a spegnere il video e riflettere: che differenza cʼè tra il coltello del boia del Califfato e il cacciabombardiere di un qualsiasi esercito regolare? Può pretendere il rispetto dei diritti umani chi volentieri li ha violati accampando falsi pretesti? Che responsabilità potrebbe avere, sia pure indiretta e remota, il governo che io stesso ho democraticamente eletto in tutto questo?
(Quello che non sono gli altri,Emanuele Giusti)

È giovane, non è implicato direttamente nella politica di una Seconda Repubblica ormai moribonda, sa comunicare attraverso le telecamere e, soprattutto, non è raro che dalla sua bocca escano frasi forti, non convenzionali, iperboliche, frasi che in ambito televisivo significano una sola cosa: share. Un amore, quello tra le televisioni e Matteo Salvini, che provoca un’anomalia nei dati raccolti nel periodo tra il 1° gennaio 2012 e il 24 febbraio 2013, data delle elezioni politiche: primo tra i leghisti, con quasi il doppio del minutaggio concesso al segretario in carica Maroni, decimo politico in assoluto per ascolti ottenuti, con 114,8 milioni di persone raggiunte solo sulle trasmissioni Rai in poco meno di sei ore e mezzo di interventi […]. Non ha incarichi di governo e non li ha mai avuti, non è parlamentare, non è sindaco, non è presidente di Regione, non è neanche dirigente di vertice di un partito con un bacino elettorale inferiore al 10%, ma se accendi la televisione è lì,  impegnato nella sua personale guerra perpetua che cessa ad ogni confronto dialettico concluso con una parola in più dell’avversario e ricomincia non appena se ne profila un altro.
(Le conseguenze dell’amore, Simone Donati)

Di grandi viaggi, indotti o spontanei, reali o immaginari, la letteratura trabocca fin dall’antichità. È l’uomo con la penna, nel suo desiderio di invenzione, che afferma la propria libertà oltre i muri, le strette finestre, i deserti che lo intrappolano nel proprio ordinario. Singolare è che il testo fondativo della letteratura di viaggio occidentale, l’Odissea, racconti di un grande ‘ritorno’, dunque pretesto – più che espressione – di quella libertà: Ulisse non dichiara di ricercare l’ignoto, ci inciampa soltanto, per sbaglio o quasi, mentre è ciò che già conosce l’indirizzo del suo movimento. Per amor di racconto, la sola sete di conoscenza non è sufficiente a smuoverlo. Ecco il perché della necessità, nell’economia narrativa, di un mondo chiaro e nitido a cui tornare e su cui misurare l’assurdità dei nuovi mondi: è la patria, e il dolore che dal suo ricordo scaturisce.
(Il pretesto del viaggio, Lorenzo Masetti)

Fin dal 1926, anno attualmente considerato la data di nascita della fantascienza nel senso oggi comune, la rivista statunitense Amazing Stories introdusse pian piano le menti del grande pubblico ai nuovi scenari partoriti dalla science-fiction. Il fondatore di Amazing Stories, il lussemburghese Hugo Gernsback, di professione faceva l’inventore. La sua figura inaugurò tutta una serie di medici, biologi, fisici, chimici (lo stesso Wells aveva seguito un simile percorso di studi) partecipi alla costruzione delle architetture futuriste della fantascienza: si possono immaginare i giovani studenti del MIT di Boston immersi nella lettura di un romanzo di genere, mentre accostano fantasticamente navicelle capaci di sfrecciare nell’iperspazio alle nuove tecnologie sviluppate nei laboratori del proprio istituto, originando un circolo di vicendevoli influenze tra finzione e scienza che forse non è troppo azzardato supporre alla base di alcuni elettrodomestici oggi di uso quotidiano.
(La corsa allo spazio, Tommaso Barsotti)

COPERTINE E INDICI
(la rivista è leggibile da entrambi i lati, perciò ha due copertine e due indici)

 


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Redazione
27/05/2015 

Immagine: Copertina de L’Eco del Nulla n. 2

 

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