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“La ricerca dell’originalità e della novità, considerate massime espressioni della libertà, sembra dominare nella società ipermediale in cui viviamo; ed è pur vero che in nessun altro periodo della storia l’individuo ha avuto, almeno sul piano teorico, possibilità così grandi di orientare la propria vita in funzione dei propri desideri, ma chi stimola e plasma il desiderio?”

“Il soggetto sociale del nostro tempo è generalmente alla ricerca di una identità che abbia i caratteri dell’‘autenticità’, ma vuole facilmente attingerla ovvero ‘com­prarla’ rapidamente e senza sforzo ricorrendo alle ‘mode’ pro­poste dall’industria culturale; mentre una identità autentica va costruita lentamente, con fatica, con l’angoscia del dubbio e con la consapevolezza della sua precarietà. A questa ‘fatica’ abbiamo dato un nome: il viandante.”

In occasione dell’uscita in libreria di Stili di vita (Diogene Multimedia, 14,00 euro, 264 pagine), abbiamo intervistato gli autori: Anna Colaiacovo, Marco Giacintucci e Bruno Nasuti.

Il vostro lavoro è nato da un’esperienza di tipo pratico, potete chiarirla?
Sì, abbiamo sviluppato il tema “Stili di vita” all’interno delle attività organizzate dall’Associazione “Lo Spazio di Sophia” (Associazione Culturale per le pratiche filosofiche): il Caffè filosofico, il Cine-filo e il Musica-filo. I Caffè filosofici sono incontri che avvengono in uno spazio pubblico, aperto a tutti coloro che abbiano il desiderio di partecipare alla discussione su un tema stabilito. I Cine-filo sono un laboratorio di idee: prevedono, dopo la proiezione del film, un ampio confronto di ipotesi e una ricerca di risposte. Gli incontri di Musica-filo sono esperienze che promuovono la conquista di una cosciente capacità di ascolto e comprensione del testo musicale. Nell’anno sociale 2012-13 tutte le attività hanno avuto come filo conduttore l’analisi delle diverse forme di identità, degli “Stili di vita”.

La parola libertà che voi usate nel sottotitolo del vostro lavoro (quanto libere sono le vostre scelte?) è il mantra del nostro tempo, ma siamo davvero così liberi?
Sappiamo che  gli esseri umani sono socialmente formati dall’ambiente a cui appartengono, da cui assimilano la cultura e i codici simbolici. Nel passato l’opera di formazione avveniva soprattutto  tramite le religioni o le varie forme di ideologia; nel nostro tempo è il mercato, attraverso i mass media, che fornisce un “pensiero unico” che esalta in maniera ossessiva la libertà individuale. Sul piano teorico, quindi, oggi siamo certamente più liberi rispetto al passato. Di fatto, però, l’industria culturale (la vera istituzione della globalizzazio­ne) da un lato fa in modo che la realtà venga percepita come spazio illimitato di occasioni nuove entro cui combattere per il successo; dall’altro attiva un infinito mercato di oggetti e situazioni en­terteinement, merci capaci di ristorare, nel qui e ora, l’insicu­rezza. Il risultato è  una condizione sociale di tensione (la vita è una lotta) e psicologica di precarietà e transitorietà, ma vissuta con rassegnazione, come ontologica dimensio­ne del reale se non addirittura con l’entusiasmo di chi spera nel successo. Di fatto siamo molto meno liberi di quanto pensiamo.
Da sempre le arti e la filosofia hanno cercato di esalta­re il dubbio per risvegliare le menti e individuare altri modi di leggere la realtà; ed è quello che abbiamo cercato di fare con la nostro ricerca, attraverso la de-costruzione delle immagini, la ricostruzione dei processi e la riflessione sui processi in atto.

Perché avete preso come figura esemplare della modernità Don Giovanni?
Ci sembra che il Don Giovanni di Mozart  anticipi sotto diversi aspetti l’homo psicologicus del nostro tempo: un uomo che cerca la gratificazione immediata e non è piùalla ricerca di una meta, di un senso; avido di novità, ma incapace di interiorizzarle. In un mondo di esperienze frammentate,  il soggetto sociale del nostro tempo tende ai rapporti discontinui e di breve durata senza l’obbligo di doveri da rispettare e conserva soltanto un interesse estetico: per lui tutto rientra nell’ambito del gusto, non della responsabilità.

Redazione
23/04/2015 


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Il libro ripercorre le forme che l’identità ha assunto nel corso della storia occidentale, mostrando come esse siano legate a differenti tipologie di società: il soggetto è socialmente formato dall’ambiente cui appartiene, assimilandone cultura e codici simbolici (mediante religioni, ideologie, mercato). Per facilitare la comprensione, gli autori hanno utilizzato la figura archetipa di Narciso, a partire da una profonda analisi del Don Giovanni di Mozart, e l’immaginario di dieci film. Si va da Zelig di Woody Allen a Ulisse di Comencini, da Brancaleone alle crociate di Monicelli a La grande illusione di Jean Renoir, da Animal House di Landis ad America oggi di Altman per presentare in modo concreto e intuitivo il problema dell’identità, le sue declinazioni storiche e le diverse soluzioni antropologiche (eroe epico, eroe problematico, super-eroe). Ampio spazio è riservato alla riflessione sull’uomo contemporaneo, costantemente alla ricerca di un’identità autentica, ma desideroso di ottenerla senza sforzo, ricorrendo alle mode proposte. In tale prospettiva, la figura del “viandante” - dai rimandi junghiani - emerge come possibile soluzione alle derive culturali dell’oggi e all'acritica omologazione di massa.

GLI AUTORI

Anna Colaiacovo, laureata in Filosofia e specializzata in Psicopedagogia, si occupa di consulenza individuale e di pratiche filosofiche di gruppo.

Marco Giacintucci insegna Lettere italiane e latine presso il Liceo Ginnasio Statale “Gabriele d'Annunzio” di Pescara. Laureato in discipline musicologiche, svolge attività di musicologo, musicista e ricercatore.

Bruno Nasuti è insegnante di scuola superiore, vive e lavora a Pescara.


Il volume è in vendita nella nostra Libreria Filsofica: CLICCA QUI

Immagine: Francisco d'Andrade interpreta Don Giovanni L'aria dello champagne, Max Slevogt. 1903.

 

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