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E se un un bandito adotta un filosofo come consulente? Succederà – potrà succedere – ciò che è capitato a un certo Hubert, rapinatore di banche nonostante (o grazie a) diverse protesi ortopediche, che ha assunto come complice e consigliere Eddie Coffin, cinquantenne calvo e panciutello, docente  un po’ insoddisfatto di filosofia a Cambridge. Che cosa combini questa strana coppia lo potrete apprendere leggendo il romanzo di Tibor Fischer La gang del pensiero ovvero La zetetica e l’arte della rapina in banca. Qui mi limito a segnalare la conclusione operativa cui, dopo alcune settimane di consulenza filosofica, Hubert è approdato al colmo dell’entusiasmo per la nuova disciplina: 

Quando entriamo in una banca e annunciamo che siamo la Gang del Pensiero, se qualcuno ci risponde subito con una citazione tratta da un classico della filosofia, lasciamo in pace quella banca. Il nostro slogan sarà: solo la conoscenza vi salverà dalla Gang del Pensiero. Invece di chiamare la polizia, studiate i classici. Non comprate un allarme, procuratevi le opere di Zenone (p.189).

Ma quali i tratti essenziali della filosofia del professor Coffin, intendo della sua visione-del-mondo (in ordine - decrescente - di rilevanza teoretica)? Ho provato a spulciarli ed evidenziarli per chi di voi non avrà la curiosità di leggere l’intero romanzo.

Ragione strumentale (o scientifico-tecnica): facoltà necessaria ma non sufficiente
La ragione era considerata una novità curiosa nel mondo antico, era un ramo dell’industria dello spettacolo; è solo nel diciottesimo secolo che la ragione comincia a guadagnarsi da vivere, per portarvi da Londra a Edimburgo in minor tempo. La cosa diede una nuova spinta ai ragazzi del giro, che si misero tutti a cavalluccio di Newton. […] La ragione ha avuto il suo momento migliore quando ci ha portato da Londra a Edimburgo (e nell’ottundere qualsiasi dolore che possa risultare da tale viaggio). Però non va molto bene quando si tratta di decidere se valga la pena o no di andare (p. 162).

Natura: tutti la invocano, nessuno la descrive con precisione
Secundum naturam vivere (Seneca). […] Questa non invecchia mai. La si sente dappertutto: l’unico problema è decidere che cosa sia la natura. Se trovate qualcuno che ve lo spiega, dategli tutti i vostri soldi (p. 93).

Verità: vi aspiriamo, ma la raggiungiamo anche?
Ogni generazione vede se stessa arrivata su bordo estremo, un bordo tagliente che continua a farsi strada. Un’abitudine in cui cadono tutti, a cominciare dai greci, i quali anche se ammettono che ci sono cose ancora avvolte nella nebbia, hanno inventato l’illusione che l’assegno sia stato già spedito. I vari chiliasti-visionari-millenaristi, insieme ai riempitori di vasche da bagno, ai fisici e agli abacologhi sono tutti d’accordo nel ritenere che LA COSA è a portata di mano, il PERCHЀ è vicino. Sia a livello di civiltà che a livello personale è sempre la stessa musica, non vediamo l’ora di ricevere il premio finale,la verità vera; e invece, tutto quel che otteniamo è uno scoppio di oscurità. Le ossa delle varie civiltà sono più grandi delle nostre, ma le delusioni sono le stesse (pp. 186 – 187).

Conosci te stesso: e se poi, conosciutomi, mi faccio schifo?
Non ho mai capito perché Platone ha fatto tanta pubblicità alla vita consapevole. Lasciamo un momento da parte il fatto che non vale la pena vivere una vita senza consapevolezza, ma lo stesso potrebbe dirsi di una vita consapevole. Se si applica la zetetica alla propria vita ci si rende conto che è un mucchio di sterco fumante: una cosa è rendersi conto dell’assoluta indegnità della propria esistenza, affondare il dito nel viscidume della propria anima, tutt’altra cosa è impegnarsi a porvi riparo. È molto più facile tramutare un banchetto in escrementi che rendere commestibili gli escrementi. Oppure prendiamo l’oracolo di Delfi: conosci te stesso. E se si è il tipo di persona che si preferirebbe non conoscere? Mettersi davanti allo specchio e spararsi in faccia la propria faccia non è che sia una cosa invariabilmente congeniale. Siamo costretti a cuocere nel brodo del nostro io, sia che l’aroma ci piaccia o meno. Cosa quest’ultima che, sospetto, accade più spesso di quanto non si sia pronti ad ammettere, come esser costretti tutta la vita a lavarsi nella stessa acqua (pp. 80 – 81).

Tempo: sempre troppo o troppo poco
La vita, le cose, la propria posizione passa di colpo dall’aver un sacco di tempo, troppo tempo, a disposizione al non averne affatto. Non riesco a individuare un punto dove il tempo ha brillato nel modo giusto (p. 179).

Il segreto dell’etica: non sciupare ciò che si ha
Le teorie sono teorie. Il vero segreto dell’universo sta nell’essere  in grado di goderselo. Godere di quel che si ha. È l’unica strada che va a parare in paradiso (p. 127).

Amicizia: vedi morte.

Morte: cosa si perde davvero morendo
Mi rendo sempre più conto che l’unica cosa che mi mancherà  sono gli amici. A parte il diluvio di terrore di trasformarsi in carcassa, la cosa che mi dà più fastidio è l’idea di perdere quella manciata di persone con cui posso avere una conversazione decente. Ci vuole una vita per  procurarsele. Perdere la vita non è poi una gran perdita, perdere loro, invece sì (pp. 136 – 137).

Elogio della pigrizia, tesoro nascosto agli occhi degli altri
Ѐ raro che siano riconosciuti i meriti della pigrizia. Immagino succeda perché i suoi adepti sono troppo pigri per mettersi a comporre panegirici in suo onore. È come il pasto gratis, il più semplice dei vizi. Illimitata, gratis, inesauribile, la fusione fredda dell’abiezione. La meglio cosa. La si può praticare ovunque e, se praticata come si deve, nessuno si accorgerà che la state praticando.  Qualsiasi cosa richiede tempo, un investimento, soldi. La pigrizia, come certe idee divine, è in ogni dove. E non c’è pericolo di overdose (p. 138).

Altruismo: variazioni sul tema 
Il miglior modo di prevenire che una fanciulla indifesa, fuggita  dalla città di provincia e giunta a Londra senza un soldo, sia corrotta da stupratori malvagi e senza scrupoli, naturalmente è di provvedere di persona (p. 246).

Vecchiaia: vantaggi sconosciuti 
Una delle caratteristiche del mio invecchiare è che voglio soprattutto provare emozioni, anche se sono emozioni negative (p. 181). Uno dei pochi veri vantaggi della perdita della gioventù è che in realtà mi aspetto così poco dalla vita che posso apprezzare meglio certe cose quando capitano (p. 192).

Futuro: una possibilità nelle mani dell’oggi
Chissà quali delle nostre convinzioni o delle nostre pratiche farà ridere  a crepapelle il futuro? O magari il futuro non avrà neanche la possibilità di esistere. Magari quella possibilità saremo noi stessi a negargliela. Siamo maturi per provocare una stupefacente catastrofe (p. 188).

Rivoluzione: ottima copertura per pessime stragi
Erano passati circa diciannove anni da quando Hume aveva licenziato il Trattato sulla natura umana e una sessantina da quando Locke si era sgravato di Sul governo civile e del Saggio sull’intelletto umano. I duri della ditta inglese si stavano preparando a lanciare guerre civili in America e in Francia, entrambe sarebbero state chiamate rivoluzioni perché è un termine che facilita le carneficine (p. 161).

Guerra: una spiacevole esperienza facilmente sostituibile
L’unico consiglio che posso darvi nel caso in cui qualcuno vi inviti ad andare in guerra, è di urlargli in faccia no e, se è più piccolo di voi ed è improbabile che risponda nella stessa maniera, appioppategli anche uno sganassone sulla bocca in modo che non ve lo chieda di nuovo e voi possiate cambiare idea. Se poi volete sapere che cosa si prova, non mangiate e non dormite per tre giorni, rotolatevi un po’ nel fango, visitate l’obitorio, poi bendatevi gli occhi e attraversate  l’autostrada (cercate di farlo alle tre di mattina, in modo da avere qualche probabilità in più); se riuscite a sopravvivere, è un modo più semplice e meno costoso di fare la stessa esperienza (p. 208).

Eurocentrismo: è importante ciò che avviene fuori dalla Francia?
Per quanti castighi si meriti, questo secolo è stato molto generoso per un sacco di gente. Una prima metà quanto mai bellicosa, ma anche se ci sono state una gran quantità di guerre, disastri, epidemie, zadrugas che hanno fatto a pezzi altri zadrugas (le dispute più feroci sono sempre quelle che avvengono tra persone indistinguibili dall’esterno), germi del male sotto molteplici forme, tutto ciò ha avuto luogo in paesi dove non c’erano ristoranti francesi come si deve, e perciò non sono poi tanto importanti (p. 188).

Maschio: una macchina complicata per reggere un arnese semplice
Non volevo che scoprisse che, come la maggior parte degli uomini, ero anch’io un sistema che serve a tenere in vita un fallo (p. 207).

Animali: lezioni di tenerezza
Una volta provavo disprezzo per la gente (soprattutto per gli inglesi zoolatri) che spende un sacco di soldi per assecondare la propria simpatia verso gli animali; invecchiando ho scoperto invece la gioia che può derivare dall’essere amati e dal procurare gioia, anche se si tratta solo di un cane che concede i suoi scodinzolii a chiunque non lo prende a calci (p. 235).

Matrimonio: l’errore che manca agli scapoli
Ti sei mai sposato? Ecco uno sbaglio che non ho mai fatto. La vita è troppo breve per farli tutti. A meno che non si resti svegli fino a tardi e ci si alzi presto la mattina (p. 192).

Simpatia: il simile è attratto dal peggiore
Mi era simpatico per tutta una serie di motivi; anche se lui aveva un gran successo in cose in cui non riuscivo, era una delle poche persone che abbia mai incontrato più disordinata, più imbranata, più distratta, più fervidamente zimometra di me (p. 193).

Carcere: non sempre il male viene per nuocere
Non c’è niente, assolutamente niente, che fa incazzare di più uno sbirro del fatto che uno che è stato dentro dieci anni ha un vocabolario più scelto del suo (p. 180).

Vi serve un esercizio filosofico (facoltativo) conclusivo? Provate a ripercorrere le ‘parole’ della visione-del-mondo di Coffin e, al posto delle sue definizioni, date le vostre. Alla fine vi troverete con una mappa concettuale davanti: uno squarcio significativo della vostra visione-del-mondo! 

Augusto Cavadi
18/03/2015

www.augustocavadi.com
www.augustocavadi.eu

Testo: Tibor Fischer, La gang del pensiero ovvero La zetetica e l’arte della rapina in banca, Garzanti, Milano 1998. 

Immagine: Money to Burn, Victor Dubreuil, 1893.

 

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