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L’idea da cui nasce il volume Abitare il mondo: con o senza Dio? è molto semplice. Tutti poniamo domande che hanno un aspetto etico e tutti cerchiamo risposte. Alcuni le trovano in Dio e fanno, quindi, discendere i loro comportamenti – e i loro giudizi sui comportamenti altrui – da una morale di origine religiosa. Altri trovano altrove le loro risposte e si comportano di conseguenza. Ovviamente nessuno sa né se un Dio (o una sfera del “divino”) esiste davvero né di cosa si tratta quando si parla di Dio o del divino e le religioni come le immagini del divino sono moltissime, essendo questione di fede.

Ne abbiamo parlato a Vallombrosa l’estate scorsa in una delle “settimane filosofiche” che Elio Rindone e Augusto Cavadi organizzano da molti anni, e questo volume raccoglie le relazioni che in quell'occasione sono state esposte. Gli autori non hanno perseguito l’obiettivo di trovare un terreno comune o una risposta comune: non era una sintesi che cercavano. Cercavano chiarezza concettuale su un tema controverso e questo è l’obiettivo del libro: chiarire con gli strumenti della filosofia su quali fondamenti è possibile costruire l’etica, con o senza Dio.


QUALCHE ESTRATTO

ELIO RINDONE
Filosofia greca, sapienza biblica, teologia medievale: dalla giustizia all'agape (e ritorno)

“Molte cose sono mutate nella cultura occidentale […]. Tante verità che nel medioevo godevano di assoluto consenso, oggi sono soggette al dubbio. […] Come si può affrontare, allora, in un panorama culturale così variegato e incerto, la problematica morale? Chi ritiene che, come si è creduto per secoli, si possa ancora oggi fondare in maniera rigorosa una metafisica, che sia teista, panteista o atea, potrà far discendere facilmente da quelle premesse una coerente visione dell’uomo e della morale. Ma cosa accade se non si condividono tali certezze: la morale resterà priva di ogni fondamento, tanto che la distinzione tra bene e male, giusto e ingiusto andrà considerata semplice frutto di condizionamenti sociali o di emozioni soggettive?”

MARIO TROMBINO
Fratelli e nemici, sorelle e nemiche. La filosofia del dominio e della libertà nell'età moderna

“[…] se pensare è calcolare, il pensiero ordinato è definibile come l’operazione di una mente (divina, umana, elettronica) che è in possesso di tutti gli elementi di calcolo e quindi tutto prevede […]. La libertà richiede consapevolezza, e quindi richiede una capacità di calcolo la più ampia possibile; ma più il pensiero è ordinato e sfrutta al meglio le sue capacità di calcolo, anche in condizioni di ignoranza come il calcolo delle probabilità insegna a fare, più la costruzione di questa grande, immensa macchina pensante è governata da regole ferree. Libertà e necessità tendono a coincidere. Quindi dominio e libertà si danno la mano, comunque la mettiate. Facebook è un panoptikon del ventunesimo secolo, e questo non dipende dalla volontà dei suoi progettisti, ma dalla logica implacabile del pensiero come calcolo, le cui basi sono nell'umanesimo italiano, sviluppate poi dai grandi teorici del Seicento. La filosofia del dominio e della libertà coincidono, e gli umanisti lo avevano capito.”

AUGUSTO CAVADI
Un sentiero attraverso l’etica moderna

“Sia Cartesio che Spinoza mantengono l’impostazione 'classica': la metafisica (concezione generale della realtà) fonda e giustifica l’etica (concezione di ciò che è meglio per quella minuscola, circoscritta, porzione di realtà che chiamiamo uomo). Ma la metafisica […] è una disciplina così solida da poter sostenere l’etica? Kant lo esclude […]. […] può darsi […] che dalle ceneri del razionalismo (meritatamente dato alle fiamme per l’assolutizzazione della funzione razionale rispetto ad altre funzioni psichiche altrettanto essenziali alla 'fioritura' dell'umano) sorga una sobria ma netta rivalutazione della razionalità umana, capace di rendere ragione appunto di quell’intuizione morale che la maggior parte degli esseri umani avverte senza saperla giustificare.”

ALESSANDRO ROANI
Schopenhauer e l’etica della giustizia e della compassione

“La descrizione dell’esistenza umana come perenne oscillazione tra dolore e noia, non è l’ultima parola del filosofo sull'esistenza stessa: la salvezza per l’uomo consiste nell'affrancarsi dal voler vivere e quindi dal dolore che ne è l’espressione. Se nega la volontà, l’uomo ha la possibilità di raggiungere uno stato di pace, di quiete e quindi di felicità. Tale iter salvifico passa attraverso i tre momenti fondamentali dell’arte, della morale e dell’ascesi. […] A differenza dell’ascesi cristiana, la quale cerca il ricongiungimento con Dio attraverso l’estasi, per il filosofo tedesco l’ascesi ha il fine di conseguire il puro annientamento della volontà: è nolontà, ossia un puro nulla, concepito come negazione del mondo della rappresentazione, del mondo fenomenico. Come tale, l’asceta considera il nulla come una dimensione di pace assoluta, uno stato di quiete, una dimensione di riposo totale dell’anima umana.”

FRANCESCO DIPALO
Quali prospettive etiche sono possibili dopo la morte di Dio?
“[…] collocarsi nella postmodernità vuol dire accettare che la moralità sia di per sé ambivalente, intrinsecamente eterodossa, complessa ed imprevedibile, in quanto prodotta da soggetti liberi, vitali, non irreggimentabili, né riconducibili all'interno di astratte categorizzazioni. […] Una situazione del genere, lungi dal determinare scenari da 'morte della filosofia', apre nuovi ed insperati spazi alla filosofia, purché essa torni a configurarsi come ricerca e pratica individuale e comunitaria del “ben vivere” attraverso il 'ben pensare' […]. […] per fare i conti col nichilismo contemporaneo potrebbe tornarci assai utile guardare a quell'Oriente buddista che col Nulla, inteso in termini eticamente 'positivi', ha consuetudine da almeno venticinque secoli […]. Ma soprattutto, ed è quello che più conta, uno stile di vita, delle pratiche, delle 'tecnologie del sé', di una portata così essenzialmente e funzionalmente umana, così anti-dogmatica e filosoficamente aperta, da poter essere oggi proposte in maniera ecumenica.”

GIORGIO GAGLIANO
Per una breve genealogia della nozione di soggetto
“Per i Greci l’essere umano era qualcosa di ontologicamente rilevante solo in quanto veniva considerato la parte di un tutto, in quanto veniva concepito come un pezzo di una totalità che lo abbraccia, lo comprende al suo interno […]. Socrate introduce una polarità differente rispetto al 'noi' della città o al 'noi' dell’Essere: si tratta dell’Io. L’individuo, concepito nella sua essenza come “anima”, diveniva così qualcosa di separato rispetto alla collettività. […] Con il cristianesimo, l’uomo cessa definitivamente di essere considerato un pezzo della natura e diviene un essere spirituale. Il cristianesimo storico contribuì enormemente alla definitiva distruzione di quel senso di profonda unità che per i Greci dell’età arcaica e classica aveva informato le relazioni uomo-natura e uomo-comunità; in quest’ottica, l’egoismo sarebbe nato non già nel mondo greco, ma semmai, paradossalmente, proprio nel mondo cristianizzato, a causa dell’impraticabilità dell’amore agapico a livello sistemico.”


Abitare il mondo: con o senza Dio?
, Diogene Multimedia, 2014, 16 euro

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Redazione

27/11/2014

 

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