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Berlusconi e Grillo, figure tragicomiche di un tempo carnascialesco dominato dalla crisi globale. Spunti per riflettere su come costruire un domani.

Esistono molte diverse cronologie, a seconda dello spazio, dell’individualità o della collettività, dell’ateismo o della religiosità, dell’età di una persona. Ma tutte queste forme di computo e sensazione temporale sono incardinate in un grande unico tempo, laico, economico e politico, gestito non dai singoli individui né da masse: è il Tempo, con la T maiuscola. Come nel pensiero di Foucault vi sono i poteri – di fabbrica, manicomiale, carcerario, poliziesco, scolastico, religioso – e poi, al di sopra di essi il Potere maiuscolo, che tutti li ricomprende gestendo con la biopolitica la vita e la morte dei cittadini.

Nuovo ordine carnevale è l’ultimo libro uscito a fine ‘13 dalla sensibilità intellettuale e dall'impegno politico di un giovane studioso siciliano, Pietro Piro. La sua produzione è già assai vasta, comprendendo una decina di volumi e decine di conferenze, recensioni, saggi su riviste, capitoli in libri collettivi. E proprio una raccolta di questi interventi costituisce questo volume, spaziando fra diversi temi e campi del sapere: da René Guénon a Giuseppe Rensi, dagli studi sul mito e la mitologia all'ultimo lavoro del sociologo Franco Ferrarotti, dal Cervantes del Don Quijote a riflessioni su macchine e le tecnologie, da Elémire Zolla a opere dedicate all'Oriente e all'India in particolare.
Dall'inizio dell’era moderna la festa di Carnevale implica uno scatenarsi dei sensi, una messa fra parentesi della razionalità produttiva, un autentico rovesciamento dei valori del vivere comune – come ci ricorda Michail Bachtin, indicato in nota da Piro (Michail Bachtin, L’opera di Rabelais e la cultura popolare: riso, carnevale e festa nella tradizione medioevale e rinascimentale, Einaudi, Torino, 1979). Lo stesso uso di travestirsi indica che le sembianze della gente che partecipa alla festa di febbraio esce dal seminato quotidiano per diventare altro da sé; i folli hanno libertà di parola e movimento, i saggi tacciono e gli stolti dominano la scena – sia i veri che i falsi. I potenti si adeguano, fingendosi emarginati e poveri. Si rinvia la lotta di classe, in un tempo sospeso rispetto a quello ordinario. E il Potere acconsente ben volentieri: sembra di risentire la canzone di Edoardo Bennato, Meno male che adesso non c’è Nerone, sulla tattica del panem et circenses, quando ai lavoratori vengono concessi sistematicamente ozi e divertimenti alla domenica, per poterli sfruttare liberamente nel resto della settimana. Una sorta di libertà non vigilata, durante la quale ci si deve scatenare, non dovendo tradire le aspettative di un occhiuto sistema di sfruttamento che offre a volte la libera uscita ai propri schiavi salariati.

Per Piro è l’occasione per riflettere su un ampio arco di temi collegati agli interessi costanti dei suoi lavori: la centralità della passione per la Spagna, con Cervantes e l’epoca franchista; le radici sociali del pensiero filosofico; la seduzione verso i ribelli e i non consenzienti; l’aria del Sud d’Italia in senso geografico e del mondo in senso politico e culturale di chi soffre e non si allinea; l’atmosfera che scaturisce dall’Oriente, India in primis – come già ricordato.
Ma ormai assistiamo ad un vero e proprio rovesciamento: il tempo carnascialesco lo si vive, anzi lo si subisce, tutto l’anno, con figure tragicomiche – anche se v’è ben poco da ridere: Silvio Berlusconi per quasi vent'anni e Beppe Grillo negli ultimi due. La politica carismatica (in Italia e non solo) si basa sul consenso estorto massmediaticamente, con zero spazio all'intelligenza e alla libertà, mentre dominano il chiacchiericcio e la protesta populista ben diretta dai burattinai del privilegio tardo capitalista. Il nuovo ordine carnevalesco risponde così a precisi dettami ed esigenze, cioè a nuove strutture di potere.

Piro cita opportunamente una riflessione di Max Horkheimer dalla sua opera tarda, quando considera che mai in passato si è vissuta una tale distanza come quella odierna fra la povertà umana e le possibilità di vivere bene (Max Horkheimer, La nostalgia del totalmente altro, Queriniana, Brescia, 1977, pp. 83-84).
I nuovi poteri comportano quello stravolgimento della vita quotidiana che è sotto gli occhi di tutti, con l’alterazione del rapporto fra lavoro e tempo libero, la disoccupazione, la precarietà, la rottura dei progetti di vita, la fine dell’esistenza come racconto. C’è il rischio, denunciato dal saggista di Termini Imprese, del rinchiudersi in se stessi, del se replier en soi même – come dicono efficacemente i francesi. E chi scrive rischia anche di più questo ripiegamento. Allora, per citare la vecchia domanda posta da Lenin, che fare? Risponde Pietro Piro:

"Non possiamo fare altro, per mantenere un briciolo d’identità, che contrapporre alla superficialità vuota e spoglia dell’apparire, la profondità della riflessione profonda e articolata. In un mondo in cui tutti cercano la celebrità e il successo, è compito del pensiero critico nascondere le individualità degne di questo nome e tutelarle dalla volgarità e dalla retorica della falsa coscienza" (Pietro Piro, Nuovo ordine carnevale. Conferenze, saggi, recensioni, esercizi di memoria, Mimesis, Milano, 2013, p. 14).         

Una conferenza tenuta a Cesena nel ’13 indaga il tema assai tedesco (fra Nietzsche e Spengler, Simmel e Jaspers) della “malattia dei valori”. Il concetto stesso di malattia racchiude un universo intero, laddove la dialettica salute/malattia rappresenta uno dei problemi maggiormente dibattuti nella storia del pensiero (non è un caso che il primo testo di riferimento ad inizio conferenza sia quello di Franca Ongaro Basaglia, Salute/malattia: le parole della medicina, Einaudi, Torino, 1982).
Un ordine di valori, anzi, ordini di valori e non certo L’Ordine per antonomasia: dunque, punto di partenza è il relativismo assiologico, se non si vuole contribuire a instaurare una dittatura di pensiero, quindi politica. Altro paletto da piantare nel cuore della discussione è la storicità: ogni sistema valoriale ha radici profonde in una data cultura e società. Piro è chiaro quando scrive:

"Noi riteniamo che i valori siano sempre il frutto di una costruzione sociale" 
(Pietro Piro, Nuovo ordine carnevale, cit., p. 24).

I punti di riferimento morale, dunque esistenziale, possono ammalarsi proprio come gli umani che da essi si fanno orientare nel vivere. Se godono di buona salute, nella loro chiarezza e identificabilità contribuiscono ad un buon orientamento di vita. La lotta per l’egemonia di gramsciana memoria si muove proprio nel quadro dell’imposizione di un sistema valoriale a scapito di altri. Dunque, in sintesi, Piro ci dice che i valori funzionano in un dato processo di costruzione sociale, sono storici e relativi, profondamente umani. Il processo di egemonia può avere una funzione decisamente positiva nel senso di progresso e libertà:

"Il processo di costruzione dei valori sociali coinvolge in un processo cognitivo complesso il gruppo sociale che li ha generati e che poi tenderà – con tutti i mezzi possibili – ad estendere il dominio e la portata di questi valori sino all'universalità" (Pietro Piro, Nuovo ordine carnevale, cit., p. 27 – in grassetto nel testo).

Una delle strade primarie di cambiamento del marxiano “stato di cose presenti” è quella pedagogica che insegna ai bambini i valori della tolleranza e della cooperazione, rilevando gli aspetti negativi dell’attuale ossessione competitiva. 

Il saggio sull’opera di René Guénon La crise du monde moderne offre al saggista siciliano l’occasione per riflettere sull’odierna crisi, sociale, economica, politica, di valori. In queste pagine ritorna un pensatore assai poco citato come Herbert Marcuse, bruscamente passato dalla fama (purtroppo anche dalla moda) all'oblio nel giro di vite fra anni ’70 e ’80. Il livello di sviluppo tecnologico almeno dagli anni Cinquanta consentirebbe di poter vivere senza l’affanno e lo stress ipercompetitivo; invece si preferisce un modello di pseudosviluppo che ci ha condotti alla dominante, sistematica e crescente disuguaglianza su scala mondiale (imprescindibile il riferimento almeno al volume del 1964: Herbert Marcuse, L’uomo a una dimensione. L’ideologia della società industriale avanzata, Einaudi, Torino, 1967, traduzione di Luciano e Tilde Gallino).
Piro confessa che il testo di Guénon – un fine intellettuale che è difficile da non collegare alla destra francese – da sempre non lo attira particolarmente; ma al contempo non gli impedisce di trovarvi alcuni stimoli di pensiero validi per il presente. La crisi attuale non è solo economica, ma globale, come già visto. Del resto, anche chi vive immerso nel benessere, magari nel lusso del superfluo, non è assolutamente al riparo da una condizione esistenziale profondamente insoddisfacente. Piro e Guénon concordano sulla centralità di ruolo da attribuire alla verità, la sola capace di orientare l’agire umano. Occorre tenere a mente i numerosi quanto inquietanti legami intercorrenti fra tecnologia e ideologia politica da un lato, totalitarismi e disastri eco-sistemici e ambientali dall'altro. Ma non è certo con il settarismo e l'élitarismo che si può sperare d’indirizzare l’umanità verso un cambiamento radicale in senso libertario ed egualitario.
Le verità sono due, sostiene Piro: una eterna e non soggetta a discussione, l’altra storica e dialogica, quindi partecipativa. È la seconda la strada da percorrere da parte dei molti umani che abitano il pianeta - anche se si tratta di un percorso indubbiamente arduo:

"È in questa direzione che noi uomini qualunque, non dotati di sensibilità metafisiche straordinarie come quelle evocate da Guénon, dobbiamo lavorare. Si tratta di una verità storica e condivisa maturata dal confronto e dalla crescita dei livelli di coscienza collettiva. È su questo piano che l’umanità può progredire. È su questo piano che vanno indirizzati tutti gli sforzi di chi ha a cuore una società in cui ci sia ancora tempo per l'uomo" (Pietro PiroNuovo ordine carnevale, cit., p. 59).

Un altro testo compreso nel volume che ci sembra particolarmente interessante – ma è difficile scegliere data la ricchezza di tematiche, anche insolite – è il commento ad un’opera di Giuseppe Rensi dal titolo estremamente attuale: Contro il lavoro (Giuseppe RensiContro il lavoro. Saggio sull’attività più odiata dall’uomo, Gwynplaine, Ancona, 2012). Piro ci ricorda opportunamente l’Italia dell’aprile 2013 (mentre sta scrivendo il volume) con i suoi 3 milioni di disoccupati e il tasso di 42% di giovani nella stessa condizione. Rensi considera l’attività produttiva come segnata da un’insanabile contraddittorietà: da un lato è volta a liberare dal bisogno, mentre d’altro canto asservisce relegando il piacere in spazi sempre più microscopici. Vengono in mente una quantità di testi classici e contemporanei: fra i primi il Johan Huizinga di Homo ludens e ancora Marcuse, con Eros e civiltà - "c’è più creatività nel lancio di un pallone che in una scoperta tecnologica"; fra i secondi Richard Sennett, L’uomo flessibile e Jeremy Rifkin con La fine del lavoro. Le uniche alternative praticabili sono il gioco e la contemplazione che consentono all’essere umano di realizzare a pieno la propria dimensione umana, pluridimensionale – per parafrasare il filosofo francofortese.
Nelle pagine conclusive, Pietro Piro non si abbandona ad alcuna dichiarazione storica o definitiva: piuttosto si prende a cuore la figura del lettore, ormai dimenticata nell’oggi digitalizzato e informe.

"Dobbiamo sempre garantire al lettore, attraverso le nostre righe, un avvenire e un destino. Si tratta di non morire e di non far morire il nostro lettore. Vivificarlo, continuamente con il nostro sforzo
(Pietro Piro, Nuovo ordine carnevale, cit., p. 141).

 

Ruggero D’Alessandro
10/02/2014

Bibliografia:
- Pietro Piro, Nuovo ordine carnevale. Conferenze, saggi, recensioni, esercizi di memoria, Mimesis, Milano, 2013.
- Michail Bachtin, L’opera di Rabelais e la cultura popolare: riso, carnevale e festa nella tradizione medioevale e rinascimentale, Einaudi, Torino, 1979.
- Max Horkheimer, La nostalgia del totalmente altro, Queriniana, Brescia, 1977.
- Franca Ongaro Basaglia, Salute/malattia: le parole della medicina, Einaudi, Torino, 1982.
- Herbert Marcuse, L’uomo a una dimensione. L’ideologia della società industriale avanzata, Einaudi, Torino, 1967, traduzione di Luciano e Tilde Gallino.
- Giuseppe Rensi, Contro il lavoro. Saggio sull’attività più odiata dall’uomo, Gwynplaine, Ancona, 2012.

 

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