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Il 3, 4 e 5 ottobre Diogene Magazine era a Ferrara, in occasione della nona edizione del Festival di Internazionale. Tre giorni dedicati, come è ormai consuetudine, a politica, attualità, economia, finanza, informazione, arte, letteratura, cultura: a quella che la filosofa Hannah Arendt avrebbe definito, in una sola espressione, “la condizione umana”. Un programma fittissimo di appuntamenti: incontri, convegni, presentazioni di libri e autori da ogni parte del mondo, film, documentari e testimonianze dirette, il tutto per riportare in maniera giornalistica, ovvero obiettiva e super-partes per quanto possibile, ciò che accade nel mondo, non ciò che è accaduto, ma ciò che sta accadendo in tempo reale. La simultaneità degli argomenti trattati è forse il tratto più caratteristico di “Internazionale”, la rivista che raccoglie e trasmette il meglio dell’informazione da tutto il mondo.

In maniera giornalistica, obiettiva, imparziale e super-partes, dicevamo, per quanto è possibile: perché come si può non prendere posizione davanti alle immagini blu, fluttuanti sul maxi-schermo allestito nella piazza Municipale, con il suono di sottofondo dell’acqua che gorgoglia, del relitto dell’imbarcazione naufragata un anno fa, a Lampedusa, quando a morire furono 366 persone tutte in una volta sola? Come si fa a restare immobili, imparziali, obiettivi davanti a un medico congolese, che in un francese perfetto descrive le atrocità commesse sulle donne della sua terra in un contesto di guerra continua e costante, atrocità che vanno ben oltre lo stupro e che la nostra immaginazione difficilmente avrebbe potuto concepire? Come si fa a non indignarsi davanti ai racconti di chi fugge da luoghi di guerra e di violenza, alla disperata ricerca di una salvezza per sé e per i propri figli? A non rivivere il dramma di una donna ruandese che sceglie di perdonare l’uomo che l’ha costretta a uccidere suo padre quando era soltanto una ragazzina? Come, discutendo di crisi economica e finanziaria, non sognare un mondo in cui si possa essere liberi produttori e liberi consumatori, svincolati dalle logiche di un mercato che spesso strozza gli individui,  le  iniziative e le risorse creative per realizzare mero profitto economico di cui soltanto pochi potranno beneficiare? Come si fa, discutendo di politica e di antipolitica, a non sognare un futuro diverso per noi stessi e per le generazioni che verranno, in cui ci siano ancora obiettivi da perseguire e valori da difendere, in cui si possa credere in qualcuno che ci rappresenti veramente, che stia davvero dalla parte di noi cittadini?

Nulla di ciò che viene detto durante i tre giorni di Internazionale è detto per caso. Nessuna parola va sprecata, nessuna cade nel vuoto. Tutte diventano immediatamente fonte preziosa di riflessione, si trasformano in un movimento di pensieri e di emozioni. E vedere tante persone (l’edizione di quest’anno, riportano i giornali all’indomani della chiusura del festival, ha registrato circa 71mila presenze, un numero record) e soprattutto, fra queste, tanti giovani e giovanissimi, fa comprendere in che direzione stiamo andando e in che cosa possiamo sperare.

Possiamo sperare in un Paese che cresca, che si ribelli a politici che non sono veri politici (“Vi fareste curare da un medico che dichiari di non capire nulla di medicina”? chiede provocatoriamente e ironicamente il sociologo Ilvo Diamanti, nel dialogare con la presidente della Camera Laura Boldrini) e che pretenda finalmente la dignità e il rispetto che si merita. Possiamo sperare in giovani menti che decidano di restare anziché portare le loro competenze e conoscenze all’estero per creare ricerca, progresso, impresa nella loro terra. Possiamo sperare in individui pensanti e responsabili, che si sentono parte di un tutto, di un mondo da salvaguardare a livello ambientale e umano perché tutti ne facciamo parte e senza di esso nessuno potrebbe sopravvivere. Possiamo sperare in persone più consapevoli delle proprie azioni e delle proprie parole, di come un commento razzista possa uccidere o comunque fare molto male, di come l’essere nati dalla parte “giusta” o “sbagliata” del mare sia solo una questione di fortuna, di un destino di cui non sappiamo nulla.

Angela Chiaino
20/10/2014

Foto di apertura: Laboratorio di grafica per bambini

QUALCHE IMMAGINE DELL'EVENTO


Manifesto di Internazionale 2014


Applausi ma anche fischi e uova per il presidente del Consiglio Matteo Renzi, in una piazza Municipale gremita di persone


Il medico congolese Denis Mukwege che "ripara" le donne del suo Paese vittime di abusi sessuali, con Gad Lerner e Colette Braeckman

 

 

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