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Lo studio dei segni e il comunismo
Adam Schaff (Leopoli, 10 marzo 1913 - Varsavia, 12 novembre 2006) può essere certamente considerato un grande maestro nello studio dei segni. Ciò  non solo per la sua notissima opera del 1960, a livello mondiale, Introduzione alla semantica e per altre opere di filosofia del linguaggio di semiotica, come Il concetto e la parola (1946), Linguaggio e conoscenza (1964), Lineamenti di filosofia del linguaggio (1967), La grammatica generativa e la concezione delle idee innate (1972), Umanesimo-Filosofia del linguaggio-teoria della conoscenza nel Marxismo (1973), Sociolinguistica (1976), Gli stereotipi e l’agire umano (1980), o per le numerose opere dedicate alla teoria della conoscenza, alla logica, all’epistemologia, allo studio del rapporto-linguaggio e ideologia, o per aver discusso con Lucien Sève, negli anni 1971-72 nella rivista L’Homme et la Société (22-26), la questione della traduzione delle Tesi su Feuerbach di Marx, strettamente collegata con quella della rapporto marxismo/umanesimo, o per aver promosso a partire dall’84 una serie incontri in diverse città dell’Europa sulla “Interpretazione semiotica dell’Atto finale (1975) della Conferenza di Helsinki sullo sviluppo e la cooperazione in Europa”).
Schaff è un grande maestro nello studio dei segni anche per il suo notevole contributo alla lettura dei segni del nostro tempo. Egli è anche noto per Il marxismo e l’individuo umano (1965). In L’alienazione come fenomeno sociale (1979) coraggiosamente denunziava, analizzandone i segni, l’alienazione nei paesi del “socialismo reale”. Questo libro, insieme ad altre sue analisi critiche, comportò la sua espulsione nel 1984 (lo stesso anno Schaff pubblica, a Vienna, Polen heute) dal partito comunista polacco. Questa espulsione seguiva alla "condanna" pronunciata poco prima dal mensile sovietico Voprosy Filosofii (Questioni di filosofia) secondo cui le idee di Schaff risulterebbero “tipiche dell'armamentario spirituale borghese e riformista".
La sua militanza di comunista risale al 1931. Dal 1955 al 1968 fece parte del Comitato centrale. Il suo rapporto con il partito fu tutt’altro che facile. Il libro del 1965, Il marxismo e l’individuo umano, fu condannato da una speciale sessione plenaria del Comitato centrale. Una speciale edizione del giornale teorico del partito, Nowe drogi, fu dedicata a questa sessione e in tutta la stampa polacca apparvero articoli di condanna nei confronti di Schaff e delle sue tesi. Ciò che soprattutto risultava inaccettabile era il riscontro da parte sua del fenomeno dell’alienazione nel sistema socialista. Non si poteva ammettere che la gente non fosse orgogliosa della “democrazia socialista”. Gli sviluppi del movimento operaio e la formazione di Solidarność dettero ragione a Schaff. Nel 1968, in un momento di crescente nazionalismo in cui alcuni potenti gruppi del partito promossero una campagna antisemita, Schaff fu espulso dal Comitato centrale, dovette rassegnare le dimissioni dalla direzione dell’Istituto di filosofia e lasciare la cattedra di filosofia dell’Università di Varsavia. Trasferitosi a Vienna nel 1969 fu per vent’anni Presidente onorario dell’European Coordination Centre for Research and Documentation in Social Science (UNESCO). Nel 1981 tornò a fare parte del Comitato Centrale. Ma pubblicò una serie di articoli in cui dimostrava che fin dall’inizio il comunismo in Polonia non aveva avuto il sostegno popolare né era riuscito ad ottenerlo in seguito. Esso era stato imposto e poteva essere mantenuto solo per l’influenza politica dell’URSS. Queste argomentazioni furono ovviamente condannate dai giornali ufficiali del partito e egli ne fu nuovamente espulso (1984). Con l’avvento della Perestrojka in Unione Sovietica e con il clima di tolleranza da parte del regime socialista polacco da una serie di scioperi e manifestazioni alla scelta del dialogo con le opposizioni, Schaff, soprattutto per il suo alto prestigio internazionale, fu riammesso nel partito e i suoi scritti apparvero di nuovo nella stampa polacca. Nel 1988 il suo settantacinquesimo compleanno fu celebrato nel suo paese e per l’occasione apparvero diverse pubblicazione su di lui (Su queste vicende, v. Krzysztof Gawlikowski, “Postfazione” in  A. Schaff 1988: 221-241).
Oltre a farsi promotore del socialismo umanistico, Schaff si prodigò per la realizzazione della pace mondiale. È del 1981 un suo articolo dal titolo Marxism, Technological Development and World Peace (in Somerville 1981: 85-90. Come Presidente dell’European Coordination Centre for Research and Documentation in Social Science contribuì alla realizzazione negli anni Ottanta di una serie di incontri tenutisi in paesi diversi dell’Europa sul tema dell’analisi semiotica dell’Atto finale della conferenza di Helsinki  (1975): Budapest, gennaio 1985; Praga, novembre 1985; Trieste, maggio 1986; Mosca, novembre 1986; Pécs, maggio 1987; Dubrovnik, ottobre 1987, Leipzig, maggio 1988; Sofia, novembre 1988, Rotterdam, gennaio 1989. Il titolo del progetto stabilito in un incontro a Dubrovnik nel 1984 era: La semiotique dans la recerche comparative. La vocabulaire des relations internationales: l’acte Final de la Conférence d’Helsinki.
Nel 1982 aveva pubblicato Comunisti al bivio, e successivamente apparvero una serie di testi di analisi sociologica e sociopolitica del presente quale futuro anteriore dell’umano: Quale futuro ci aspetta (tradotto in italiano col titolo Il prossimo duemila, 1985),  Prospettive del socialismo moderno (1988), Umanesimo ecumenico (1992), Il mio XX secolo (stesso anno), Notatki Kłopotnika (Riflessioni di un uomo in pensiero, 1995), Meditazioni sul socialismo (1997), Książka dla mojej żony – Autobiografia problemowa (2001), che è pubblicato in trad. it. di Andrea De Carlo, a cura di Augusto Ponzio, presso lla casa editrice Pensa Multimedia di Lecce (2014) con il titolo Lettera a Teresa – Una vita di riflessione filosofica e politica, consiste in una serie di lettere alla moglie Teresa. Un suo libro  (sotto il nome di Teresa Schaff), Dziecko z przystanku – Wojna (La bambina della fermata – Guerra) era apparso nello stesso anno e aveva inaugurato la collana “Bibliotheca ad Novum”, di cui il  libro di Adam Schaff è il secondo.
Questo libro, in forma di lettera, e dunque in maniera molto franca e piana, parla – raccontando di tutta una  vita - dei “segni” del nostro tempo, dei problemi fondamentali, teorici, sociali, politici, della nostra epoca, e ne parla come da un filosofo del linguaggio ed anche “dissedente marxista”, qual è Adam Schaff, il lettore si aspetta. Schaff dischiara esplicitamente nella lettera introduttiva (p. 5):

"Che cosa voglio scriverti in questo libro? Deve essere una specie di autobiografia? No! Non voglio fare niente del genere. Il fine è di estrarre il “lievito” dai fatti della mia vita perché diventino questioni più ampie, che interessino anche lettori sconosciuti, sempre se vorranno dare un’occhiata a questo libro appositamente scritto per un solo Lettore – per te. Non sarà quindi una semplice biografia, ma un intreccio di fatti e di problemi; e questo intreccio li seleziona e li porta al di là della loro individualità. È un compito difficile, ma che vale la pena tentare di realizzare".

Non è la prima volta che Schaff fa ricorso alla lettera come genere letterario. Il genere epistolare rende la narrazione confidenziale e partecipata. Stabilisce con il lettore un rapporto che lo coinvolge secondo un interesse per i temi narrati che riguarda anche la persona che narra  nella sua particolare singolarità. Inoltre, fondendosi con il genere autobiografico, dà “all’intreccio di fatti e di problemi”, con il quale l’autore intende coinvolgere non solo il diretto destinatario ma anche “lettori sconosciuti”, il tono della veridizione, della confessione veritiera, ma senza l’autoesaltazione, la commemorazione, l’autodifesa e il protagonismo del memoriale.
Già in Il mio ventesimo secolo, Schaff aveva impiegato il genere epistolare nell’autobiografia; ma là si trattava di un vero e proprio espediente per ottenere gli effetti sopra descritti. Come indicava il sottotitolo del libro, Lettere a me stesso, il racconto della propria vita, con il valore di “documento”, che si apre e si chiude con il riferimento al suo ottantesimo compleanno (siamo nel 1993), veniva  reso più interessante e  più accessibile attraverso il ricorso a una serie di lettere a se stesso, a cui si rivolgeva iniziando ciascuna con “caro Adam”.
Qui, invece, non si tratta di un semplice espediente. Le lettere sono rivolte a una persona reale, la moglie Teresa, e ciò comporta l’aggiunta di una particolare tonalità affettiva che il libro precedente non aveva. Alla moglie aveva già dedicato il libro del 1992, Umanesimo ecumenico, particolarmente importante nel percorso della sua riflessione filosofica e politica a partire dalla “bancarotta del cosiddetto socialismo reale”: “A mia moglie Teresa, alla quale questo libro è in gran parte dovuto”.


La centralità dell’individuo umano
La ricerca di Schaff che spazia dalla filosofia del linguaggio, alla filosofia della conoscenza, alla logica, alla filosofia morale e politica trova la propria unità nella questione centrale che la motiva e l’orienta fin dall’inizio: quella dell’individuo umano e del suo affrancamento da qualsiasi ostacolo al miglioramento della qualità della vita, e dunque da ogni forma di sfruttamento e di alienazione. Impegnata in tal senso la riflessione di Schaff, “filosofo marxista”, come egli si definisce, permette di conoscere una nuova faccia del marxismo e del socialismo rispetto alle loro dominanti interpretazioni teoriche e pratiche. Infatti,  proprio nell’impostazione in maniera astratta della questione dell’individuo umano, o nell’averla trascurata o addirittura rifiutata in quanto “non scientifica” fino a dichiarare come “antiumanistico” il marxismo e a ritenere già realizzato il socialismo malgrado l’evidente presenza di vecchie e nuove forme di alienazione degli individui nel “socialismo reale”, va individuata la causa principale del loro fallimento come pure della loro attuale diffusa diffidenza nei loro riguardi.
Va detto che l’interesse iniziale di Schaff fu per gli studi giuridici. Si laureò in giurisprudenza nell’Università di Leopoli. Poi studiò economia e dedicò la sua tesi di dottorato ai problemi dell’immigrazione operaia polacca in Francia, studiando nell’anno accademico 1935-36 all’École des Sciences Politiques et Economiques.  Il manoscritto della tesi gli fu requisito quando fui arrestato come militante comunista, siamo nel 1937 — nel momento in cui dominava in Polonia l’OZON (Blocco dell’Unione Nazionale, movimento ultrareazionario) — e scomparve dagli archivi della polizia.
Fu lo studio dell’economia politica a introdurlo alla filosofia. La sua formazione filosofica risentì dell’importanza attribuita in Polonia allo studio della logica e della filosofia del linguaggio: si pensi a studiosi quali Kotarbinski, Lukasiewicz, Tarski, Poco prima dell’inizio della seconda guerra mondiale conseguì a Mosca la laurea in scienze filosofiche. Durante l’occupazione tedesca della Polonia fuggì nell’Unione Sovietica. Schaff racconta di questo viaggio avventuroso nel libro Il mio ventesimo secolo. La prima tappa fu Samarcanda, nell’Uzbekistan. dove lavorò alla sua tesi di dottorato in una situazione di estrema miseria utilizzando i libri della biblioteca pubblica e scrivendola di notte (di giorno lavorava) al lume di una “kopitilka”, un lume di fortuna fatto usando una bottiglia con sopra uno strato di grasso liquido da cui fuoriesce uno stoppino. Il titolo della tesi è Il concetto e la parola.
Per Schaffla questione dell’individuo umano riguarda anche, e anzitutto, quella del “soggetto parlante”. Ed egli se ne occupa nelle sue prime opere, sul “concetto e la parola”, sulla semantica, sulla filosofia del linguaggio fino alle opere più recenti che comprendono anche la critica del “parlante ideale” della teoria del linguaggio di Noam Chomsky e del suo assunto – illusoriamente giustificato biologicamente con la collaborazione di Eric H. Lenneberg –  di una “grammatica universale innata”  (con il quale si lascia inspiegato, anzi si ignora, l’“enigma di Babele”: perché molte lingue e non una?).
L’ampio volume del 1975 Humanismus, Sprachphilosophie, Erkenntnistheorie des Marxismus unifica le tre problematiche principali della ricerca di Schaff riunendo gli scritti ad esse dedicate dal 1945 al 1974. In italiano esso è pubblicato tra il 1977 e il 1878 con il titolo di Saggi filosofici in tre volumi, rispettando la ripartizione e la sequenza dei saggi dell’edizione originale. 1. Teoria della conoscenza logica e semantica; 2. Che cosa significa essere marxista; 3. La questione dell’umanesimo marxista.
Un altro documento importante del collegamento nell’opera di Schaff tra la problematica dell’umanesimo e quelle della filosofia del linguaggio e della teoria della conoscenza è l’intervista del 1976 “Teoria dell’individuo umano, del linguaggio e della conoscenza tra marxismo e strutturalismo” (ora in Ponzio 2002: 71-84).
Nel 1977 nel volume Marxismo e umanesimo furono raccolti e tradotti in italiano  gli scritti di Adam Schaff e di Lucien Sève apparsi nella rivista L’homme et la Société negli anni 1971-72. Anche qui risulta l’intreccio tra la questione dell’umanesimo marxista, l’interpretazione delle opere giovanili di Marx e il contributo della filosofia e delle scienze del linguaggio, perché proprio facendo appello a regole di ordine sintattico-semantico Schaff dimostra che la giusta traduzione dell’espressione Meschliche Wesen è “l’essere umano” nel senso di “individuo umano” e non “l’essenza umana”, interpretazione diffusa nelle traduzioni in lingue diverse del testo di Marx. Rispetto alla questione dell’umanesimo socialista questo problema di traduzione gioca un ruolo particolarmente rilevante.


L’umanesimo socialista
Fin dalle sue prime opere, Adam Schaff, interessato al problema dell’individuo umano, oltre che di questioni di logica, di filosofia del linguaggio e di teoria della conoscenza, si occupa anche della problematica dell’umanesimo socialista. Anzi si può dire che tutti gli altri suoi interessi rientrano nell’interesse per quest’ultima. Il problema dell’individuo umano e quindi dell’umanesimo socialista, come Schaff stesso ha dichiarato in una intervista Schaff 1977a, costituisce — logicamente se non cronologicamente — il punto di avvio della sua ricerca filosofica nella prospettiva del marxismo.
Nel 1947 interviene con diversi articoli (in trad. it in  Schaff 1978b) nel dibattito sull’umanesimo socialista svoltosi in Polonia. Fra la posizione di chi accusava il marxismo di antiumanesimo, di chi, contrapponeva l’umanesimo socialista al marxismo e di chi rifiutava, in nome del marxismo, l’umanesimo socialista, Schaff faceva notare che, malgrado le differenze e i contrasti, c’era un aspetto comune: esso consisteva in un’erronea interpretazione del marxismo che ne comporta la contrapposizione all’”umanesimo”. Schaff mostra come sia fuorviante parlare di “umanesimo” (e quindi anche di “antiumanesimo”) senza specificarne il significato in rapporto a condizioni storico-sociali determinate. Come parole quali “libertà”, “giustizia”, “democrazia”, “proprietà privata”, ecc., si riempiono di un significato specifico solo se rapportate a specifiche situazioni storico-sociali, così l’impiego del termine “umanesimo” deve essere storicamente specificato, se se ne vuole evitare l’uso in senso moralistico, privo di efficacia pratica, ed eliminarne l’ambiguità semantica e la componente stereotipica che lo rende facilmente sfruttabile per la conservazione dell’ordine esistente e per la propaganda anticomunista. “Non esiste” - scrive Schaff in L’umanesimo socialista (1947) - “nessun umanesimo in sé, come non esiste l’uomo in sé e per sé. Esiste solo l’uomo concreto, l’uomo inserito in una determinata epoca, abitante in un determinato paese, appartenente ad una determinata classe o strato sociale, rappresentante di una determinata tradizione e di determinati ideali personali” (ivi: 37). Nella prospettiva del materialismo storico, in cui l’individuo umano risulta essere “l’insieme dei rapporti sociali”, un prodotto di particolari condizioni storiche, anche l’”umano” e l’”inumano” si rivelano come relativi a determinate forme storiche di organizzazione dei rapporti sociali.
Da una parte l’esigenza della “specificazione storica” propria dell’approccio storico materialistico, dall’altra quella dell’analisi linguistica, che Schaff sempre ha tenuto in grande considerazione, lo portano a distinguere i diversi significati che l’”umanesimo” assume  a seconda delle diverse forme di contraddizione fra sviluppo delle forze produttive e rapporti di produzione, a seconda delle classi che di volta in volta assumono un ruolo “rivoluzionario” e si fanno portavoce dei “bisogni dell’uomo”. E perviene alla conclusione che non ha ragion d’essere la distinzione tra “marxisti” e “umanisti”: la linea di demarcazione si trova piuttosto tra coloro che sono marxisti e quindi umanisti e quelli che sono antimarxisti e quindi, malgrado la loro fraseologia “umanistica” e le loro “buone intenzioni”, antiumanisti.
Si trovano già negli articoli del ’47 delineati i termini della questione dell’umanesimo marxista e impiegate le procedure metodologiche che circa ventisette anni dopo Schaff ha ripreso in Marxismo e strutturalismo (1974) nella critica all’”antiumanesimo” di Louis Althusser. Anche a proposito di Althusser, Schaff mostra come a favore della tesi della separazione di marxismo e umanesimo giochi soprattutto l’ambiguità, l’indeterminatezza semantica del termine “umanesimo” che viene impiegato da Althusser come se avesse un significato univoco e come se non richiedesse precisazioni circa l’accezione secondo cui lo si impiega. Ed anche in questo caso Schaff mostra come l’alternativa non sia fra marxismo e umanesimo, ma fra marxismo e anti-marxismo (è già significativo in questo senso il titolo del capitolo libro del ’74  dedicato a questo tema: “Anti-umanesimo o anti-marxismo?”). Nel preteso anti-umanesimo strutturalista il termine  “umanesimo” si carica di fatto di un significato del tutto diverso da quello marxista, venendo ad indicare una concezione idealistica e speculativa dell’”essenza dell’uomo”, che, erroneamente attribuita al giovane Marx, sarebbe stata poi superata dal “Marx maturo”, a cui, travisandone il pensiero (si veda, fra l’altro, la critica, sopra ricordata, al feticismo della merce nel I libro del Capitale,) si attribuisce l’idea che i rapporti di produzione non sono rapporti tra gli uomini con la conseguente negazione  del ruolo dell’individuo umano nella storia.


Marxismo ed esistenzialismo
I problemi aperti dalla “destalinizzazione”, dall’ottobre polacco e dall’incontro con l’esistenzialismo vengono affrontati da Schaff negli scritti del 1958-59 sul rapporto morale-politica (alcuni dei quali in Schaff 1978a), in cui Schaff dedica anche particolare attenzione alla questione del rapporto fra marxismo ed esistenzialismo, ritornando sul problema della interpretazione delle opere giovanili di Marx e su quello, ad esso collegato, dell’umanesimo marxista.  Schaff è d’accordo con Sartre, che l’esistenzialismo — ma non solo esso — vive delle lacune lasciate scoperte dalla filosofia marxista specialmente nell’etica e in un campo che, nella forma più generale, potremmo indicare come filosofia dell’uomo, ma non ritiene che possano essere colmate dall’esistenzialismo. È il marxismo stesso a dovervi provvedere riprendendo argomenti e questioni che “erano familiari specialmente al giovane  Marx” (schaff 1974: 161). Questi peccati di omissione dice Schaff non sono più perdonabili:

"In seguito alla formazione di diversi stati socialisti, nei quali occorre affrontare nuove difficoltà, diventano sempre più urgenti ed esigono una soluzione i problemi dell’individuo umano  e della sua relazione con la società, i problemi dei compiti e delle responsabilità morali dell’individuo. Per l’uomo che vive in uno stato socialista, per il quale la costruzione del socialismo è una questione quotidiana e non la visione di un futuro lontano, le forme della transizione da una forma sociale ad un’altra sono solo teoria, talvolta teoria molto astratta, mentre le questioni di come egli dovrebbe vivere, sul modo in cui egli, come individuo, dovrebbe rapportarsi agli urgenti interrogativi della responsabilità morale dell’epoca, sul modo in cui dovrebbe affrontare un eventuale conflitto tra le esigenze della disciplina di partito e la sua coscienza, ecco quali sono per lui i problemi non tanto di natura teorica quanto pratica . Così si spiega tra l’altro perché l’interesse per l’esistenzialismo e per la sua problematica sia improvvisamente cresciuto nel nostro paese: per la semplice ragione che l’esistenzialismo solleva e cerca di risolvere problemi che molte persone avvertono come di scottante attualità. Noi  invece li accantoniamo e non diamo in tal modo nessuna risposta a questioni di cui semplicemente non vogliamo occuparci. Ecco perché in questo campo l’esistenzialismo sebbene, a mio avviso, dia una risposta sbagliata a questioni essenziali, ci supera. Ma in tempo di carestia pane ammuffito! Finché brilleremo per l’assenza sul campo, l’avversario avrà buon gioco, e dalle lacune del nostro sistema filosofico, che noi continuiamo da ignorare, trarranno profitto diverse varietà di idealismo (ivi: 181-162)".

Nel 1961 apparve in polacco il libro di Schaff Marxismo ed esistenzialismo, poi riedito con il titolo La filosofia dell’uomo, che è anche il titolo dell’edizione italiana (1963). Il libro riunisce tre cicli di articoli precedentemente pubblicati su riviste: Il marxismo e l’esistenzialismoLa filosofia dell’uomoIl conflitto degli umanesimi. La traduzione italiana è anche preceduta da una “Prefazione”all’edizione italiana. Il titolo della traduzione in lingua tedesca di La filosofia dell’uomo, cioè Marx oder Sartre? indica chiaramente il tipo di rapporto che Schaff individua fra marxismo ed esistenzialismo sartriano, cioè non un rapporto di integrazione ma di alternativa e di contrasto. Anche se i problemi evidenziati dall’esistenzialismo - il problema dell’individuo umano, della libertà, della felicità, della scelta in situazioni di conflitto fra le norme morali, ecc. - vanno presi in seria considerazione perché si tratta di problemi reali e di pertinenza del marxismo, le soluzioni e le impostazioni datene risultano assolutamente inadeguate, in quanto l’esistenzialismo  pretende di spiegare fenomeni sociali in base alla libertà individuale, astrattamente intesa, assunta come assoluta e come dote naturale e astorica. Non rinunciando alla concezione esistenzialistica dell’individuo umano, ma anzi proponendo di integrare con essa il marxismo, il marxismo del Sartre della Critica della ragione dialettica è un marxismo esistenzializzato. Infatti, secondo Sartre, la funzione che l’esistenzialismo dovrebbe assolvere, quale filosofia “parassitaria”, sarebbe quella, di far sì che il marxismo risolva i problemi impiegando le teorie e i metodi dell’esistenzialismo: si potrà dire che l’esistenzialismo non avrà più ragione d’essere — dice Sartre nella Critica della ragione dialettica — quando esso “cesserà di essere un’indagine particolare per divenire il fondamento di ogni indagine”.


Al di là del "tempo vuoto" della disoccupazione
Il rapporto tra marxismo, socialismo e individuo umano costituisce il tema direttamente affrontato dal libro del 1965 esplicitamente intitolato Il marxismo e l’individuo umano (Il marxismo e la persona umana nella edizione italiana). Particolarmente interessante è l’analisi che Schaff dedica ai diversi aspetti dell’“alienazione nei paesi socialisti”, analisi che, come abbiamo detto, viene ulteriormente approfondita nel libro del 1979 Entfremdung als sociales Phänomenon (L’alienazione come fenomeno sociale), in particolare nei capitoli “Socialismo e alienazione” e “L’alienazione della rivoluzione” (trad. it.: 313-383, 387-418).
Nel 1973 viene pubblicato come Festschrift per i sui sessant’anni, a cura di Tasso Borbé, il volume Der Mensh Subbjekt un Objekt (Vienna, Europaverlag) cui partecipano illustri studiosi di diversi paesi quali Alfred Ayer, Auguste Cornu, Erich Fromm, Lucio Lombardo Radice, Tadeusz Kotarbinski, Chaim Perelman, Predrag Vranicki.
In un saggio del 1972 dal titolo L’istruzione nella società automatizzata, che chiude  la sezione sull’umanesimo socialista del libro del 1975 Humanismus, Sprachphilosophie, Erkenntnistheorie des Marxismus (trad. it. Schaff 1978b: 340-342). si trovano anticipati alcuni temi centrali degli scritti di Schaff degli anni Ottanta e Novanta: l’automazione, la disoccupazione tecnologica, il tempo di non-lavorol’istruzione e la formazione nella società ad alto sviluppo tecnologico. Schaff analizza la situazione della parcellizzazione del sapere sempre più richiesta dalla specializzazione del lavoro e la conseguente trasformazione dell’istruzione che si discosta completamente ormai dall’ideale dell’universitas per rispondere alle richieste di professionalizzazione relative allo sviluppo tecnologico. Gli sembrano appropriate alla nuova realtà le parole di Bertrand Russell: “We know more and more about less and less, striving at limit when we shall know everyting about nothing!” (Sappiamo sempre di più su sempre di meno, fino a raggiungere l’estremo limite di quando sapremo tutto su niente!).
Schaff esamina il rapporto inversamente proporzionale tra automazione e disoccupazione e considera il fenomeno della riduzione del lavoro tradizionale e la sua tendenza a scomparire. L’automazione riduce il lavoro tradizionale con la conseguente disoccupazione nella società capitalistica, basata sulla compra-vendita di forza lavoro, con la perdita del “senso della vita” e con gli effetti psicologici della noia e dell’aggressività derivanti dal “tempo vuoto” soprattutto tra i giovani. Ma se è utilizzata in senso comunitario e collegata con iniziative sociali opportune, può creare le condizioni dello sviluppo del lavoro propriamente umano, cioè della creatività. Oggi si presentano le condizioni della sostituzione del lavoro nel senso ristretto con il lavoro creativo e con le occupazioni socialmente utili.
L’umanità deve al più presto apprendere nuove forme di vita, di lavoro, di informazione e di insegnamento. Così facendo può trasformare i pericoli dell’automazione in mezzi per la realizzazione di uomini nuovi. L’automazione comporta il superamento della separazione tra lavoro fisico e lavoro intellettuale, e, aumentando il tempo disponibile dell’individuo, permettere la formazione dell’“uomo completo” secondo l’ideale dell’umanesimo socialista. L’automazione, se comporta la fine del lavoro tradizionale, su cui si basa la mercificazione nella dell’uomo nella società capitalistica, non ostacola, invece, ma, al contrario, agevola lo sviluppo del lavoro creativo. Schaff indica tra le chances in seguito all’aumento del tempo di non-lavoro, dovuto alla crescente automazione, il prolungamento, sollecitato dallo stesso sviluppo tecnologico, del processo di istruzione e di apprendimento, l’ampliamento delle conoscenze in senso interdisciplinare, la formazione permanente:

"[...] la creatività, la sua importanza e il suo ruolo sociale non verranno minimamente toccate dalla rivoluzione scatenata dall’automazione del lavoro umano. Al contrario, questa rivoluzione dà spicco proprio all’attività creativa ed eleva il suo valore sociale. L’uomo infatti, grazie a questa rivoluzione, non soltanto avrà più tempo per dedicarsi alle varie attività creative, le cui possibilità espressive si estenderanno ad orizzonti mai conosciuti fin ora, ma è probabile anche che l’attività creativa diventi una delle grandi occasioni dell’umanità, che posta di fronte ai pericoli della degenerazione annidati nell’inattività e nella noia dovrà cercare delle alternative (ivi: 348)".

Negli anni Ottanta e Novanta la riflessione di Schaff si concentra prevalentemente su problemi di ordine politico e sociale. I temi sono quelli del saggio del 1971, lo sviluppo tecnologico, l’automazione, la disoccupazione strutturale, l’informazione, la formazione permanente, il futuro del lavoro e della creatività individuale. La riflessione su questi temi si intreccia con quella sugli avvenimenti della Polonia, sulla riorganizzazione economico-politica dell’URSS a partire dal 1985 (elezione di Gorbačëv alla segreteria generale de PCUS) e sul crollo del socialismo reale (1991).
In Il movimento comunista al bivio del 1982 (trad. it. 1988) – come nei libri del 1965 (Il marxismo e l’individuo umano) e del 1977 (L’alienazione come fenomeno sociale) – si toccano, in nome dell’umanesimo socialista, “i tabù ideologici del movimento comunista”, come dice lo stesso Schaff nella premessa all’edizione italiana (1988). Per questo motivo anche alcuni editori italiani che in precedenza avevano pubblicato altri suoi libri respinsero questo. “Per quanto ne sappia, l’‘allergia ideologica’ nei confronti del mio libro è stata causata in quel periodo dal mio rifiuto del dogma del cosiddetto ‘centralismo democratico’” (ivi: “Premessa all’edizione italiana”, p. 7).
Ritroviamo in questo libro il tema dell’alienazione della rivoluzione, della democrazia socialista e della burocrazia del partito, l’analisi degli avvenimenti polacchi degli inizi degli anni Ottanta a cui è dedicato anche il libro Polen Heute (già ricordato), che raccoglie gli articoli di Schaff pubblicati tra il 1982 e il 1983. Vi troviamo pure l’analisi della automazione totale come massimo risultato dello sviluppo capitalistico ed anche come fine delle sua possibilità, che sarà parte centrale delle opere successive. Della rivoluzione tecnologica e sociale determinata dall’automazione microelettronica Schaff, nello stesso anno della pubblicazione del libro Il movimento comunista al bivio, pubblica per conto del Club di Roma (fondato nel 1968 da A. Peccei), il rapporto Microelectronics and Society for Better or Worse (Oxford, Pergamon Press).
Schaff si definisce “marxista aperto” (sebbene sia un pleonasmo, perché dati i presupposti metodologici del marxismo non si può essere marxisti se non in questo senso, mentre il dogmatismo non ha nulla a che fare col marxismo) e “dissidente comunista”:  definizione adatta, egli dice, a tutti coloro che, stando sul terreno del comunismo, dimostrano che non è affatto obbligatorio che la forma politica socialista debba essere quella realizzata dai paesi socialisti e cercano di cambiare tale forma quando essa risulti alienante nei confronti degli individui (Schaff 1982, trad. it.: 18).
Il movimento comunista al bivio descrive la situazione attuale della forma capitalistica caratterizzata dalla rivoluzione tecnico-scientifica che, con l’automazione totale sia nella produzione sia nei servizi, rende superfluo il lavoro produttivo, ciò produce la “disoccupazione strutturale”. La messa in crisi del rapporto lavoro salariato-capitale, crea le condizioni nei paesi ad alto sviluppo tecnologico per la costruzione di una società “la cui struttura economica sia socialista, la cui sovrastruttura politica sia democratica e la cui essenza sia umanistica” (ivi: 19). Lo sviluppo del capitalismo sta realizzando le condizioni del suo superamento perché la riduzione del tempo di lavoro su cui la sua produzione si basa, finisce, con l’automazione, a liberare l’uomo dal lavoro e a togliere dal mercato il lavoro salariato.
L’alto livello dello sviluppo scientifico e tecnologico e l’altrettanto alto livello dell’istruzione e della formazione si presentano come la base favorevole al passaggio alla società socialista democratica e umanistica. Schaff si richiama a due fondamentali considerazioni di Marx. La prima è che il socialismo non può realizzarsi in condizioni di arretratezza economica, culturale e politica; e la seconda è che senza di esse non può esserci l’altro presupposto necessario, cioè il consenso popolare alla trasformazione in senso socialista della società (ivi: 168-169). I sistemi socialisti totalitari sono la conseguenza della trasgressione di tali presupposti. Tutti i limiti riscontrabili nelle società socialiste fin ora realizzate dipende dal fatto che il socialismo è stato impiantato in condizioni di arretratezza economica, culturale e politica. L’edificazione del socialismo è avvenuta in società che non avevano i presupposti (chiaramente delineati da Marx) necessari per quella edificazione. La conseguenza è stata quella di ricorrere a un’unica possibilità in tali condizioni: il dominio del partito unico basato sul terrore. Insieme  sviluppo tecnologico e l’automazione si vanno creando e diffondendo oggi le condizioni del passaggio a una nuova forma sociale in cui, come Marx dice nei Grundrisse (trad. it. 1972), non il tempo di lavoro ma il tempo disponibile sia la fonte della ricchezza sociale.
Lo sviluppo delle forze produttrice e dei rapporti sociali di produzione, quale condizione per il passaggio al socialismo, include lo sviluppo dell’individuo umano, della sua formazione, delle sue conoscenze, della sua cultura, dei suoi rapporti interpersonali sul piano etico, giuridico, politico. Come Marx nei Manoscritti economico-filosofici del ’44, aveva preavvertito, la realizzazione di una base collettivistica non basta affatto per la realizzazione di una società socialista. La storia ne ha dato la dimostrazione. La base socialista non esclude la possibilità di sistemi politici totalitari o addirittura, come di fatto si verificato, di sistemi comunisti-fascisti come Schaff li chiama.
Per le opinioni “eterodosse” che vi sono espresse Il movimento comunista al bivio fu messo all’indice in tutti i paesi comunisti del blocco sovietico; solo in Jugoslavia e in Cina (1983) poté essere pubblicato. Benché antecedente alla nuova politica di Gorbaciov, le concezioni di Schaff continuarono a risultare attuali e in gran parte confermate dagli avvenimenti storici successivi, ivi compreso il crollo del socialismo reale in URSS. Tuttavia nelle opere successive Schaff dovrà rivedere diverse cose riguardo al problema del “futuro del socialismo”. Già nella “premessa all’edizione italiana” (1988) del libro del 1982, avverte  la  necessità di tale revisione.

"Affido questo libro al lettore italiano nella forma in cui è apparso originariamente, senza alcuna modifica e aggiunta. Piccole correzioni e integrazioni non sarebbero servite molto. Oggi si sarebbe dovuto scrivere su questo tema un libro nuovo, prendendo come punto di partenza non l’”eurocomunismo” bensì la corrente che Gorbaciov ha chiamato “rivoluzione nella rivoluzione” e le esperienze delle riforme in Cina. Ma per il momento non scriverei un libro così, poiché è ancora prematuro. Non solo perché non sappiamo ancora quali saranno i risultati della lotta politica in corso nell’Unione Sovietica, ma prima di tutto a causa della non chiarezza della stessa situazione. Non sappiamo perché Gorbaciov non esprima quelle affermazioni e conclusioni che si potrebbero attendere da lui. C’è da chiedersi se ciò avviene perché non può ancora presentarle nell’attuale situazione politica esistente in Unione Sovietica, oppure perché egli stesso non desidera farlo. La risposta a questa domanda è però essenziale per valutare il carattere e la natura delle sue iniziative. La situazione in Cina è ugualmente complessa e non mi sento competente per l’analisi delle concezioni teoriche dei suoi dirigenti. Tali questioni vanno seguite “dal vivo”, ma per le valutazioni definitive bisogna ancora aspettare (ivi: 207)".


L’uomo non può esistere senza lavoro
Nel 1985 fu pubblicato Wohim führt der Weg? Die gesellschaftlichen Folgen der zweiten industriellen revolution (Dove conduce la strada? Le conseguenze sociali della seconda rivoluzione industriale), tradotto in italiano con il titolo Il prossimo duemila. Se Schaff parla di “seconda rivoluzione industriale” e non di “terza”, perché con la prima rivoluzione industriale, dovuta all’introduzione della macchina a vapore tra il XVIII e il XIX, si ottenne la sostituzione della macchina alla forza fisica, rendendo possibile una modalità qualitativamente diversa dell’organizzazione del lavoro umano. Con la microelettronica e il suo impiego nel campo dell’automazione e della robotica avviene un nuovo salto qualitativo, che consiste nella sostituzione della forza intellettuale. Invece il cambiamento della forza motrice delle macchine dal vapore all’elettricità fu solo una rivoluzione tecnologica, ma non una rivoluzione nell’ambito dei rapporti sociali, sicché, non può essere considerata una rivoluzione industriale. Lo è invece quella che avviene oggi con la lo sviluppo della microelettronica.
Il libro, scritto per il Club di Roma, si divide in due Parti: “Le conseguenze sociali dell’attuale rivoluzione scientifico-tecnologica” e “L’individuo umano nella società informatica”.

"Il suo contenuto fu così scioccante per molti, che, benché sia stato tradotto in numerose lingue e sia restato per mesi nella lista dei best-seller in Germania, di solito non si menziona né si cita, neppure da parte dello stesso Club di Roma, per il quale lo scrissi. Curiosamente, ciò che scrissi dieci anni fa è ridetto oggi da molti autori statunitensi, ed è molto probabile che ciò “restituisca onore” al mio lavoro, anche se suppongo che continuerà ad essere sottovalutato, perché proviene da una parte del mondo “inappropriata” (Schaff 1997, trad. it.: 2017)".

Nella forma attuale di produzione e di organizzazione sociale, la liberazione dell’uomo dal lavoro si presenta sotto l’aspetto negativo della disoccupazione – disoccupazione il cui carattere, oggi, non è più congiunturale ma strutturale – e come incapacità di trovare la propria stessa identità, abitualmente identificata con il proprio lavoro.
Ma la seconda rivoluzione industriale sollecita anche una riorganizzazione dei rapporti sociali che, una volta realizzata, permetterà di beneficiare dei lati positivi che la liberazione dal lavoro comporta. Diversamente da quanto avviene oggi, la propria identità non avrà più nulla a che fare con quella alienata risultante dal lavoro mercificato. Il tempo disponibile favorirà lo sviluppo delle proprie conoscenze, il  miglioramento della propria formazione, e l’apertura verso alterità, verso l’altro da sé e anche verso l’altro di sé (v. Schaff 1985, trad. it.: 135-163 e 151 sgg.).
Ma, finché perdura questa forma sociale, la liberazione dal lavoro dà luogo a un’altra maledizione, diametralmente opposta a quella divina: “tu non lavorerai!”. Il che significa non poter mangiare, non poter provvedere ai propri bisogni e a quelli di coloro di cui dovremmo aver cura; significa una vita di stenti, significa malattia, fame, morte. Quanto può durare tutto questo? Quanto si farà attendere il mutamento qualitativo di questa forma sociale in seguito alle trasformazioni quantitative determinate dallo sviluppo tecnologico e dall’espansione del mercato fino a presentarsi come mercato mondiale (esteso a tutto il pianeta) e universale (estensione del carattere di merce a qualsiasi cosa)?
Ma la nuova maledizione del “tu non lavorerai” non consiste soltanto nel non poter mangiare, trovare alloggio, ecc. L’uomo non può esistere senza lavoroegli vive di lavoro non solo nel senso che il lavoro gli procura quanto gli è necessario alla vita ma anche nel senso che gli riempie la vita, che gli dà un’identità. Senza lavoro egli finisce con l’impazzire. “Testimonianze. Da dove verso dove, conversazione con A. Ponzio”, Bari 24-29 gennaio 2000 in A. Ponzio 2002: 233).


Verso la disalienazione
Con numerosi articoli e interventi (su riviste e giornali polacchi, spagnoli, El Pais, in particolare), italiani - articoli in Mondo  Operaio, “Dialoghi sul futuro”, L’Espresso, 16 nov. 1987) - e con il libro del 1988 Perspectiven der modernen Socialismus (pubblicato nello stesso anno in Spagna, nel 1989 in Jugoslavia, in Polonia nel 1990), Schaff segue e commenta gli avvenimenti dell’Urrs e dei paesi socialisti europei dall’inizio della perestrojca e della evoluzione riformista del socialismo reale fino al crollo nell’89 dei regimi comunisti in Europa, sempre guardando alla nuove prospettive offerte dalla rivoluzione industriale al socialismo e alla disalienazione dell’uomo.
A partire dal 1991, crollato il  socialismo reale e avvenuta la dissoluzione dell’URSS, Schaff ritiene almeno per due motivi di dover rafforzare - continuando a dichiararsi comunista e marxista - il proprio contributo alla costruzione del nuovo socialismo incentrato sulla disalienazione dell’individuo umano. Il primo motivo è che nella “bancarotta del socialismo reale” trovano conferma le critiche che in tutta la sua militanza nel partito comunista polacco e in tutta la sua opera di filosofo marxista ha rivolto alle forme distorte della realizzazione del socialismo causate soprattutto dalla mancanza delle condizioni economiche, politiche e culturali da cui partire per costruzione una società socialista e dall’assenza di un effettivo consenso popolare nei confronti di tale impresa. Il secondo è che l’attuale crisi del capitalismo in seguito alla seconda rivoluzione industriale crea le condizioni adeguate per la costruzione del socialismo e evidenzia al massimo la necessità di un nuovo umanesimo.
Schaff ritiene che per il bene dell’uomo scritto in minuscolo si debbano mobilitare tutti gli umanesimi che di esso si preoccupano e per esso si adoperano, soprattutto l’umanesimo cristiano e l’umanesimo socialista. È questo il tema del libro di Schaff del 1992, Umanesimo ecumenico. Esso viene ripreso da Schaff nel libro del 1993 Il mio ventesimo secolo – Lettere a me stesso, che oltre ad avere un carattere autobiografico è, come il libro che qui presentiamo, una lucida analisi degli avvenimenti storici di questo secolo, molti dei quali hanno direttamente influito sulla sua vita di ebreo, di polacco, di comunista, dai pogrom  polacchi e nazisti agli avvenimenti della fine del socialismo reale e alle condizioni sociali della attuale crisi del capitalismo. Anche quest’opera, come la precedente, si propone di indicare vie di salvezza da quanto minaccia non solo la vita umana ma anche l’intera vita sul pianeta, precisamente nei confronti dei  “quattro cavalieri dell’apocalisse” che incombono alla fine del secondo millennio: la guerra, la distruzione ecologica del pianeta, l’esplosione demografica, il dilagare della disoccupazione (v. ivi: 129-142).
Il libro del 1995, Notatnik kłopotnika sviluppa l’analisi critica del “comunismo-fascismo”, vaglia le possibilità di una nuova sinistra e di un nuovo socialismo, esamina le cause del fallimento del socialismo in Polonia e le difficoltà della costruzione in tale paese del socialismo umanistico, ritorna sui “problemi personali” collegati con il suo passato di comunista, con il suo attuale rapporto con il marxismo, con la questione degli ebrei e  l’antisemitismo. “Kłopotnik” (nel titolo Notatnik kłopotnika) è un uomo con grandi dubbi e preoccupazioni. La traduzione italiana del titolo del libro potrebbe essere “Notizie di un uomo in pensiero”: Ciò che inquieta e preoccupa l’autore del libro sono i problemi della nuova situazione mondiale dopo il crollo del socialismo reale e, in seguito alla seconda rivoluzione sociale che comporta la sostituzione dell’uomo con macchine intelligenti, la fine del lavoro tradizionale;   e quindi l’aumento della minaccia dei “quattro cavalieri dell’apocalisse” che possono distruggere il mondo: la crescita demografica, la disoccupazione strutturale, il deterioramento del pianeta per antropizzazione, lo sviluppo dell’industria bellica e della mondializzazione del mercato delle armi, che sollecita sempre nuovi scenari di guerra e incrementa il terrorismo.


Meditazioni sulla globalizzazione
Nel 1997 viene pubblicato Meditazioni, l’ultimo libro tradotto in italiano prima di Lettera a TeresaMeditazioni  è condotto sotto forma di riflessioni che devono servire a chiarire anche all’autore stesso i problemi che affrontano. Il libro è un approfondita analisi della situazione attuale della globalizzazione, secondo una visione adeguata ad essa, che sia altrettanto globale e capace di tenere conto dell’inevitabile coinvolgimento, a livello planetario, nell’attuale fase del capitalismo, di ciascun destino individuale e collettivo in quello di tutti gli altri.
Risultano in tal modo le contraddizioni dell’attuale fase della globalizzazione. Il ricorso alla guerra, che, semplicemente per il potenziale distruttivo che può scatenare, dovrebbe essere abolito, è all’ordine del giorno. Il modello capitalistico, che oggi sembra vincente, è messo in crisi dal profilarsi di un’economia di postmercato e di postcapitalismo. Accanto all’apertura delle frontiere sia assiste alla loro inesorabile chiusura  di fronte  all’inarrestabile fenomeno della migrazione. All’incremento della produttività e della competitività tramite l’automazione risulta direttamente proporzionale l’aumento della disoccupazione.
Ciò richiede di pensare alla globalizzazione secondo nuove forme di comunanza che, malgrado l’attuale crisi ed anche impopolarità del socialismo, ne riproponga l’esigenza. La globalizzazione riattualizza la problematica dell’individuo umano e dell’umanesimo socialista affrontata da Schaff nel corso di tutta la sua vita e di tutto il ventesimo secolo. 


Augusto Ponzio
29/10/2014 

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Immagine: L'età dell'oro, Lucas Cranach il Vecchio, 1530 ca.

 

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