Facebook

Sarà molto probabilmente la mia imbecillità a farmi parlare, anzi lo è di sicuro, perché se fossi intelligente me ne starei zitto. È quello che non accade in società, nelle piazze e nei bar, e soprattutto in quella piazza asfissiante che è Facebook, una sorta di enciclopedia in continuo aggiornamento delle imbecillità umane. Ma in qualche modo, Facebook, lo dobbiamo ringraziare, poiché un servigio alla conoscenza dell’uomo l’ha pur dato: questo, ci ha svelato una volta per tutte quanto siamo imbecilli, ognuno con la sua particolare gradazione, e molto di più di quello che già sospettavamo. La possibilità di spararla grossa in qualsiasi momento rendendo pubblica e amplificata la propria sconclusionata opinione, e il fatto che la maggior parte della gente non se la lasci scappare, ci sbatte in faccia l’evidenza dell’imbecillità umana. C’è poco da obiettare, bisogna farsene una ragione. Nessuno è esente, anche il più intelligente sulla terra ha i suoi scivoloni imbecilli. Tra tutti, però, si dimostra meno imbecille colui che quando sa che potrebbe dire o fare qualcosa di imbecille se ne astiene guardando da fuori il sublime spettacolo dell’imbecillità che si manifesta a ogni angolo della strada (e delle bacheche di Facebook).
Per farvi un esempio concreto vorrei soffermarmi sul tema caldo che noi italiani stiamo vivendo da qualche tempo a questa parte: il referendum sulla riforma costituzionale. Tra pochi giorni infatti saremo chiamati a votare se cambiare la Costituzione con le modifiche proposte dal governo oppure lasciare tutto così com'è. Ecco, ci avete riflettuto bene? Non dico sulle ragioni del sì e del no, ma su quanto sia imbecille tutto questo, un teatrino degno del commediografo più spietato. Credete che la gente, politici e professori di diritto costituzionale compresi, si schierino da una parte o dall'altra per intelligenza – e quindi in questo caso per il bene del Paese? Niente di più lontano dalla realtà. Dall'alto della mia autoaccusa di imbecillità consustanziale all'essere umano vi dico che ognuno di noi sceglie cosa pensare per ben altri motivi, che in definitiva non possono che qualificarci tutti quali imbecilli patentati. Scegliamo per simpatia, per antipatia ancor di più, per interessi personali, per frustrazione e risentimento, per orgoglio, per ignoranza la maggior parte delle volte. Perché, se anche un cittadino si fosse letto attentamente prima la Costituzione e dopo la proposta di modifica – e non l’ha fatto –, non è detto che abbia gli strumenti intellettuali per capirne la portata e soprattutto le eventualità storiche. Non gli basterebbe un anno della sua vita sui libri per arrivare al buon senso necessario. E nascondersi tutto questo è semplicemente da imbecilli, quali siamo.
Per cui, che dire di più, tenete a freno il vostro istinto imbecille, se potete, e iniziate a riflettere un po’ su quanto ciò che vi circonda ricordi ogni momento questa nostra infausta natura. Forse così potremmo vergognarci un po’ meno delle imbecillità che proferiamo, o forse molto di più, perché finalmente ne siamo consapevoli. Oh cavolo, non so più cosa sia meglio… imbecille non leggere, potresti renderti conto della tua imbecillità! Troppo tardi, l’hai già fatto. Certo che dire che siamo tutti imbecilli è come dire che non lo è nessuno. Sarebbe bello, ma l’imbecillità è infinita, un tunnel senza luce, una scala verso il vuoto sui cui gradini ognuno di noi è seduto secondo il suo grado di imbecillità. “Ma perché non taci tu, vile filosofastro?” Ma ve l’ho detto, perché sono un imbecille, come voi.

Stefano Scrima
29/11/2016

CONSIGLIO DI LETTURA: Maurizio Ferraris, L’imbecillità è una cosa seria, Il mulino, Bologna 2016.

Immagine: Opera del pittore italiano William Girometti, titolo: "La stupidità, un male inguaribile", 1973, olio su tela, cm. 30x35 - proprietà della figlia (Wikipedia).

 

Consigli di lettura: Maurizio Ferraris, L’imbecillità è una cosa seria, Il mulino, Bologna 2016.

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