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Classificazione delle istituzioni politiche mediante un indice: definizione di liberalismo e degli aggettivi derivati; teorie totalitarie; metodo di classificazione delle istituzioni; indice di difesa dei diritti dell'individuo.

1 - DEFINIZIONI

  • Per poter classificare le istituzioni politiche, è necessario intendersi sui termini. Ecco quindi la descrizione del significato preciso della terminologia politica necessaria a tale fine.

1.1 - LIBERALISMO ([1])

E' un termine utilizzato nel '900 (probabile primo esempio nel 1911: "Il Liberalismo", di Hobhouse) per indicare la dottrina politica elaborata dai filosofi illuministi. Si tratta di una dottrina politica completa nonostante la sua semplicità, impostata con rigore razionalista dal filosofo contrattualista e giusnaturalista Locke, la cui sintesi è riducibile a due soli punti:

. fondazione di tutto il sistema politico e giuridico esclusivamente sulla difesa dei diritti individuali descritti in un elenco (atto dei diritti) e di quelli da essi derivati in modalità deduttiva;

. scetticismo nei confronti del potere politico, la cui possibilità di arbitrio (cioè la violazione dei diritti individuali) verrebbe neutralizzata mediante la separazione dei poteri politici (ai fini di sorveglianza reciproca, non di sovranità autonoma) e la severa responsabilità diretta del funzionario pubblico.

ULTERIORI DEFINIZIONI IN NOTA:

- Diritti individuali ([2])

- Diritti dell'uomo e del cittadino ([3])

- Poteri politici e principio della separazione ([4])

- Responsabilità diretta del funzionario pubblico ([5])

NOTE DI APPROFONDIMENTO:

- Giusnaturalismo e contrattualismo illuminista ([6])

- Deduttività giuridica ([7])

- Evoluzione teorica ([8])

- Evoluzione storica ([9])

ESEMPI ISTITUZIONALI

Non esiste, oggi al mondo, un sistema istituzionale che replichi i dettami del liberalismo illuminista.
I sistemi che più vi si avvicinano sono quelli dei paesi di lingua inglese e quello elvetico.
La Svizzera per due motivi: il potere costituzionale diretto e la separazione dei poteri. Quest'ultima, sia ai fini di sorveglianza reciproca che di confronto concorrenziale (tra i cantoni).
Gli anglofoni per l'esistenza di un elenco dei diritti inalienabili dell'individuo, più o meno rispettato dall'arbitrio politico. La distanza tra l'interpretazione costituzionale ed i cittadini è a mio avviso un difetto di questi paesi, parzialmente corretto dalle giurie popolari del sistema giudiziario.
Infine, ritengo che un difetto comune a tutti, anche svizzeri ed anglofoni, sia l'insufficiente protezione dei meccanismi democratici dal rischio demagogico. In altre parole, il diritto del cittadino all'informazione politica è insufficiente, e contemporaneamente non è protetto da propaganda e plagio. Il cui semplice meccanismo di difesa si potrebbe efficacemente ridurre alla dichiarazione di quanto classificabile come opinione e quanto come dato di fatto. Tale elementare regolamentazione della già limitata offerta di informazione politica non esiste nel globo terraqueo, agevolando perciò le pesti della propaganda politica e del plagio educativo.
Conclusione: anche se in misura diversa, tutti i sistema istituzionali del mondo, oggi, attribuiscono facoltà arbitrarie all'autorità politica di violare i diritti naturali dei propri cittadini ai fini di un supposto vantaggio comune. Questo articolo propone un metodo per quantificare esattamente tale arbitrio.

1.3 - AGGETTIVI CHE INIZIANO CON LIBER

LIBER ALE
Il noto storico politico Marco Bassani, da me interpellato sul significato del termine, mi ha così risposto: ‹‹Da quando esiste, l'aggettivo liberale non ha mai significato una mazza ››.
Effettivamente tale aggettivo è stato applicato ad una corrente politica un secolo prima dell'esistenza del termine liberalismo, quindi non può esserne l'aggettivo. In particolare, esso è nato col Partito Liberal spagnolo del 1812, il quale sosteneva il neonato parlamento in contrasto col partito realista, che ne sosteneva invece l'illegalità e l'abolizione.
Da allora, i partiti liberali dell'800 possono essere accumunati esclusivamente dal sostegno al "parlamentarismo", forse non molto coerente con la logica della separazione bilanciata dei poteri propria del liberalismo. Come noto, in Italia il partito liberale è stato caratterizzato anche dagli ideali risorgimentali di unificazione amministrativa della penisola.
Ciò che comunque possiamo escludere è una applicabilità dell'aggettivo al liberalismo come filosofia politica, sia nel corso del IXX secolo che del XX.

LIBER ISTA
Il termine esiste solo in lingua italiana, per neologismo di Benedetto Croce negli anni '40, ed indica una politica economica priva di regole, che deriverebbe dai principi del liberalismo ma da esso separabile.
Ambedue i concetti (assenza di regole e separazione della filosofia giuridica da quella economica) sono sempre stati criticati dai teorici puri del liberalismo (in particolare da Einaudi, Leoni ed Hayek).
Prima di tutto perché il liberalismo sostiene la necessità della difesa di ogni tipo di libertà da parte del Diritto (‹‹Il mercato è un sistema giuridico, in assenza del quale, l'unica economia possibile è la rapina di strada ›› -  Boehm Bawerk).
In secundis, perché la libertà economica è conseguenza diretta di quella personale e del diritto alla proprietà privata. Senza questi ultimi, non esiste neanche la prima.
In conclusione: in filosofia politica, anche il termine liberista ‹‹non significa una mazza››.

LIBER TARIO, ANARCO-LIBER ALE, LIBER TARIAN, LIBER TAIRE
Questi termini sono assai simili, e differiscono dal liberalismo in quanto sostengono l'inutilità  di un'autorità pubblica per difendere il diritto individuale.
In comune col liberalismo hanno però l'individuabilità di un'etica naturale universale. Ovvero, di diritti moralmente riconosciuti e condivisi da una comunità.
Relativamente alle modalità di difesa di tali diritti, le tesi dei libertari non appaiono né precise né univoche. Fondamentalmente, il concetto ispiratore è che, essendo le attività pubbliche attualmente troppo estese, arbitrarie ed oppressive, qualunque loro riduzione sia auspicabile.

LIBER AL
Il termine "liberal" (pronuncia: "léberol"), diffuso sia in USA che, per successiva esportazione, anche in GB, è un termine nato negli anni '30 per indicare una politica di espansione delle garanzie dell'assistenza sociale e della redistribuzione dei redditi. In pratica, ciò che si intende attualmente in Europa per "socialista". Probabilmente, la negatività associata a quest'ultimo termine in USA ha indotto alla ricerca di un eufemismo, ovvero di un termine alternativo per lo stesso significato.
Il commento dell'economista austriaco Schumpeter fu ‹‹come supremo, anche se non intenzionale, complimento, i nemici della libera impresa si sono appropriati dell'etichetta››.

CONCLUSIONE

Nel XXI, la crisi delle ideologie ed il nuovo interesse per il liberalismo ha necessitato la ricerca di una aggettivazione corretta, che sembra essere stata trovata in "liberale classico". Anche in USA si stia utilizzando a questo scopo proprio la terminologia "classical liberal".
In alternativa a tale perifrasi, il termine originario, "illuminista" sarebbe poco moderno. "Individualista" ha invece un senso dispregiativo, erroneamente divenuto sinonimo di "egoista".
Per evitare le perifrasi, propongo perciò un neologismo, l’unico etimologicamente corretto: "liber-alista", ammettendo che purtroppo non suona molto elegante.

1.4 - TEORIE TOTALITARIE

In perfetta antitesi allo scetticismo ed all’individualismo liberalista, sono le teorie totalitarie.

TOTALITARISMO e TOTALITARIO

È qualunque dottrina, o istituzione, che manchi di limitare il potere politico. Tipicamente totalitarie sono le teocrazie, le dottrine di diritto divino, quelle basate sul diritto di conquista, quelle socialiste e quelle nazionaliste. Antitetiche quindi al liberalismo, che limita l'azione pubblica alla difesa dei diritti individuali ed attua strumenti per annullare l'arbitrio politico.

SOCIALISMO E SOCIALISTA

Non è intento di quest'articolo la storia di tutti i socialismi ottocenteschi e delle loro fantastiche teorie. Vorrei però proporne i presupposti comuni, che risultano perfettamente antitetici al liberalismo [10]:

- il socialismo sostiene l'individuabilità di diritti sociali e la loro supremazia su quelli individuali.

- Nessuna trattazione è riservata dal socialismo alla difesa del cittadino da possibili soprusi dell'autorità pubblica.

Per quanto riguarda il suo significato in relazione ai partiti politici odierni, l'azione di questi ultimi si riscontra soprattutto in due proposte:

- il potere politico di redistribuire i redditi;

- l'attribuzione all'autorità pubblica di altre attività non tradizionalmente proprie, quali quelle mediche, scolastiche ed accademiche.

ESEMPI ISTITUZIONALI

Anche se in misura diversa, tutti i sistema istituzionali del mondo, oggi, attribuiscono facoltà arbitrarie all'autorità politica di violare i diritti naturali dei propri cittadini ai fini di un discrezionale vantaggio comune, oppure ad altrettanto discrezionali ed imperscrutabili finalità divine.
La discrezionalità sembra raggiungere i massimi livelli nelle istituzioni africane di diritto divino, di conquista e socialista, nella istituzioni socialiste della Corea del Nord ed in quelle sudamericane, e nelle monarchie arabe salafite, basate sulla Sharia ([11]).
Queste ultime sembrano anche essere riuscite ad attuare un particolare forma di totalitarismo economico, il comunismo, che contempla la nazionalizzazione delle attività economiche e la successiva spartizione dei suoi proventi secondo l’arbitrio pubblico. Effettivamente, nei paesi della penisola araba ogni cittadino maschio nasce con il diritto ad assumere l'attributo di sceicco (= adulto, signore), acquisendo perciò il diritto a godere dei proventi della più importante industria nazionale, ovvero la vendita del petrolio. La cittadinanza è però solo per diritto di discendenza. Il benessere generale ha garantito sinora il consenso alle famiglie regnanti. La repressione immediata e discrezionale di ogni forma di dissenso, anche.

2 - METODO DI CLASSIFICAZIONE DELLE ISTITUZIONI POLITICHE

2.1 - DESCRIZIONE

Dalle definizioni date, risulta l'antitesi tra due sistemi limite:

- quello totalitario, che non prevede limiti all'azione politica, né sistemi di sorveglianza e deterrenza sulla classe politica;

- quello illuminista, oggi liberale classico o giusnaturalista, che riesce con diversi strumenti costituzionali a limitare l'azione politica alla difesa dei quattro diritti individuali (e loro derivati, o dedotti, sia quelli per l'uomo che quelli per il cittadino).

Il metodo che propongo vuole quindi misurare il grado di liberalismo e di totalitarismo di ogni istituzione politica, basandosi sulla presenza o meno degli strumenti costituzionali citati, individuati nel numero di quattro e pesati per semplicità in modo equivalente (25%/cad.). Eccone la descrizione:

- Fondazione del sistema giuridico (Costituzione) su di un elenco di diritti inalienabili. I fondamentali sono, come detto, quattro ([12]).

- Sistema di difesa dei diritti: deterrente, risarcitorio, isonomico e garantista ([13]). Ancora quattro.

- Sistema dei rapporti politici, di tipo contrattualista: democrazia diretta (elezioni dirette e referendum) e difesa sia da plagio che da propaganda ([14]). Ancora quattro caratteristiche.

- Sistema di sorveglianza del potere politico: basato sulla separazione orizzontale dei poteri (costituente, esecutivo, giudiziario, legislativo), su quella verticale, o federalismo ([15]), e sulla responsabilità personale del funzionario pubblico. Solo tre caratteristiche. Ma forti.

In tutto, 15 caratteristiche la cui presenza od assenza misurerebbe il grado di difesa dei diritti individuali, sia da altri individui che da gruppi organizzati che dal potere politico.

Il risultato è un indice, che ritengo corretto denominare in modo abbreviato in indice di difesa dell’individuo,  abbreviabile in indice di difesa ([16]).

2.2 - ESEMPI

1 - ITALIA

a- Atto dei diritti. Il sistema giuridico italiano è privo di un atto dei diritti inalienabili. Al contrario, vede esplicitata in Costituzione la supremazia di indefinite finalità sociali nei confronti dei diritti individuali. Ognuno dei quattro diritti è infatti sempre più violato dalle istituzioni. In primis la vita, per mano di una fiscalità che non rispetta il diritto a sopravvivere ed a curarsi. Quindi: 0% di questo attributo.

b-  Sistema di difesa dei diritti. I principi di deterrenza e retribuzione delle pene non sono citati, infatti sono stati abbandonati. Manca addirittura una definizione di reato che associ l'illecito penale alla violazione dei diritti. Il sistema giuridico è di tipo positivo, perciò l'isonomia non è garantita (come in quelli a riferimento giurisprudenziale). Il diritto alla difesa c'è, ma è dimezzato dai costi e dai tempi della giustizia, nonché, in campo penale, dal potere assoluto dei PM. Perciò, su quattro caratteristiche, ne è riconoscibile mezza (1/2x1/4 = 13%).

c-  Sistema dei rapporti politici. Il ricorso a forme di democrazia diretta è minimo (1/2 della caratteristica referendum) e l'informazione non è protetta da propaganda, plagio e demagogia. Quindi: (1/2*1/4)=13% di questo attributo.

d- Sistema di sorveglianza del potere politico. Separazione dei poteri: la riunificazione di tutto il potere nelle mani delle segreterie di partito, a cui appartiene il potere esclusivo di proporre le candidature ai vertici dei 4  poteri, sembrerebbe azzerare tale caratteristica. In realtà la giustizia, parzialmente separata ma priva a sua volta di sorveglianza, esplica a volte il compito di poliziotto sugli altri poteri, ed è armata da norme contro il conflitto di interessi. Quindi, possiamo benevolmente attribuire 1/4 di questa caratteristica. Federalismo: non c'è. 0% di questo terzo. La responsabilità personale del funzionario pubblico nei confronti della violazione dei diritti individuali (come nell'habeas corpus britannico) di fatto non esiste ([17]).Nonostante un referendum passato su quella più importante, cioè quella dei magistrati.

     Quindi: 1/3x(1/4 +0+0)= 8% di questo attributo.

Conclusione: l'indice di difesa delle istituzioni politico-giuridiche di questo paese è pari al 25%x(0+13%+13%+8%)=8,5%.

In termini di filosofia politica, attribuendo tutta la parte totalitaria alle teorie socialiste (escludendo cioè quelle di diritto divino e quelle nazionaliste), si può quindi classificare il nostro sistema politico-giuridico, ad oggi, come liberale classico all'8,5% e  socialista al 91,5%.

2 - SVIZZERA

Prendiamo ora un esempio molto diverso, quello svizzero:

a- Atto dei diritti. Non c'è, ma la loro difesa dei diritti individuali è trattata in Costituzione, e ripresa dagli statuti cantonali. Poca chiarezza solo nella definizione di libertà personale ([18]). Attribuibili perciò solo 3/4 di conformità a questa caratteristica (75%).

b-  Sistema di difesa dei diritti: la natura della pena non è neanche trattata in Costituzione (0%+0%). Il diritto positivo è integrato da quello consuetudinario e dalla giurisprudenza (2/3=66%). Diritto alla difesa: 100%.  Quindi: 1/4*(0+0+66%+100%) = 42%.

c-  Sistema dei rapporti politici. Il ricorso a forme di democrazia diretta è massima (100%+100%)ma l'informazione non è sufficientemente protetta da propaganda e plagio (0%+0%). Conforme quindi al 50%.

d- Sistema di sorveglianza del potere politico. Separazione dei poteri: conforme al 100%. Federalismo: conforme al 100%. Responsabilità personale del  funzionario pubblico. Conforme al 50% ([19]). Quindi: 1/3x(100%+100%+50%)= 83%.

In sintesi, per la Svizzera risulta:

Indice di difesa del cittadino = 25%x(75%+42%+50%+83%)= 63%

In termini filosofici: liberal-ista (o liberale classico o individualista) al 63% e socialista al 37%.

3.0 - APPLICAZIONI

3.1 - Teorie giuridico-economiche

Le teorie giusnaturaliste che ho illustrato, sia nelle elaborazioni dell'illuminismo settecentesco che del liberalismo novecentesco, sostengono l'analogia tra sistema giuridico e sviluppo economico. Da Smith fino ad Hayek ed oltre.
D'altronde, anche i loro antagonisti socialisti hanno sempre sostenuto la stessa identica cosa. Da Rousseau fino a Marx, da J.M.Keynes a Pierre Moscovici.
Sarebbe quindi interessante, e forse redimente per tante dispute filosofico-politico e giuridico-economiche, confrontare l'indice di difesa dell’individuo con altri indici di tipo economico.
Il più semplice, ed immediatamente disponibile, è ovviamente il valore del PIL pro-capite, per una misura della produttività o efficienza del sistema economico.
È però evidente che le analogie numeriche tra i due indici non potranno essere dirette, bensì derivate (tangente della curva) [20]. Questo per due ragioni:

- l’assenza di difese dall’arbitrio politico ci segnala una tendenza (derivata prima nel tempo) alla progressiva limitazione dei diritti individuali, a cui conseguirà una decadenza economica, ma nulla ci dice sullo stato di tale progressione;

- lo stato legale, descritto dall’indice, non necessariamente coincide con lo stato reale (parte perciò della costante di integrazione).

In altre parole: ad indici di difesa molto simili, come quelli dell’Italia e della Grecia, non corrisponderanno necessariamente eguali dati economici, differenziati dalla variabile tempo ma anche che valore del sommerso.
Conclusione: in ambito economico, il valore dell’indice di difesa può avere un impiego predittivo solo di tipo differenziale.

3.2 - Applicazione agli investimenti finanziari

Riproducendo l’andamento di un sistema economico in modalità predittiva, l’applicazione pratica più ovvia concerne la scelta di un ETF (un fondo che riproduce l’andamento di un indice azionario di un paese).
Il confronto tra gli indici di difesa è equivalente a confrontare l’affidabilità di ogni sistema paese e quindi dell’investimento dal punto di vista della garanzia del capitale.
Per confrontare invece la diversa redditività a termine medio-breve degli indici borsistici (accelerazione, o derivata seconda), bisognerebbe avere a disposizione la variazione istantanea dell’indice di difesa (velocità, o derivata prima).

Esempi:

  • 2016, Settembre: referendum in Ticino contro i frontalieri ([21]).
  • 2016, Giugno: referendum federale svizzero sul reddito minimo ([22]).
  • 2011: effetto dell’IMU di Monti sul mercato immobiliare ([23]).
  • 1991-93-2005: Effetto economico dei referendum italiani, sulla legge elettorale da proporzionale ad uninominale ([24]) e su altri temi.

Auspicio: sarebbe utile che noti istituti di studi economico-giuridici, come il Bruno Leoni o il Von Mises, approfondendo i meccanismi di variazione dell’indice di difesa proposto, eventualmente esteso ed approfondito nelle sue componenti, proponessero i suoi andamenti per le più importanti economie mondiali, fornendo così un nuovo strumento sia al dibattito filosofico-politico, che agli investimenti finanziari.

3.3 - Teorie politico sociali

Altri indici, più inerenti il benessere e l'auto realizzazione individuale, potrebbero essere:

- quelli di tipo fiscale,

- quelli atti a misurare l’autonomia economica dei cittadini;

- quelli atti a misurare le garanzie offerte dalla società ai cittadini.

Indici fiscali

Del primo tipo, ve ne sono vari già disponibili. Nessuno, però, che evidenzi in modo chiaro quanto il sistema fiscale rispetti i diritti individuali e sia propedeutico alla loro difesa. Cioè quantità e tipo di deduzioni dal reddito, quantità e tipo di tributi. Una specie di indice di difesa fiscale. Per elaborarlo, bisognerebbe preventivamente classificare i tributi con riferimento al diritto naturale. E’ già stato fatto [25], ma la trattazione estesa dell’argomento esula dall’ambito di questo articolo.

Auto realizzazione individuale

Per il secondo tipo, relativo all’autonomia economica, e quindi alla libertà di autorealizzazione dell’individuo, non vi sono esempi. Ne propongo quindi uno nuovo, che confronterebbe quanta parte del PIL fosse costituita da economia privata libera e quanta invece fosse controllata dall’Autorità pubblica. Praticamente, il rapporto privatismo/statalismo all’interno di ogni PIL, che si potrebbe chiamare indice di privatismo economico.
Per costruirlo, sarebbe necessario, oltre al PIL (depurato dalla quota del sommerso), il dato sulla spesa pubblica complessiva e quello del fatturato complessivo delle imprese a gestione pubblica, semipubblica o comunque da essa dipendente (come la banche controllate da fondazioni a nomina pubblica) [26].

Garanzie sociali

L’ambito dell’indice di difesa è limitato ai diritti individuali. Nulla ci dice su quelli del cittadino, che abbiamo descritto anche come diritti di solidarietà, richiamantisi cioè ad un istinto sociale naturale, ma caratterizzato dalla necessità di garanzia, anziché di semplice difesa da parte della comunità.
Potrebbe perciò essere utile, sia ai fini della speculazione filosofica, che delle sue conseguenze pratiche, costruire un indice che esprimesse la reale garanzia dei diritti di solidarietà dei cittadini, interpretati dalle diverse istituzioni in modo spesso divergente dall’approccio giusnaturalistico (cioè quello del gruppo di amici, a cui si è già accennato) ([27]).
Le regole istituzionali a gestione delle due voci previdenza ed assistenza sociale potrebbero quindi formare un altro indice, di garanzia dei diritti del cittadino ([28]), costruito in modo analogo a quello di difesa dei diritti dell'individuo, con il quale sono sicuro che condividerebbe l’andamento.

3.4 - Conclusione

Sono convinto che questi indici, sia quelli economici che quelli sociali ed esistenziali, seguirebbero tutti lo stesso andamento dell’indice di difesa.
La descrizione di questi altri indici, e la loro reciproca analogia, sarà oggetto dei prossimi articoli.
La speranza è che questi siano presi sul serio da un ente di studi politico-economici, che si prenda l’impegno di applicarli e mantenerli aggiornati, nonché disponibili sia per le speculazioni di tipo filosofico che quelle di tipo finanziario.


Guido Cacciari
28/10/2016

Immagine: Lord Palmerston alla Camera dei Comuni durante il dibattito sul Trattato Cobden-Chevalier del febbraio 1860, in un dipinto di John Phillip (1863).

NOTE:

[1] Definizione tratta prevalentemente dalla voce dell'enciclopedia Treccani redatta da Friedrich Von Hayek, poi divenuta un saggio tradotto in diverse lingue e pubblicato in Italia da Rubettino.

[2] Si intendono quelli innati o naturali dedotti dalla ricerca giusnaturalista, e quelli da essi conseguenti.
La critica maggiore al giusnaturalismo è stata, nel corso del XX secolo, quella della supposta arbitrarietà nella definizione di tali diritti, che in Locke erano individuati, in ordine gerarchico, in  vita, libertà personale, proprietà privata e salute.
In realtà, la trattazione di Locke è così rigorosa dal punto di vista epistemologico da essere considerata fondatrice dell'epoca illuminista, così definita  perché caratterizzata dalla razionalità e dal rigore logico.
In particolare, l'individuazione di un'etica istintiva nell'uomo come animale sociale consegue simultaneamente da quattro distinti tipi di trattazione: l'iniziale intuizionismo eidetico è immediatamente supportato empiricamente dall'osservazione sperimentale (un esempio è l'immediato utilizzo da parte dell'infante dell'aggettivo mio=proprietà privata), a cui si aggiunge la trattazione razionalista-utilitaristica (già in Locke, ma soprattutto in Kant), ancora verificata empiricamente dall'analisi storico-giuridica (del Diritto Romano e delle parti prescrittive della Bibbia).

[3] In Locke, la difesa dei diritti individuali è riservata ai soli cittadini, i quali per questo versano tributi. Le elaborazioni successive modificarono tale concezione, distinguendo in essi i diritti dell'uomo, da difendersi in ogni essere umano, ed i diritti del cittadino¸ da garantirsi solo a quest'ultimo. Le ulteriori applicazioni che si ritrovano nelle costituzioni moderne confondono quasi sempre i concetti di difesa e di garanzia, di individuo e di cittadino, di diritto (isonomico) e di privilegio (riservato).

[4] In Locke, tali poteri erano il legislativo, l'esecutivo ed il federativo.
Il legislativo era in realtà il legislativo costituzionale, esercitato in modo diretto dai cittadini che pagavano imposte (Lord per le comunità agrarie – Camera alta - e delegati per quelle cittadine – Camera bassa). No taxation without representation. Che valeva anche al contrario: representation solo di chi pagava le imposte. Non che tale privilegio fosse molto ricercato. Carlo I tentò infatti di imporre un'imposta a chi rifiutava il cavalierato, ma il parlamento si oppose.
La produzione giuridica ordinaria era invece organizzata in modo federale, cioè autonoma nelle singole comunità oppure emanata dall'esecutivo.
L'esecutivo era il re con i suoi ministri, e comprendeva anche il giudiziario.
Il federativo era tutto ciò che si rapportava con gli stati esteri, tra cui il potere di guerra e pace e l'esercito. Esso, come anche quello tributario, era gestito in contraddittorio tra l'esecutivo ed il legislativo costituzionale, con prevalenza di quest'ultimo.
Solo successivamente venne teorizzata anche la separazione del giudiziario dall'esecutivo (Montesquieu), mentre Jefferson sostenne i vantaggi della separazione dei poteri anche in senso territoriale (federalismo).

[5] Esempi seicenteschi importanti furono le sanzioni alla violazione dell'habeas corpus e quelle comminate col bill of atteinder, in retroattività delle violazioni ed anche se ordinate da funzionari gerarchicamente superiori (Es: esecuzione di Lord Strafford che perseguitò i luterani su ordine di re Carlo I Stuart).

[6] La tesi dell'esistenza di un'etica (regole di comportamento sociale) innata per ogni essere umano si perde nei tempi (dall'Antigone di Sofocle del 450 a.c., passando per l'interpretazione ciceroniana del diritto romano, alla patristica di S.Agostino ed alla scolastica di S.Tommaso fino a Grozio). Tali tesi sono anche alla base delle proposte contrattualistiche, quelle che vedono il potere politico come un patto tra cittadini ed una classe politica delegata.
La sintesi Lockiana (vita, libertà, proprietà, e patto politico per la loro difesa)  di due millenni di proposte giusnaturaliste e contrattualiste sembra terminarne la speculazione. Salvo includere il Contratto Sociale di Rousseau nel novero delle teorie politiche epistemologicamente rigorose (mi opporrei) logicamente compiute (dissentirei) e praticamente applicabili (non concorderei).

[7] Sia Hayek che Bruno Leoni ritengono che l'interpretazione diretta delle norme costituzionali da parte del potere giudiziario (sorgente giuridica mediante la giurisprudenza = common law) sia il terzo elemento teorizzato dal liberalismo. Su questo mi sentirei di precisare: è vero che è possibile imporre l’approccio giurisprudenziale nei codici di procedura, e che si possa limitare istituzionalmente la funzione degli organi legislativi a normazione di tipo generale ancorata al dettato costituzionale, nonché di coordinamento e standardizzazione delle fonti giurisprudenziali in disaccordo. Ma questa imposizione non può prescindere dall’impostazione giusnaturalista. Anzi, la logica giurisprudenziale è inevitabilmente la conseguenza dell'impostazione giuridica fondata sulla difesa di diritti considerati naturali. Il giudizio diventa automaticamente una semplice conseguenza deduttiva, che non necessita di legislazione ordinaria. Il ricorso al precedente giudiziario è poi la semplice applicazione del principio isonomico. Isonomia e giurisprudenza sono inesorabilmente congiunte, in particolare nella quantificazione della quota di deterrenza delle pene.
La dimostrazione di quanto sostenuto è che la common law (la norma della giurisprudenza) vige solo in quelle istituzioni di forte carattere giusnaturalista, e la sua validità non è imposta da alcuna norma procedurale.

[8] Le elaborazioni dei filosofi del '700 non alterarono l'impianto proposto, limitandosi ad ampliare con metodo deduttivo il numero dei diritti conseguenti (es. Beccaria, Voltaire) e le loro conseguenze economiche (es. A. Smith), l'elenco dei poteri da separare (es. Montesquieu) e la precisione logica e semantica della speculazione politica (es. Kant, Verri).
Ricordiamoci però che il liberalismo è una teoria di tipo evoluzionista (Hayek). Descrive le fondamenta di un sistema giuridico politico che si adatta ai tempi individuando deduttivamente nuovi diritti da difendere e nuove modalità per vincolare il potere politico al suo mandato.

[9] Se il trattato di John Locke non faceva che giustificare la gloriosa rivoluzione inglese, altre due importanti rivoluzioni settecentesche ampliarono successivamente la portata del pensiero illuminista.
Nell'ambito della separazione dei poteri, Jefferson fu il teorico del federalismo della Costituzione federale USA, seguita alla rivoluzione americana. Relativamente al percorso deduttivo delle produzione giuridico-giudiziaria, i founding fathers americani, prevalentemente di religione quaker, inaugurarono l'analogia teorica della "città degli amici" (Phila-delphia)
La rivoluzione francese, per quanto di fatto lontana dagli ideali illuministi (tra i diritti inalienabili non era citato neanche quello capostipite della vita. Infatti la ghigliottina tagliò, insieme alle teste, anche i proclamati diritti residui) propose la distinzione tra i diritti dell'uomo e quelli del cittadino. Forse questa l'unica vera modifica alla proposta lockiana, per cui le istituzioni dovevano difendere sì i diritti innati, ma ai soli cittadini, non ad altri. E forse, questa estensione contribuì all'espansione napoleonica ed al successo dei suoi codici.
Riferendoci invece ai diritti dei cittadini, da garantire anziché semplicemente da difendere, citerei che questi si diffusero poi in Inghilterra ed in Prussia come sistemi di "assistenza sociale", impostati prevalentemente come assicurazioni pubbliche contro l'imprevisto.
L'abbandono del rigore epistemologico, da Rousseau in poi, permise al romanticismo, all'idealismo ed al socialismo di soppiantare l'illuminismo e le sue teorie giuridico-politiche,  che sopravvissero nell'800 in pochi ma geniali interpreti, come il francese Frederic Bastiat (Ciò che si vede e ciò che non si vede) e l'austriaco Boehm Bawerk (‹‹Un mercato è un sistema giuridico. In assenza del quale, l'unica economia possibile è la rapina di strada››). Anche nel '900 il recupero delle teorie illuministe, ora definite "liberalismo", è stato difficile per diversi motivi tra cui la vaghezza terminologica degli aggettivi derivati di cui si tratterà in seguito. Pensatori notevoli di questo filone furono però gli italiani Mosca ed Einaudi, l'austriaco Karl Popper ed in seguito l'americano Milton Friedman (di cui cito la coerente ma inapplicata proposta di assistenza sociale basata sul sistema dei buoni) e l'austriaco Friedrich Von Hayek, autore del trattatello "Il liberalismo", che può essere considerato il riassunto ed il manifesto '900esco di tale dottrina.

[10] Il settecento fu il secolo dell'illuminismo, che determinò la scomparsa delle teorie politiche di diritto divino (teocrazie austriaco-spagnola, britannica, francese ed in seguito anche quella papale e quella russa). Non durò molto. Il secolo successivo vide la ricomparsa dell'infallibilità dell'Autorità Pubblica, sull'onda del pensiero socialista (ancor oggi dominante). Le citate formule "diritti sociali" e "redistribuzione dei redditi" sono inevitabilmente soggette all'arbitrio di tale Autorità, considerata infallibilmente ed irragionevolmente rivolta verso l'interesse comune. Concetto indefinito, ma supposto in antitesi al diritto individuale. Cavalcato con maestria dai campioni del socialismo novecentesco: Mussolini, Hitler e Stalin. I quali, in ottima fede, diressero tale interesse comune rigorosamente verso il disastro.

[11] Legge di Dio, sconosciuta agli uomini ma interpretabile dal Re, o dal Califfo in alcune comunità sciite.

[12] I diritti individuali fondamentali sono 4: vita, libertà personale, proprietà privata e salute. Ovviamente, se non esiste un vero e proprio atto separato, ma la loro difesa citata come base del diritto, è la stessa cosa.

[13] Significa che la pena per la violazione dei diritti fondamentali deve contemplare il risarcimento (dei danni), il rimborso (delle spese di giustizia e detentive) ed una quota di deterrenza, quantificata solo la prima volta da una giuria popolare. Deterrenza e contribuzione necessitano l'esecuzione di attività produttive durante la detenzione. L'isonomia è garantita dall'approccio "common law", ovvero giurisprudenziale, sia per il giudizio che per la determinazione della pena. Il garantismo consiste nel diritto di difesa e di appello.

[14] Il plagio riguarda il sistema educativo, e la propaganda l'informazione di politica ed attualità. La loro difesa consiste semplicemente nel ricercare la massima diffusione delle opinioni (non dei partiti) e nell'imporre la distinzione tra dato di fatto ed opinione. Nessuna istituzione del mondo, oggi, contempla queste semplici norme.

[15] Anche qui, nel senso di separazione di poteri ai fini di sorveglianza:

-  dei poteri centrali nei confronti di quelli locali e viceversa;

- tra i poteri locali per confronto (effetto devoluzione competitiva. Un altro esito concorrenziale dell'approccio liberalistico, ma stavolta in ambito pubblico);

- del cittadino nei confronti dei poteri e della classe politica, a lui fisicamente più vicini.

Ovviamente, con separazione di origine politica e di ruoli. In particolare, il legislativo centrale limitato al costituzionale (di sorveglianza) ed agli standard (non coercitiva, e su richiesta degli enti locali), e l'esecutivo centrale limitato a federativo, definito in nota 3). Oltre alle citate attività di sorveglianza ed eventuale commissariamento.

[16] Mi sono state suggerite alternative più suggestive, quali indice di libertà. Ritengo invece importante non incorrere nell’errore suggerito dagli altri termini che  iniziano con liber, che alludono all’assenza di norme o regole, quando in realtà lo scopo è proprio identificare la presenza di quelle norme istituzionali che difendono (ma non garantiscono, come spiegato) i diritti individuali.

[17] Raramente, viene individuato dalla magistratura un danno erariale, anche se poi rigorosamente cancellato in appello. Non si tratta comunque di un sopruso ad un diritto individuale.

[18] Infatti la sua espressione più importante, il diritto al lavoro, è limitata da illiberali restrizioni, di cui la più importante è quella sui salari minimi.

[19] Questo è forse il dato più difficile da esprimersi in modo analitico. Il dato italiano è stato facile per la palese assenza, ma per quello elvetico, in assenza di una analisi approfondita del sistema giuridico amministrativo, ho dovuto chiedere un parere personale ad altri. Tale parere risulta però conforme alle aspettanze: la sorveglianza è infatti facilitata dalla separazione dei poteri, ma l’assenza di definizione di pena rende quest’ultima aleatoria. E la benevolenza dei giudici nei confronti di altri funzionari pubblici è compensata dall'influenza dell'opinione pubblica in un sistema altamente democratico.

[20] Più esattamente: non corrispondenza tra i valori assoluti, ma tra il valore dell’indice di difesa (+ una costante) ed il valore della derivata prima nel tempo del PIL pro capite. Ovvero, tra l’integrale nel tempo del PIL pro capite, e l’indice di difesa (+ una costante).

[21] Nel 2016 i cittadini il 58% del 45% dei cittadini ticinesi ha votato per “il privilegio dei cittadini svizzeri nelle assunzioni”. Tale prescrizione è però contraria alla costituzione svizzera, che non la avvallerà, salvando così sia il valore dell’indice di difesa dei diritti dell’individuo delle proprie istituzioni, che la sua economia con i relativi indici borsistici.

[22] Nel 2016 i cittadini svizzeri bocciano con referendum la proposta di introdurre dei redditi minimi (o di cittadinanza). Se fosse successo il contrario, ovvero se fosse stato concesso all’autorità pubblica l’arbitrio di distribuire a taluni proprietà privata prelevata con imposte da altri, l’indice di difesa avrebbe subito una modifica istantanea in negativo, da cui sarebbero stati prevedibili decise frenate delle attività economiche.

[23] Nel 2011 il governo Monti introdusse un’ingente imposta sugli immobili (proprietà privata), con chiaro effetto sulla valutazione della difesa dei diritti individuali del sistema politico giuridico. Il risultato fu, immediatamente, il crollo del mercato immobiliare.

[24] Nel 1991 e nel 1993, gli italiani votarono (95% di sì) su quesiti referendari atti ad aumentare le difese dei diritti individuali nei confronti dell’arbitrio di un sistema politico privo di sorveglianza. In pratica, restituendo al cittadino il potere di decidere chi eleggere al potere legislativo (anche se sempre all’interno di liste ammesse dai partiti). Gli altri quesiti, tutti passati, riguardavano l’eliminazione del finanziamento pubblico dei partiti, delle nomine pubbliche ai vertici delle banche e di diversi enti o poteri che si erano distinti per il sopruso e lo sperpero quali il ministero delle partecipazioni statali, dell’agricoltura ed alcuni poteri delle ASL. Si parlò così di inizio di una “seconda repubblica”, e l’economia decollò. In 12 anni, restando la Costituzione deficitaria dal punto di vista sia dei diritti individuali che della sorveglianza sul potere polittico, tutti i risultati dei referendum risultarono vanificati. La legge elettorale tornò proporzionale a liste bloccate, e tutti i privilegi aboliti riconfermati più forti di prima. E l’economia si spense.
Conclusione: piccole, ma istantanee, variazioni dell’indice di difesa producono variazioni anche grandi dei dati economici del medio-breve periodo. Ma alla lunga, l’andamento economico generale (la tangente per gradienti di tempo grandi) riflette il valore medio dell’indice.

[25] Terzo libro sul governo, di Gianni Lucchetto, di prossima edizione (ed. Diogene).

[26] Per precisione, sarebbe necessario anche sottrarre una percentuale a rappresentare una quota di spesa pubblica da attribuirsi come necessaria alla difesa dei soli diritti individuali, ovvero all’esistenza stessa di un mercato. Fissata ad esempio con riferimento agli studi di Richard Rahn (tra il 15% ed il 25% del PIL), associati a verifiche sui più significativi casi attuali (tra questi, il 17% di spesa pubblica di Singapore e di Hong Kong).

[27] L’esempio immediato è quello della previdenza italiana. Oggi la voce più consistente della spesa pubblica, essa non dovrebbe essere tale. Affidata all’Autorità Pubblica la sicura custodia dei risparmi per l'anzianità dei cittadini (preservandone il valore sia agendo convenientemente sulla moneta, che investendoli in titoli di stato) essa dovrebbe essere in grado di compiere questo compito elementare con costi irrisori.
Invece, la possibilità di trascendere i diritti individuali ha permesso alla politica di trasformare la previdenza in un irragionevole costo enorme, fonte di prebende e regalie senza fine, salvo non essere in grado di restituire al cittadino quanto versatogli, nella speranza che deceda prima di aver incassato il suo avere, che l’ente previdenziale incamera.

[28] L’attuale confronto per % di spesa sul PIL è del tutto inutile, in quanto non esiste relazione tra spesa e qualità o garanzia dei servizi. Come insegna l’esperienza del nostro paese, ed anche quella del confronto tra le sue regioni.

 

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