Facebook

Il 3 settembre 2014 il governo ha pubblicato, sul sito internet labuonascuola.gov.it, un Rapporto sulla scuola italiana contenente alcune proposte di riforma del sistema scolastico intitolato la Buona scuola (136 pp.), di cui era disponibile anche una sintesi articolata in 12 punti (1 p.). Dal 15 settembre 2014 fino al 15 novembre 2014, si è tenuta una consultazione pubblica sulle proposte governative, i cui risultati sono stati presentati al MIUR il 15 dicembre 2014 e che successivamente sono stati pubblicati sul portale della Buona scuola. In seguito è stata avviata la stesura di un ddl, varato dal Consiglio dei ministri il 12 mar 2015. Il ddl 2994, intitolato Riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione e delega per il riordino delle disposizioni legislative vigenti e corredato di una Relazione tecnica, è stato assegnato il 31 marzo 2015 alla VII Commissione Cultura della Camera che ha iniziato a esaminarlo il 10 aprile 2015. In questa sede si sono già svolte le audizioni dei soggetti interessati (sindacati, associazioni di studenti e genitori, ecc.) e si discuteranno gli emendamenti (al momento oltre 2000). Esaurita questa fase, si svolgerà la discussione alla Camera e poi al Senato che, secondo le intenzioni del governo, dovrebbe concludersi fra la fine di maggio e l’inizio di giugno.

Tra i temi più rilevanti su cui interviene il ddl 2994, in merito al tema della docenza, vi sono: 

1. I piani triennali
2. L’organico dell’autonomia e gli albi territoriali
3. Il reclutamento dei docenti
4. La mobilità dei docenti
5. La formazione dei docenti
6. La progressione di carriera dei docenti
7. I poteri del Dirigente Scolastico
8. La governance della scuola 

Le premessa del ddl è la necessità di portare a compimento la trasformazione del sistema scolastico avviata con la legge sull’autonomia. Poiché l’autonomia comporta «un sistema orientato al fabbisogno», si rende necessario «un organico potenziato e flessibile che risponda alle esigenze formative e organizzative delle istituzioni scolastiche» e del «potenziamento e la valorizzazione delle funzioni del Dirigente Scolastico» (art. 2, comma 1).

1. I piani triennali
Al Piano dell’offerta formativa annuale (POF), si aggiunge quello triennale che le scuole «predispongono, entro il mese di ottobre precedente al triennio di riferimento […]. Tale piano definisce la programmazione triennale dell’offerta formativa dell’istituzione scolastica e contiene la programmazione delle attività formative rivolte al personale docente e la quantificazione delle risorse per la realizzazione dell’offerta formativa» (art. 2, comma 4). Il piano viene inviato all’USR (Ufficio scolastico regionale) che esprime una propria valutazione; l’USR lo trasmette al MIUR che opera una seconda valutazione che prevede l’assegnazione del personale e delle risorse finanziarie disponibili; le scuole, entro il febbraio successivo, rielaborano il piano tenuto conto delle risorse umane e materiali concesse dal MIUR (art. 2, comma 6). Le scuole sono tenute a pubblicare i Piani triennali – e le eventuali revisioni – nel Portale unico dei dati aperti della scuola (art. 14).
Il piano triennale è elaborato dal Dirigente Scolastico «sentiti il collegio dei docenti e il consiglio d’istituto e con il coinvolgimento eventuale dei principali attori che operano all’interno del contesto economico-sociale e culturale del territorio» (art. 2, comma 9). Il ddl, utilizzando il termine «sentiti», apporta una trasformazione rispetto alla normativa vigente, che prevede che il piano dell’offerta formativa sia formulato dal Collegio dei docenti, che essendo composto dai docenti della scuola valuta il valore didattico dei progetti inseriti nel POF, e adottato attraverso una votazione dal Consiglio d’Istituto, eletto non solo dai lavoratori della scuola ma anche dagli alunni e dai genitori. Nella prospettiva del ddl, il Dirigente Scolastico consulta gli organi collegiali ma elabora e adotta il piano triennale in maniera autonoma, perché tali organismi perdono potere deliberativo e acquisiscono carattere consultivo.

2. L’organico dell’autonomia e gli albi territoriali
Attualmente nelle scuole l’organico, cioè il numero di insegnanti presenti, è determinato dal numero delle classi. Vi è inoltre una distinzione tra organico di diritto (il numero cattedre che saranno in teoria presenti nel settembre successivo e che si elabora dopo la conclusione della fase delle iscrizioni di febbraio) e l’organico di fatto (la situazione reale delle cattedre presenti in una scuola a settembre (dopo gli scrutini, gli esami di riparazione, nulla osta, ecc.).
Con l’articolo 6 del ddl, nasce il cosiddetto «organico dell’autonomia» che, dovendo essere funzionale all’attuazione dei piani triennali, dipende dal fabbisogno definito dalle scuole in relazione all'offerta formativa che intendono realizzare. Tale organico è determinato su base regionale con cadenza triennale ed è ripartito sul territorio sulla base del numero delle classi, dei fenomeni migratori e dei tassi di dispersione scolastica. L’organico dell’autonomia è assegnato agli albi territoriali, che prima non esistevano, suddivisi in sezioni per gradi di istruzione, classi di concorso e tipologie di posto (commi 1-7).
L’organico delle singole scuole viene anch’esso determinato su base triennale ed è composto dall’organico curricolare, da quello di sostegno e in più un organico destinato al potenziamento dell’offerta formativa che prima non esisteva. Il Dirigente Scolastico sceglie dagli albi territoriali i docenti per incarichi triennale rinnovabili, sia per l’insegnamento in classe che per l’attuazione dei progetti presenti nel POF (art. 2, comma 11). In una prima fase entrerebbero a fare parte di questi albi solo i neoassunti; in un secondo momento tutti i docenti di ruolo che facessero domanda di trasferimento o fossero soprannumerari. Il ddl introduce quindi la chiamata diretta dei docenti che prima non esisteva.
Il DS è obbligato a dare pubblicità ai criteri adottati per la selezione dei docenti, a tenere conto del loro curriculum e degli incarichi conferiti e può utilizzare il personale docente di ruolo in classi di concorso diverse da quella per la quale è abilitato, purché «possegga titolo di studio valido all’insegnamento» (art. 7, comma 3). Inoltre, tali incarichi possono essere offerti anche «al personale docente di ruolo già in servizio presso altra istituzione scolastica», quindi anche nei confronti di docenti già in servizio che non abbiano fatto domanda di mobilità, creando una contraddizione con il comma 4 (art. 7, comma 2).
Da tali albi il DS chiamerà anche per le supplenze temporanee brevi e da esse si attingerà prioritariamente anche per le supplenze annuali (art. 6, comma 3). Il ddl tuttavia non specifica con quali modalità verranno assegnate quest’ultime, obbligando anche in questo caso a una revisione della normativa vigente. 

3. Il Reclutamento docenti
Allo stato attuale, all’interno della scuola insegnano due tipi di docenti: quelli di ruolo, che sono assunti a tempo indeterminato, e quelli non di ruolo, che hanno contratti a tempo determinato. Quest’ultimi possono avere tre tipi di incarichi: per supplenze temporanee brevi (es. sostituzione di un docente in malattia), per supplenze temporanee fino al termine delle attività didattiche (giugno) o per supplenze annuali (31 agosto) (art. 4 della L. 124/1999).
Attualmente, il reclutamento dei docenti di ruolo avviene tramite due canali: il concorso pubblico a cattedre e le GAE. Quando si espleta un concorso, i vincitori entrano a fare parte di una Graduatoria di merito, di durata biennale ma che può essere prorogata fino all’effettuazione di un nuovo concorso, da cui si attinge per il 50% dei posti disponibili per le immissioni in ruolo. Nelle GAE, Graduatorie a esaurimento, sono presenti i docenti che hanno ottenuto l’abilitazione all’insegnamento e sono organizzate per classe di concorso e su base provinciale. Vengono definite «a esaurimento» perché dal 2008 non è più possibile iscriversi in queste graduatorie e si attinge a esse per l’altro 50% dei posti disponibili per le immissioni in ruolo. In teoria, sono destinate nel tempo a svuotarsi. I neoimmessi in ruolo scelgono una sede di servizio sulla base del proprio punteggio e delle disponibilità provinciali (GAE) o regionali (Graduatoria di merito) (art. 400, comma 2 del d.lgs. 297/1994); svolgono un anno di prova, sotto la supervisione di un tutor, durante il quale debbono espletare un corso di formazione; infine vengono esaminati dal Comitato di Valutazione della scuola che può pronunciare o meno il giudizio di conferma in ruolo.
Le supplenze temporanee fino al termine delle attività didattiche e le supplenze annuali sono attribuite dall’Ufficio scolastico territoriale (UST) attingendo dalle GAE (art. 2, D.M. 131/2007). Il reclutamento dei docenti per le supplenze temporanee brevi avviene tramite le Graduatorie d'Istituto. Quest’ultime sono organizzate in tre fasce: nella prima ci sono i docenti iscritti nelle GAE, nella seconda i docenti abilitati ma non iscritti nelle GAE, nella terza i docenti non abilitati ma che possiedono un titolo di studio che consente l’insegnamento. Per inciso, a parte il diploma magistrale che è considerato abilitante per l’insegnamento nella scuola primaria, per ottenere l’abilitazione sono nati nel tempo dei percorsi gestiti dalle università definiti SSIS (scuole di specializzazione all’insegnamento secondario, attivate per l’anno accademico 1999/2000 e poi sospese dal 2008-2009), TFA (tirocinio formativo attivo, attualmente al II ciclo) e PAS (Percorsi Abilitanti Speciali, rivolti ai docenti non di ruolo non abilitati che hanno almeno tre anni di servizio nelle scuole statali o pareggiate). L’assegnazione delle supplenze temporanee brevi spetta al Dirigente Scolastico che deve convocare gli aspiranti presenti nelle Graduatorie d’Istituto in base al loro punteggio.
Uno degli obiettivi della riforma è l’eliminazione delle GAE, affinché il reclutamento avvenga solo attraverso i concorsi pubblici per titoli ed esami, validi fino alla compilazione di una nuova graduatoria e di durata massima triennale (art. 8, comma 12). Lo strumento per raggiungere tale scopo è un piano di assunzioni straordinario di 100.701 unità che partirebbe nell’a.s. 2015/16 e che coinvolgerebbe i vincitori del concorso 2012 e gli iscritti nelle GAE per la scuola primaria e la secondaria (per l'infanzia saranno assunti solo coloro che occorrono per coprire i posti vacanti e disponibili; nulla dice il ddl in merito alle graduatorie del personale educativo).
Tutti i neoassunti entrerebbero a fare parte degli albi territoriali (art. 8, comma 5) senza potere più scegliere la sede di servizio fra quelle disponibili, esprimendo invece una preferenza fra gli stessi albi territoriali. Anche l’anno di prova subisce delle trasformazioni: sono i Dirigenti Scolastici che, sulla base dell’istruttoria predisposta dal docente tutor e sentiti il Collegio docenti e il Consiglio d’Istituto, anche attraverso verifiche e ispezioni in classe, decidono la conferma in ruolo (art. 9). Sparirebbe così il Comitato di valutazione che nella vigente normativa è chiamato a valutare il neoassunto.
Tuttavia, non è possibile determinare se queste assunzioni produrranno un effettivo svuotamento delle graduatorie di merito e delle graduatorie a esaurimento che, in ogni caso, perderanno di efficacia per la scuola primaria e secondaria. Così come non avranno più valore le graduatorie di merito dei concorsi precedenti al 2012 (art. 8, comma 10). Inoltre, la prima fascia delle graduatorie d’Istituto rimarrà attiva solo fino al 2016-2017, mentre non si conosce il destino della seconda e terza. Certo è invece che non sarà più possibile stipulare contratti a docenti non di ruolo «su posti liberi tutto l’anno per più di 36 mesi (3 anni), anche non consecutivi» (art. 12). 

4. La mobilità dei docenti
Nella fase attuale, un docente di ruolo è assegnato a una scuola dopo avere fatto domanda di trasferimento (mobilità) e in relazione alle disponibilità presenti sul territorio. Dopo essere stato assegnato a una scuola, il cambiamento d’istituto può avvenire o perché il docente è diventato soprannumerario (cioè non ci sono più classi disponibili) o per domanda volontaria, per cui il docente ha la possibilità di indicare la scuola o le scuole in cui vuole insegnare.
Con l’istituzione degli albi, da cui i Dirigenti scolastici chiameranno direttamente gli insegnanti, i docenti non potranno più chiedere una scuola specifica. Come visto precedentemente, in questi albi saranno inseriti in un primo momento i neoimmessi in ruolo e, successivamente, tutti i docenti di ruolo che faranno domanda di mobilità territoriale e professionale. Tale domanda non consentirà più di indicare la sede o le sedi di servizio ma solo l’albo provinciale o distrettuale in cui si vuole essere inseriti. Poiché sarà il Dirigente Scolastico a offrire ai docenti un incarico triennale, gli insegnanti non avranno più una sede di servizio stabile (art. 7, comma 4). 

5. La formazione dei docenti
La formazione o l’aggiornamento dei docenti al momento non è obbligatoria ed è, tranne che per i corsi organizzati gratuitamente dalla scuola, a pagamento. Inoltre, eccetto per i titoli accademici (laurea, diploma, master, corso di perfezionamento, ecc), la partecipazione ad attività di formazione o aggiornamento non è valutata nella domanda di mobilità, nelle graduatorie interne d’istituto o per la progressione di carriera.
Con l’articolo 10, comma 4, la formazione in servizio dei docenti di ruolo diventa «obbligatoria, permanente e strutturale» e le attività di formazione «sono definite dalle singole istituzioni scolastiche in coerenza con il Piano triennale dell’offerta formativa». Ciò che il testo non specifica è quando queste attività andrebbero svolte: se in orario di servizio o fuori da tale orario. In questo secondo caso si avrebbe un prolungamento dell’orario di servizio a parità di salario, toccando un tema che attiene alla contrattazione e che dovrebbe essere regolato attraverso il CCNL.
Con l’articolo 10, comma 1, nasce la «carta elettronica per l’aggiornamento e la formazione del docente di ruolo delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado»: 500 euro a disposizione di ogni docente per sostenere i costi per l’aggiornamento professionale (libri, pubblicazioni, strumenti digitali, iscrizione a corsi, l’ingresso a rappresentazioni teatrali, cinematografiche, musei, mostre ed eventi culturali). 

6. La progressione di carriera dei docenti
A differenza di quanto avviene in molti settori della pubblica amministrazione, il personale della scuola di ruolo ha una progressione stipendiale automatica collegata all’anzianità di servizio (i cosiddetti «scatti» di anzianità). La retribuzione cioè aumenta in relazione al numero di anni di servizio svolti. I docenti non di ruolo non godono degli scatti e, all’atto dell’assunzione a tempo indeterminato e dopo avere superato l’anno di prova, possono chiedere un provvedimento di ricostruzione di carriera che riconosca il servizio prestato in precedenza, adeguando lo stipendio. I rinnovi contrattuali e gli scatti di anzianità sono quindi gli unici strumenti di miglioramento retributivo per i docenti. Bisogna aggiungere anche che un insegnante ottiene una retribuzione aggiuntiva per ogni ora di sostituzione dei colleghi assenti che superi il normale orario di cattedra, per i corsi di recupero, per le attività svolte nel POF (Piano dell’offerta formativa, finanziato attraverso il FIS, il Fondo delle istituzioni scolastiche) e per i progetti di pratica sportiva.
Nel ddl non troviamo l’eliminazione degli scatti di anzianità che era indicata nel Rapporto. Vengono piuttosto stanziati 200 milioni come forma di incentivazione al merito. A determinare gli insegnati meritevoli del bonus sarà il Dirigente Scolastico, sentito il parere del Consiglio d’Istituto, sulla base dei «risultati ottenuti in termini di qualità dell’insegnamento, del rendimento scolastico degli alunni e studenti, di progettualità nella metodologia didattica utilizzata, di innovatività e del contributo al miglioramento complessivo della scuola» (art. 11, comma 2). Anche in questo caso il ddl comporta una trasformazione della normativa attuale, che prevede che il salario sia materia di contrattazione, attribuendo al Dirigente Scolastico una discrezionalità che non può essere arginata dal Consiglio d’Istituto che avrebbe solo un potere consultivo. 

7. I poteri del Dirigente Scolastico
Come emerge dall’analisi precedentemente svolta, il ddl prevede un notevole rafforzamento del ruolo del Dirigente Scolastico dal punto di vista del controllo finanziario, in relazione alle scelte didattiche e formative e alla valutazione del merito dei docenti. Il DS elabora e adotta il piano triennale (art. 2, comma 9), propone incarichi ai docenti iscritti negli albi territoriali e al personale di ruolo già in servizio presso altre istituzioni scolastiche (art. 7, comma 2), può utilizzare il personale docente di ruolo in classi di concorso diverse da quelle per la quale possiede l'abilitazione (art. 7, comma 3), sceglie tra i docenti di ruolo tre collaboratori (art. 7, comma 5), può ridurre il numero di alunni per classe senza consultazione degli organi collegiali (art. 7, comma 6), può valorizzare gli studenti meritevoli «utilizzando anche finanziamenti esterni, compresi quelli derivanti da sponsorizzazioni» (art. 3, comma 2), valuta il merito dei docenti (art. 7, comma 8) e decide, dopo l’anno di formazione e prova, la conferma in ruolo o il licenziamento del docente (art. 9).

8. La governance della scuola
Come è emerso dalla trattazione, l’applicazione del ddl comporterebbe una trasformazione delle prerogative del Collegio docenti e del Consiglio d’Istituto. Questi organi collegiali perderebbero il loro potere deliberativo sul POF (art. 2, comma 9) e acquisirebbero potere consultivo nella valutazione del neoimmessi in ruolo (facendo perdere al Comitato di Valutazione il suo potere deliberativo, art. 9, comma 3). Il Consiglio d’Istituto avrebbe potere consultivo anche nell’assegnazione del bonus al personale docente ritenuto meritevole (art. 11, comma 2).
Il ddl chiede infine 13 deleghe allo scopo di riordinare, adeguare e semplificare le disposizioni legislative vigenti in materia di istruzione (art. 21). Tali deleghe si rendono necessarie proprio perché il testo, se approvato, entrerebbe in contraddizione con la normativa vigente.

Adele Patriarchi
05/05/2015

Immagine: The Children's Class, Henri Jules Jean Geoffroy.

 

Questo sito utilizza cookies. Continuando la navigazione ne autorizzi l'uso. Se vuoi saperne di più clicca su "Leggi dettagli”.