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Raramente li si vede accanto, perché le linee dell’alta velocità e quelle dei treni regionali sono ormai separate anche nelle stazioni. Ma non completamente, per esempio nelle stazioni di Bologna, dove non tutti i lavori sono stati completati. Aspettando il treno a Bologna Mazzini accade allora di salire sul Minuetto che porta alla Centrale mentre sul binario parallelo passa Italo, ancora lentamente prima di prendere velocità per Firenze.

I colori e le luci sono inconfondibili, entrambi questi treni si riconoscono a distanza. Per ragioni diverse, sia Minuetto che Italo sono nelle mie simpatie, ma non riguardando il tema di questo articolo ed essendo la simpatia un tratto davvero soggettivo, non ne dirò i motivi. Ma dico che mi stanno entrambi simpatici perché non vorrei che quanto tra poco dirò  sembrasse una valutazione a favore dell’uno o dell’altro. Non lo è: la mia è una descrizione.

Descrivere serve, esattamente come serve disegnare, matita in mano, in tempi di fotografia digitale. Il perché è lo stesso da sempre, Leonardo a suo tempo lo ha chiarito efficacemente (lui che, se avesse avuto tra le mani una macchina digitale o un tablet ne avrebbe probabilmente tratto qualcosa di geniale): il disegno aiuta l’osservazione attenta, consente di precisare dettagli della realtà e quindi di conoscerla meglio.

Ora, descritta la scena del Minuetto che si ferma a Bologna Mazzini per far salire o scendere i suoi passeggeri, essendo un treno regionale (di quelli che si fermano in tutte le stazioni), e dell’Italo che non si ferma affatto perché collega ad alta velocità le grandi città dell’Italia del centro-nord, dico che si possono vedere accanto due Italie diverse.

Non un’Italia a due velocità, perché quella è la stessa Italia. Se devo andare a Varese da Bologna, come per anni ho dovuto fare, devo prendere un treno per Milano, poi uno per Varese. Il primo di solito è un'alta velocità, il secondo è necessariamente un regionale. Per cui dalla stazione di Bologna si impiegano più o meno tre ore per arrivare alla stazione di Varese (e oltre 4 complessivamente da centro a centro delle città coi mezzi pubblici), anche se con l’Alta velocità si è a Milano in 65 minuti. L’Italia nel suo complesso è una ed è fatta così.

Ma davvero le Italie sono due, ed è davvero una descrizione e non una valutazione. I treni ad Alta Velocità, come Italo, richiedono investimenti elevatissimi (senza alcuna retorica: la finale -issimi è ampiamente giustificata) e si trovano i soldi; i treni regionali richiedono investimenti di cui nulla so (e già questo è un dato: perché un cittadino non addetto ai lavori come me dei primi sa e dei secondi no?) e non si trovano.

Tutto questo ricorda, in parallelo, le banche e l’azienda di un mio conoscente: le prime hanno bisogno di moltissimi soldi, e li si trova immediatamente; l’azienda ha bisogno di normali finanziamenti per operare sul mercato, e il mio conoscente mi dice di avere sempre più difficoltà a trovarli. Ha una situazione patrimoniale normale, nulla che non vada. Prima li trovava.

Le Italie sono due perché una ha alle spalle qualcuno o qualcosa che le dà quello di cui ha bisogno, l’altra non ce l’ha. Io di fatti economici qui non ne vedo: vedo scelte politiche, forse ideologiche, non so quanto consapevoli.

Se provo a immaginare che cosa succederà tra una generazione, non dirò che Italo correrà più veloce del Minuetto e arriverà prima. Sono fatti per arrivare in posti diversi e il confronto sulla velocità è fuori luogo. Ma vedo, tra una generazione, un’Italia degli Italo, che arrivano a destinazione e sono sempre più ricchi, e un’Italia dei Minuetto, che a destinazione non arrivano affatto, e sono sempre più poveri.

Questa è una descrizione, proiettata in avanti, come quando si disegna una forbice aperta e con la matita si prolungano le punte.

Vorrei frenare il desiderio dei miei lettori, se ce ne sono, che io dia un giudizio su questo. Quel che io vorrei capire adesso non è se sono d’accordo o meno con questa tendenza. Mi porrò dopo questo problema. Adesso voglio sapere un’altra cosa: perché accade questo? cosa c’è sotto?

È talmente evidente, ai miei occhi, che la forbice andrebbe ristretta, e non allargata, che sospendo il giudizio e mi chiedo: perché a coloro da cui dipende allargarla o restringerla non appare così evidente? e perché a me appare evidente?

Sarò grato quindi a chiunque dei miei lettori, se ce ne sono, vorrà dare elementi per rispondere a queste domande. 

 

Mario Trombino, 02/01/2014 

 

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