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La scienza non mi interessa. Ignora il sogno, il caso, la risata, il sentimento e la contraddizione, cose che mi sono preziose. Luis Buñuel

La fine dell’Ottocento vide la nascita di un fenomeno che oggi conosciamo molto bene, il cinema, il quale fu presto annoverato tra le arti più nobili, occupando un buon settimo posto nella classifica immaginata dai critici. Come tutte le altre arti anche il cinema si mise a disposizione dell’uomo per veicolarne il pensiero. Poi arrivò Hollywood e il pensiero fisso divennero i soldi e come farne sempre di più. A parte gli scherzi, uno dei cineasti più famosi del XX secolo fu proprio uno spagnolo, anche se come Picasso se ne andò presto a fare esperienza fuori dalla sua Spagna: Luis Buñuel.

Il futuro principe del cinema surrealista nacque a Calanda, in Aragona, nel 1900, ma trascorse tutta l’infanzia e l’adolescenza nella non molto lontana Saragozza, dove portò avanti gli studi. Fin dalla più tenera età fu abituato dalla famiglia ad assistere a spettacoli teatrali di ogni tipo e anche, ovviamente, a frequentare le sale cinematografiche. Frequentò l’Università a Madrid dove conobbe e divenne amico, tra gli altri, di Salvador Dalí e Federico García Lorca. Nel 1925 dopo essersi laureato in Storia si trasferì a Parigi, il più stimolante ambiente culturale europeo dell’epoca. Qui iniziò a dedicarsi completamente al cinema collaborando col regista avanguardista francese Jean Epstein e svolgendo l’attività di critico su alcune riviste francesi e spagnole. Il direttore de La Gaceta Literaria lo convinse a fondare un cine-club all’interno della Residencia Universitaria di Madrid in cui alloggiò durante gli anni universitari e dove, per questo motivo, tornerà occasionalmente per promuovere il cinema d’avanguardia e surrealista, corrente francese a cui si era molto avvicinato in questi anni parigini.

Nel 1929 realizzò il suo primo cortometraggio assieme all’amico Salvador Dalí, Un chien andalou (Un cane andaluso), diciassette minuti di scene surrealiste – e quindi oniriche, assurde, impressionanti – a forte impatto emotivo volte a scuotere lo spettatore dell’epoca il cui contenuto anticlericale e antiborghese avrebbe di certo turbato. La celebre scena iniziale rappresenta lo stesso Buñuel che taglia l’occhio di una donna con un rasoio, un modo per tagliare gli occhi degli spettatori, per mostrar loro una realtà scomoda, lontana da ipocrisia e superstizioni. Ma simbolizza anche la rivoluzione visiva dell’avanguardia, la stessa che fu anche di Picasso e degli altri avanguardisti spagnoli.

Tuttavia il suo sconvolgere attraverso l’arte può essere interpretato inoltre come sprone morale contro le iniquità sociali, ipotesi che verrà confermata da Terra senza pane (o Las Hurdes, 1933), documentario girato nella poverissima località Las Hurdes della regione spagnola Estremadura. Il film mostra il disagio di una terra arretrata infestata da ignoranza e malattie, e allo stesso tempo la ricchezza della chiesa lì presente. La Repubblica Spagnola inizialmente lo censurò perché antireligioso, ma lo utilizzò in seguito come strumento di propaganda contro Franco durante la Guerra Civile. Ad ogni modo il documentario ci mostra le grandi difficoltà che attanagliavano la Spagna di quegli anni, una denuncia lanciata da un uomo, tornato in Spagna dopo il periodo parigino, che mostrava così il forte legame col suo Paese, dal quale però si allontanerà nel 1939, anno del trionfo franchista. Anche Buñuel sognava una Spagna diversa.

Emigrò così prima a New York e poi in Messico, paese che nel 1948 gli concederà la cittadinanza. Girò decine di altri film tra Messico, Francia e Spagna aggiudicandosi molti premi importanti tra cui il premio Oscar al miglior film straniero nel 1973 per Il fascino discreto della borghesia.

Un altro regista e sceneggiatore spagnolo dal successo internazionale è Pedro Almodóvar, forse l’unico che può ricevere da Buñuel il testimone del grande cinema spagnolo. Nel 2000 ottenne infatti il Premio Oscar al miglior film straniero per Tutto su mia madre e nel 2003 quello alla migliore sceneggiatura originale per Parla con lei.

Pedro nacque nel 1949 a Calzada de Calatrava, nella Castiglia-La Mancia, ma si trasferì presto in Estremadura, proprio la regione protagonista de Terra senza pane di Buñuel. Poi frequentò la Scuola Nazionale di Cinema a Madrid e negli anni ’80 iniziò a girare i suoi primi lungometraggi. La consacrazione internazionale avverrà nel 1988 con Donne sull’orlo di una crisi di nervi.

Almodóvar ha in comune con Buñuel la volontà di stupire e smuovere gli animi, mostrare una realtà nuova, dando voce ai suoi protagonisti, la società spagnola che si nasconde dietro a pregiudizio, ignoranza e ipocrisia. I temi da lui maggiormente sdoganati sono quelli dell’omosessualità e dell’ambiguità sessuale, trattati spesso con ironia, che portano di conseguenza ad una incisiva critica alla religione. Ma se Buñuel illuminò la faccia negativa della sua Spagna contrapponendogli tutto il suo fervore iberico, Almodóvar ne mette in scena anche le qualità più profonde, come la forte passionalità, mostrando come possono però trasformarsi in armi a doppio taglio. Tipicamente spagnolo è ad esempio uno dei suoi primi film, Matador (1986), in cui domina l’ossessione per la morte e per il sangue. Infatti il matador, colui che uccide il toro ponendo fine alla corrida, simbolizza l’uomo spagnolo che sprigiona attraverso quest’atto rituale la sua traboccante energia, purificandosi.

Buñuel e Almodóvar hanno mostrato al mondo come uno spagnolo possa essere progressista e sognare un Paese all’avanguardia senza abbandonare le sue radici profonde, l’attaccamento alla terra natia. Il cinema ha permesso loro di mostrare cosa vedevano i loro occhi visionari e sensibili dando la possibilità anche a noi di guardare la realtà con occhi completamente nuovi.

Stefano Scrima
02/04/2015

Immagine: una scena del film Un cane andaluso.

 

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