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Io sono io e la mia circostanza e se non salvo questa non salvo neppure me.

Tra la fine del XIX secolo e buona parte del XX secolo la Spagna vive un periodo particolarmente complicato. Vede infatti alternarsi la monarchia assoluta di Isabella II (1842-1868); la rivoluzione del 1868 che detronizza la regina in favore di una monarchia costituzionale con Amadeo I (1870-1873) e della Prima Repubblica Spagnola (1873-1874); la Restaurazione borbonica (1875-1931) per mano del figlio di Isabella Alfonso XII, per poi proseguire con Alfonso XIII e Maria Cristina di Asburgo-Lorena – restaurazione che al suo interno vedrà anche la dittatura del generale Primo de Rivera (1923-1930) –; la guerra ispano-americana e la perdita delle ultime colonie spagnole (1898); la Seconda Repubblica Spagnola (1931-1939); la sanguinaria Guerra Civile (1936-1939) e la conseguente vittoria e dittatura di Francisco Franco (1939-1975).  

Nel 1883, quando a regnare è ancora Alfonso XII, a Madrid nasce José Ortega y Gasset, uno dei più celebri filosofi e intellettuali spagnoli, facente parte della cosiddetta generazione del ’14 (anno in cui esce la sua prima opera importante: Meditazioni del Chisciotte) assieme, tra gli altri, a Gabriel Miró, Eugenio d’Ors, Gregorio Marañon, Juan Ramón Jiménez e Ramón Gómez de la Serna. L’impegno di questi intellettuali, che si lasciano alla spalle irrazionalismo e vitalismo della precedente generazione del ’98 (in cui viene collocato l’altro grande pensatore contemporaneo Miguel de Unamuno), è rivolto a una modernizzazione della Spagna attraverso una prospettiva europeista.

José, figlio di giornalisti, dal 1891 al 1897 studia a Malaga presso l’Istituto Gaona e il Collegio gesuita San Estanislao de Kostka; inizia la sua carriera universitaria nel 1897 all’Università di Deusto di Bilbao per poi continuare l’anno dopo, fino al 1904, all’Università Centrale di Madrid frequentando la Facoltà di Lettere e Filosofia. Nel 1905 parte per la Germania a fini di studio visitando Lipsia, Norimberga, Colonia, Berlino e soprattutto Marburgo dove rimane affascinato dal neokantismo di Cohen e Natorp. Nel 1909, tornato in Spagna, inizia ad insegnare nelle scuole superiori, ma già nel 1910 ottiene la cattedra di Metafisica dell’Università Centrale di Madrid.

Nel 1917 collabora con il quotidiano El sol pubblicando a puntate due sue opere molto importanti: Spagna invertebrata e La ribellione delle masse. Nel 1923 fonda la Revista de Occidente, destinata a diventare una delle riviste più in vista d’Europa, in cui ospita traduzioni e commenti delle opere dei filosofi e scienziati del momento come Spengler, Huizinga, Husserl, Simmel, Brentano, Russell e tanti altri.

Durante la Seconda Repubblica Spagnola viene eletto deputato per la provincia di León, criticando tuttavia alcuni aspetti della costituzione ritenuti troppo radicali. Nel 1936, allo scoppio della Guerra Civile tra i repubblicani e i nazionalisti di Franco, Ortega decide di andare in esilio dapprima a Parigi, poi nei Paesi Bassi, in Argentina e infine a Lisbona. Torna a frequentare la Spagna dal 1945 per poi ristabilirsi a Madrid dove fonda l’Instituto de Humanidades in cui può continuare a impartire le sue lezioni. Muore nel 1955.

La filosofia e lo stile di scrittura di Ortega y Gasset influenzano profondamente i pensatori spagnoli e non. Il suo prospettivismo, o dottrina del punto di vista, è ancora attualissimo: le percezioni e le idee sono soggettive; ogni uomo ha un accesso diverso alla realtà, e per questo possiede una sua parte di verità che potrebbe anche configgere – e di solito lo fa – con quella degli altri, ma non per questo non è degna di esistere. Inoltre, è da tenere in conto che noi siamo un tutt’uno con la nostra circostanza, con la situazione ambientale, storica, spirituale in cui viviamo. Ogni uomo è unico per la particolare condizione che lo trova immerso nella realtà. Vivere è avere a che fare con il mondo e per realizzarci dobbiamo agire sulla e nella nostra circostanza. Di qui anche il raziovitalismo di Ortega: contro il razionalismo puro (cartesiano) e il vitalismo, la ragione va integrata nella vita concreta, perché vivere è il rapporto costante e dinamico dell’io con le cose ed il mondo, e questo vale per l’individuo, ma anche per la storia, la politica, l’arte.

Grande merito di Ortega è quello di aver reso, attraverso i suoi articoli, saggi e conferenze, la filosofia accessibile a tutti, utilizzando un linguaggio semplice e chiaro che non metta in secondo piano il contenuto, materia di discussione a partire dalla quale poter ricostruire – insieme, con tutto il popolo spagnolo – una nuova Spagna.

Stefano Scrima
06/03/2015

Consigli di lettura:
- Meditazioni del Chisciotte (1914): per addentrarsi nel circostanzialismo orteghiano.
- La ribellione delle masse (1930): un lucido saggio sociologico sull’ascesa delle masse al potere.  
- A. Savignano, Introduzione a Ortega y Gasset, Laterza, Roma-Bari 1996: per avere un quadro complessivo della figura del pensatore spagnolo e del suo contributo al dibattito filosofico.

Immagine: José Ortega y Gasset.

 

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