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Libertà, eguaglianza, fraternità: formula contraddittoria. Lasciate all’uomo il libero dispiegarsi della sua attività individuale, e vedrete come appunto muore l’eguaglianza per mano delle gerarchie, e la fraternità per mano della concorrenza. Proclamate l’eguaglianza e vedrete la libertà fuggire nello stesso istante e la fraternità esalare l’ultimo respiro.

Dopo la caduta di Napoleone, in Europa si assiste alla faticosa restaurazione dei vecchi regimi monarchici; un periodo passato alla storia, appunto, come Restaurazione. Anche in Spagna nel 1814 fa ritorno il re, Ferdinando VII, e con lui i suoi sostenitori. Tra questi ci sarà anche un certo Donoso Cortés (1809-1853), il quale nel 1830, grazie allo scritto Memoria sulla situazione attuale della monarchia, ottiene un posto come segretario del Ministero della giustizia. Ha così inizio la sua carriera politica.

Juan Donoso Cortés, discendente del celebre conquistador Hernán Cortés (ma non antenato del ballerino Joaquín Cortés), nasce nella regione spagnola dell’Estremadura e studia filosofia e legge a Salamanca, Cáceres e Siviglia. Negli anni universitari matura idee liberali e progressiste leggendo Locke, Voltaire, Condillac e Rousseau.

Con lo scritto del 1830 Donoso si inserisce in quella polemica, poi sfociata in guerra, sorta tra Ferdinando VII e il fratello minore Carlo, i cui sostenitori vengono chiamati carlisti, prendendo le difese del primo. Ferdinando, infatti, non avendo figli maschi, nel maggio di quell’anno emana la Prammatica Sanzione che permette anche alle donne di accedere al trono. Così, pochi mesi dopo, la moglie Maria Cristina di Borbone-Due Sicilie dà alla luce la figlia Isabella (futura regina con il nome di Isabella II) che in tal modo sorpassa lo zio nella successione al trono. Di qui la guerra tra le due fazioni: da una parte Maria Cristina e Isabella, per una costituzione liberale, e dall’altra Carlo, convinto dell’illegittimità della mossa di Ferdinando, per la monarchia assoluta.

Alla morte del re Ferdinando avvenuta nel 1833, Donoso si schiera quindi con la figlia Isabella e la madre Maria Cristina, reggente della figlia ancora bambina. Il tentativo di Carlo di usurpare il potere porterà alle cosiddette guerre carliste (tre, fino al 1876). Nel 1840, quando il generale Baldomero Espartero prende in mano il Regno (fino al 1843, anno in cui Isabella, a soli tredici anni, viene dichiarata maggiorenne e quindi pronta per regnare), Donoso accompagna la regina Maria Cristina nel suo esilio francese. Nel 1845 avrà un ruolo fondamentale nella redazione della nuova costituzione.

Il 1847 è segnato dalla morte del fratello Pedro, militante dell’esercito carlista, tragico avvenimento che avvicina Juan alla lettura della Bibbia, al cattolicesimo e al misticismo (Santa Teresa d’Avila e Luis de Granada diventano i suoi nuovi punti di riferimento). Inoltre, gli sconvolgimenti e le rivoluzioni che scoppiano in Europa nel 1848, anno in cui viene nominato ambasciatore a Berlino, producono un cambiamento delle sue convinzioni politiche che si avvicinano così al tradizionalismo di pensatori come Joseph de Maistre e Louis de Bonald. Di qui il suo celebre Saggio sul cattolicesimo, sul liberalismo e sul socialismo del 1851 difeso anche da Papa Pio IX.

«[…] Al di fuori dell’ordine stabilito da Dio non esiste bontà, né bellezza, né giustizia» scriverà Donoso Cortés, il che lo porterà a schierarsi contro ogni rivoluzione, che, per definizione, vuole infrangere l’ordine stabilito, frutto del disegno divino. Un ordine che «consiste nella superiorità gerarchica della fede sulla ragione, della grazia sul libero arbitrio, della Provvidenza divina sulla libertà umana, della Chiesa sullo Stato; e, per dirla tutta in una sola volta, nella supremazia di Dio sull’uomo». L’ordine non può essere infranto, pena il caos. Contro il pensiero moderno fatto fiorire dalla Rivoluzione francese, contro la democrazia che rimane impantanata nel suo eterno discutere e nell’indecisionismo, è necessario per Donoso Cortés restaurare questi eterni principi (nell’ambito religioso e nell’ordine politico) da cui dipende la salvezza della società. Un compito, dunque, consegnato nelle mani della Chiesa cattolica, l’unica che li conosce e li rispetta.

Stefano Scrima
27/02/2015

Immagine: ritratto di Juan Donoso Cortes

 

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