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Ammiro chi difende la verità e si sacrifica per le sue idee, ma non chi sacrifica gli altri per esse. 

Quando ripensiamo al ‘700 europeo, Età dei Lumi (e delle parrucche), lo facciamo ricordando le grandi figure, tra gli altri, di Voltaire, Diderot, Hume e Kant (non è stato quest’ultimo a scrivere quel motto: sapere aude! – “abbi il coraggio di conoscere!” – ?); e qualche celebre illuminista lo offriamo anche noi: vedi Cesare Beccaria. Ma in Spagna? Ci saranno stati anche qui temerari intellettuali a difendere ragione e scienza dinanzi alla Santa Inquisizione? Ma sì, certo. Baltasar Melchor Gaspar María de Jovellanos (1744 - 1811) fu uno di questi.

“Malato di curiosità” come egli stesso si definisce, oltre allo studio di filosofia, teologia e diritto, si interessa a economia, politica, pedagogia, teatro, arte, poesia, geologia, botanica e ingegneria; trova anche il tempo per imparare a suonare la chitarra e, ovviamente, per scrivere – la sua eclettica produzione “salta” dal teatro alla filosofia. Inoltre, da accanito lettore qual è, dedica tutta la vita a formare la propria biblioteca (in una delle guerre del turbolento ‘900 spagnolo venne purtroppo bruciata) che constava opere di Cervantes, Quevedo, Voltaire, Montesquieu, Rousseau, Diderot, Milton, Pope, Hume…     

Jovellanos nasce a Gijón, nelle Asturie, e, dopo gli studi universitari, a soli 24 anni viene nominato dal re Carlo III giudice criminale all’Udienza Reale di Siviglia per poi, qualche anno dopo, diventarne uditore. Diventa in seguito segretario della Società Patriottica Sivigliana. A questo periodo risalgono le sue opere letterarie più importanti: la tragedia Pelayo (1769) e la commedia Il delinquente per onore (1774). Nel 1778 il Duca di Alba lo porta come giudice all’Udienza Reale di Madrid. Le sue abilità nell’amministrazione finanziaria lo promuovono due anni dopo a membro del Consiglio degli Ordini Militari e membro della commissione di gestione del Banco di San Carlo, oltre che membro del consiglio della Società Economica di Madrid, della quale poi diviene anche direttore. Viene ammesso all’Accademia Reale di Storia, all’Accademia Reale di San Fernando, e all’Accademia Reale Spagnola. Nel 1784 inizia a scrivere una delle sue più celebri opere economiche: Relazione sulla legge agraria, in cui, in linea con le sue idee liberali, propone la liberalizzazione della proprietà terriera (proposta non accettata dal Consiglio di Castiglia).

Lo scoppio della Rivoluzione francese, però, persuade il re Carlo IV ad allontanare dal potere tutti gli esponenti del pensiero illuminato (o illuminista) presenti nel Regno di Spagna, cosicché Jovellanos è costretto dal 1790 al 1797 a una sorta di esilio nella sua città natale. Continua tuttavia la sua attività di funzionario pubblico, anche se non più a livello nazionale: studia la produzione del carbone per favorirne l’utilizzo; viene incaricato della riforma dei Collegi degli Ordini Militari; alla diffusione dell’istruzione tecnica – per sua iniziativa nel 1794 a Gijón viene fondato il Reale Istituto Asturiano di Nautica e Mineralogia (oggi Reale Istituto Jovellanos) nel quale cercò di applicare le idee illuministe sull’insegnamento: un insegnamento che sia più pratico e che dia dunque più importanza alle materie scientifiche –; e delegato alla costruzione delle strade delle Asturie.

Carlo IV nel 1797, riavvicinatosi alla Francia, nomina Manuel Godoy Primo Ministro e richiama Jovellanos in qualità di Ministro di Grazia e Giustizia. Tuttavia la fallimentare campagna contro l’Inghilterra costringe il re a destituire Godoy, anche grazie all’aiuto dello stesso Jovellanos, il quale poco dopo sarà costretto alle dimissioni dopo aver tentato di diminuire il potere dell’Inquisizione. Nel 1801, tornato al potere, Godoy fa incarcerare Jovellanos a Maiorca. Verrà liberato soltanto nel 1808 a seguito dei moti di Aranjuez contro Godoy. Tornato sul continente rifiuta di far parte del nuovo governo di Giuseppe Bonaparte per rappresentare le Asturie nella Giunta Centrale Suprema (poi Consiglio di Reggenza) per l’indipendenza della Spagna dai francesi.

Stefano Scrima
05/06/2014

Immagine: Gaspar Melchor de Jovellanos, Francisco Goya, 1798.

 

 

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