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Infatti, sebbene alcuni popoli sbaglino a proposito di un determinato precetto, e altri di un altro, tuttavia sembra che non ce ne sia alcuno che non sia manifesto almeno ad alcuni uomini per mezzo del lume naturale della ragione.

Francisco Suárez (1548-1617) è considerato il più grande scolastico [la Scolastica è la filosofia cristiana medievale] dopo Tommaso d’Aquino, anche se con lui ci troviamo già in piena epoca moderna (ma siamo certi sia così anche per la Spagna?); fu inoltre il massimo esponente della Scuola di Salamanca nella sua tappa gesuita. Nato nel 1548 a Granada, nel 1564, dopo il primo tentativo andato a vuoto per una sua presunta e paradossale mancanza di vivacità intellettuale, entrò a far parte della Compagnia del Gesù di Salamanca – insomma divenne gesuita. Dal 1576 iniziò la sua attività di insegnante itinerante: tenne lezioni di filosofia e teologia a Segovia, Avila, Valladolid, Roma (dove fece amicizia con il cardinale Bellarmino e lo stesso papa Gregorio XIII), Alcalá de Henares, Salamanca e Coimbra (Portogallo).

Fondamentali furono i suoi contributi nel campo della metafisica (da intendere, nel suo caso, come dottrina religiosa, riguardante le azioni divine su uomo e mondo), che ebbero grande eco nei secoli a seguire, e soprattutto in quello della filosofia del diritto. Disputazioni metafisiche (1597), la sua opera più importante, è il primo tentativo di una metafisica sistematica dopo Aristotele. In quest’opera Suárez rivisitò l’intera tradizione metafisica occidentale ridando vigore ad una Scolastica ormai in declino. Fu seguace di Tommaso, ma non ne condivise interamente il pensiero: di qui la nascita in seno alla Scolastica del Suarismo, una sorta di sincretismo tra tomismo, scotismo (dallo scolastico scozzese Giovanni Duns Scoto) e nominalismo (dall’inglese Guglielmo da Ockham). Una delle differenze più importanti: per lo spagnolo esistenza ed essenza degli esseri finiti (noi uomini) sono distinte solo concettualmente, non nella realtà. L’individuo è l’unica unità reale presente in natura, non esiste un universale separato – l’indivisibile essenza dell’umanità – da cui, come un mero accidente, prenderebbe forma l’esistenza.

Tuttavia, come dicevamo, il suo apporto alla filosofia del diritto è ancora più importante, giacché contribuì al processo della società occidentale verso il delineamento della democrazia come oggi la conosciamo. Nel suo Trattato delle leggi e di Dio legislatore (1612), precorrendo per certi versi il pensiero di Ugo Grozio (giurista olandese) e Samuel Pufendorf (giurista tedesco), distinse nettamente tra diritto naturale e diritto internazionale, quest’ultimo basato sui diversi costumi. Inoltre, precorrendo questa volta la teorizzazione del contratto sociale dello svizzero Jean-Jacques Rousseau, anche qui soltanto parzialmente, Suárez sostenne che la sovranità apparteneva a tutto il popolo e non solo a determinati uomini, i re, i quali credevano di ricevere il diritto a governare direttamente da Dio, che sì, dà potere, ma a tutti quanti, e devono essere questi ultimi a scegliere, umanamente, l’uomo più adatto a prendere in mano l’organizzazione della società.   

Naturale che le posizioni del gesuita spagnolo irritassero gli assolutismi monarchici europei, i quali provvidero immediatamente a sanare la situazione proibendo ai loro sudditi di leggere le empie opere del giurista Suárez. Giacomo I d’Inghilterra, infatti, fece bruciare il In difesa della fede cattolica contro gli errori della setta anglicana (1613), trattato che remava contro il giuramento del popolo nei confronti della Corona inglese. Infine, nel 1767, i Borboni decisero addirittura di espellere la Compagnia del Gesù dai loro domini, in modo tale che le pericolose teorie di questi anti-patriarcali non continuassero ad illuminare coscienze. Nel 1768 Carlo III condannò definitivamente la tesi di Suárez.

Non stupisce che l’apertura di Suárez al popolo infiammò gli animi di chi cercava una via d’uscita dall’ingiusta soggezione. Percorse così i secoli sino ad arrivare a far da fondamento teorico alla Rivoluzione di Maggio (1810) in cui l’Argentina iniziò a lottare per la sua indipendenza dalla Spagna.   

Stefano Scrima
agosto 2013

Immagine: Francisco Suárez.

 

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