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Se i beni si possedessero in comune, sarebbero malvagi avari e ladri a beneficiarne. Prenderebbero di più e darebbero meno.

Immagino la Spagna della prima metà del ‘500 come una vera e propria fucina di aspiranti conquistadores: dopo la scoperta dell’America tutto dovette sembrar possibile; ma, come sappiamo, l’entusiasmo della novità, ormai fuori controllo, si trasformò in campo di battaglia tra i più efferati ed iniqui: i nativi americani, considerati alla stregua di animali, vennero nella migliore delle ipotesi privati di beni e terre, se non direttamente della vita. Ma è possibile che nessuno si interrogò sulla bontà di tali azioni?

Francisco de Vitoria (1483/1486 - 1546), domenicano eclettico, interessato a filosofia e a questioni economiche, è tra i primi fautori dei diritti degli indios: anch’essi esseri umani, e quindi liberi per natura, padroni delle proprie terre e con autonoma capacità legislativa, devono essere rispettati e ricevere quei diritti che mai furono loro riconosciuti (Degli indios, 1532). Sarà questo l’inizio del Diritto delle Genti. Tuttavia, Francisco, stilando una lista di “Giusti Titoli” di conquista a legittimar la presenza degli spagnoli in America, dimostrerà di non esser del tutto coerente al suo anelito di giustizia.

Ma Francisco fece molto di più: con il suo Della potestà civile (1528) gettò le basi teoriche del Diritto Internazionale moderno. Fino ad allora le relazioni internazionali si erano basate sull’uso della forza, con Francisco, invece, inizia ad affacciarsi l’idea di una comunità di “stati” che abbia come fondamento il Diritto Naturale, e quindi uguale per tutti. Al contrario di Machiavelli, suo contemporaneo, Francisco non separa la politica dalla morale, e vuole che quest’ultima sia, nei limiti del possibile, di universale dominio. Propone, inoltre, una regolamentazione della guerra: soltanto un’ingiuria può scatenare giuste reazioni, e non semplici divergenze religiose o superbe ansie d’espansione (Della legge della guerra, 1532).

Infine – fatto, questo, per nulla secondario – è da ricordare come l’ispiratore della celebre Scuola di Salamanca, gruppo di teorici cattolici alla ricerca di una “soluzione morale” all’apparente amoralità dell’economia (e, in generale, di tutti gli altri aspetti della vita). Per Francisco anche i commercianti vanno rispettati e ringraziati per il lavoro e sevizio che offrono; non sono forse questi a garantire il possibile benessere della comunità?

Bisogna solo stare attenti a non fidarsi troppo, perché malvagi avari e ladri sono sempre in agguato e sempre lo saranno.
 

Stefano Scrima
maggio 2013

Immagine: Francisco de Vitoria.

 

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