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Anche se tu fossi il più grande, abbi umiltà

Ogni periodo di transizione e cambiamento necessita almeno di un appassionato e paziente “custode” che protegga ciò che di prezioso sembra a rischio d’essere dimenticato o perduto tra le onde del divenire. E questo, si sarà già capito, vale soprattutto per il pensiero (dalla filosofia alla botanica), che, spesso, se non trascritto tramandato e studiato, non risulta così semplice da “conservare”.

Accadde così che nel V secolo d.C. la penisola iberica si ritrovasse invasa da nuovi abitanti, i Visigoti – a testimonianza della pluralità e ricchezza culturale di cui sono pregne queste terre – , considerati allora dal mondo romano, perché di differenti costumi, “barbari”. La paura degli eruditi dell’epoca era quella che in tal modo potesse andar perduta o sensibilmente alterata la cultura classica romana (e ciò che della cultura greca custodiva il mondo romano). Meno male, però, che almeno un infaticabile arcivescovo del VII secolo, Isidoro di Siviglia (556 circa - 636), e per giunta “mezzo barbaro ispanogoto” (convertito al cattolicesimo), dedicò i suoi anni a tramandare l’evoluzione del pensiero occidentale fino ad allora sviluppato, “insegnando” così la cultura romana antica e tardo-antica alla Spagna visigota.

Dunque non un vero e proprio filosofo, bensì uno storico della filosofia (intesa come la conoscenza delle cose divine e umane, assieme allo studio del retto vivere – ricordiamoci del suo incarico da arcivescovo).

Non fu di certo l’unico sapiente a dedicarsi a tal ufficio, ma sì uno dei più importanti e, nei secoli che vennero, tra i più studiati e consultati: tutto il Medioevo fino al XII secolo (e oltre) attinse alla sua enorme opera compilativa, le Etimologie (634 circa), 20 libri e 448 capitoli impegnati a raccontare i progressi del pensiero dalle sue origini “pagane” (Grecia e Roma) ai “successi” cristiani sino al VII secolo. Più di mille anni prima di Diderot e d’Alembert, in quel di Siviglia, Isidoro pensò dunque fosse indispensabile compilare un’enciclopedia aggiornata e dettagliata riguardante tutte le discipline conosciute e sviluppate fino a quel tempo: oltre alla filosofia dei filosofi, storia, teologia, letteratura, arte, diritto, grammatica, cosmologia, scienze naturali… È inoltre da ricordare che l’idea che è solo grazie agli arabi (Averroè in primis) che si deve la trasmissione del pensiero aristotelico all’Europa cristiana non è del tutto corretta, giacché secoli prima del loro “arrivo”, Isidoro, che conosceva greco latino ed ebraico, già commentava l’opera dello stagirita permettendone così l’accesso anche a chi (parliamo sempre di eruditi e studiosi) non avrebbe nemmeno saputo decifrarla – ovviamente, ma questo vale anche per Averroè, un “commento” o una riproposizione di un concetto altrui utile alla giustificazione della propria filosofia o concezione del mondo, non equivalgono a una “traduzione” come potremmo intenderla oggi.

L’impulso dato da Isidoro allo studio della cultura antica e cristiana, concretizzatosi nella scuola fondata e organizzata da lui stesso a Siviglia, fu motivo di grande entusiasmo da parte di allievi e seguaci i quali aprirono altre scuole in tutto il resto della penisola iberica: Cordova, Saragozza, Toledo, Barcellona, Braga, Vich…, il che elevò la Spagna di quel tempo a centro culturale europeo per eccellenza.

Il paziente impegno intellettuale di Isidoro, per noi appassionati di filosofia e a prescindere da altri eventuali meriti ecclesiastici, vale senza dubbio la sua santificazione.

Stefano Scrima
marzo 2013

Immagine di apertura: Sant'Isidoro di Siviglia, Bartolomé Esteban Pérez Murillo.

Immagine nel testo: Banconota (fuori corso) da 1000 Pesetas del 1965 raffigurante Isidoro di Siviglia.

 

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