Facebook

Non avrebbero dovuto incontrarsi, ma quando Anna si alza infuriata dal tavolo, è troppo tardi per rimediare. Marilena la segue con lo sguardo fino all’uscita, esterrefatta: se ne sta andando senza salutare. E nemmeno si ferma a pagare il conto! Passi così: chi resta si accaparra l’ultima fetta di torta al cioccolato…
A parte nazionalità, occhi scuri ed espressivi, una folta chioma di ricci, stessa statura e solita età, la coinquilina e la “collega” non hanno molto in comune, se non per opposizione. Marilena, ventisette anni, romana, ha studiato filosofia delle religioni, veste alla moda e parla misurando le parole – come sforzandosi di camuffare un lieve accento. Anna invece è rimasta una hippy. Livornese, ventotto anni, si laurea prima in giornalismo, poi in Scienze della Formazione, ma le sue passioni restano la musica, i fiori e la buona compagnia. Entrambe si sono trasferite a Berlino alla ricerca di prospettive per il futuro. La prima sta finendo un Master in Critica Letteraria presso l’Accademia delle Arti e delle Scienze di Berlino, la seconda ha appena iniziato a lavorare per un Asilo nel Bosco.
Esatto: nel bosco. Perché Berlino, una città con due milioni e mezzo di abitanti, cresce avendo cura di non distruggere le sue foreste. Boschi, prati, laghi e persino una collina sono stati lasciati in pace dal frenetico processo di urbanizzazione, e ricambiano offrendo al berlinese il piacere inestimabile di un’escursione nel verde. Con la primavera il ritorno alla natura diventa addirittura un fenomeno di massa simile all’esodo estivo. Con un’unica differenza: chi non s’immerge in acqua come mamma l’ha fatto viene scrutato come avesse qualcosa da nascondere o, peggio ancora, da biasimare.
Andandosene Anna interpreta Rousseau. “Cresciamo i bambini nella natura perché la società li corrompe” sentenzia bruscamente prima di alzare i tacchi, aggiungendo solo un pizzico di femminilità in più allo stesso gesto con cui il filosofo del Discorso sull’ineguaglianza, nel 1755, lanciò la sua sfida ai sostenitori delle idee di progresso ed emancipazione umana attraverso l’educazione civile. Se Marilena, parafrasando Voltaire, avesse replicato “a sentirti parlare così verrebbe voglia di diventare un gatto, peccato mi piaccia troppo bere caffè e mangiare fette di torta”, al tavolo della Bäckerei nella Französischestraße si sarebbe compiuta, letteralmente, un’animata seduta spiritica.
Prerogative degli Asili nel Bosco (Waldkindergarten) sono l’aria aperta e la distanza dai centri abitati. Le attività giornaliere sono scandite grossomodo così: ogni mattina i pargoli, imbacuccati come tanti piccoli sciatori, sono accompagnati fuori per una passeggiata in cui tutto è permesso, dalla corsa basculante all’urlo selvaggio, fino al temibile e mai incoraggiato balzo nel fango. Il resto della giornata prevede poi le attività tipiche di ogni asilo. Si colora, si gioca, si costruisce – o si demolisce: dipende dall’estro creativo – finché la maestra del bosco non interviene e comincia a strimpellare una chitarra, a disegnare occhi sugli alberi, a raccontare una storia o a dare forma a un folletto con la pasta di zucchero.
Tutti gli uomini nascono uguali e liberi su un pianeta rigoglioso. Come gli altri esseri viventi, gli uomini fanno parte della natura da cui traggono sostentamento – respirano, si nutrono e si dissetano. Tutti gli uomini, quando nascono uguali e liberi, sono anche felici, perché la natura dona loro il sapore di un frutto, le carezze del vento, il calore del sole. Conducendo ogni mattina i cuccioli d’uomo nel bosco, le maestre tengono alto l’ideale pedagogico di Rousseau, che volle crescere il figlio Emilio lontano dalla società fino a dodici anni, per tre motivi: vivificare l’idea di giustizia attraverso l’esperienza dell’armonia col tutto, scongiurare una precoce uniformazione sociale e, soprattutto, creare uno spazio lontano da regole e divieti, dove i bambini possano esprimere liberamente le proprie potenzialità senza preoccuparsi continuamente di dover obbedire o compiacere qualcuno.
Solo che gli odierni seguaci di Rousseau devono fare i conti con conoscenze più approfondite sulle origini dell’uomo. Dopo Darwin sappiamo che i nostri antenati nacquero uguali e liberi nella misura in cui lo sono ancora oggi le scimmie. Il mondo attorno pullula certo di vita, tuttavia non sempre questa è ben disposta verso l’incauto assaggiatore di frutti, mentre anche le meraviglie naturali rischiano di volgersi rapidamente in tempeste e inondazioni. Dopo Darwin il ritorno alla natura non è più così auspicabile: le scienze naturali hanno spazzato via il mito del paradiso terrestre.
A ciò si aggiungono i dubbi sulla disposizione dell’uomo verso i propri simili, che dall’homo homini lupus fino alla lotta darwiniana per l’esistenza richiama la necessità di un ordine in grado di mettere fine a soprusi e rapine. La civiltà non è dunque l’origine di tutti i mali, bensì il motore dell’emancipazione.
Si sarebbe allora tentati di dire che siamo nati nel grembo di una natura matrigna e abbiamo usato la nostra intelligenza per sfuggire dalle sue grinfie, piegandola ai nostri fini e costruendo un mondo a misura d’uomo. Eppure la stessa civiltà che ha portato le accademie scientifiche e le torte al cioccolato minaccia la possibilità di sopravvivenza dei suoi più ottimisti sostenitori, distruggendo irresponsabilmente il pianeta.
Negare l’importanza della natura è altrettanto stupido quanto condannare la società. Il rapporto fra le due è reciproco: l’uomo modifica la natura, ma rimarrà sempre sottoposto a essa. In questo doppio vincolo non ci sono buoni e cattivi, ma esseri dipendenti l’uno dall’altro che dovrebbero imparare a collaborare e riconoscersi parte di un tutto – cioè anziché bisticciare per una mela, magari dividersela pensando intanto a come piantare un albero.
Ma l’ostilità fra natura e società può certo prendere forme radicali attorno al tavolo di una Bäckerei nella Französischestraße, sempre ricordando a Marilena il languore prima di mangiare la torta, e ad Anna che, senza trasporti pubblici e automobili, né lei né i suoi piccoli alunni potrebbero raggiungere lo sperduto Asilo nel Bosco.

Elena Corsi
17/03/2015

Immagine: Colazione sull'erba, Édouard Manet, 1863.

 

LIBRERIA FILOSOFICA

Forum Referendum

IMMAGINI

VIAGGI FILOSOFICI

Questo sito utilizza cookies. Continuando la navigazione ne autorizzi l'uso. Se vuoi saperne di più clicca su "Leggi dettagli”.