Facebook

Che sollievo! Posato il piede a terra, sul suolo dell’aeroporto di Berlino Schönefeld, il sole ci sbircia obliquo da dietro la torre di controllo, come volesse diradare certe fosche congetture. L’effetto riesce, perché ora l’animo del viaggiatore è sereno – a scaldare ci pensa la giacca. E che sollievo ancora maggiore sapersi poi in compagnia. La comunità italiana conta più di ventimila unità, ed è in costante, anche se lieve, crescita, perciò non è affatto raro sentire il proprio idioma pentavocalico risuonare in qualche affollato sottopassaggio metropolitano. Fra i nuovi arrivati in questa piccola Italia berlinese, c’è poi anche un’amica d’infanzia, cresciuta nello stesso sperduto paese costiero della provincia toscana. Sarà lei a prestare i primi soccorsi, vale a dire tetto e coperta. Come dimenticare infatti le avvisaglie sul rigido inverno berlinese, secondo solo al famigerato Generale Inverno russo? Ma si tratta di un falso allarme perché, contro ogni pronostico, la sera avanza mite. Così quel cinico egoista che alberga in ciascuno di noi non reprime il commento: “questo cambiamento climatico fa proprio al caso mio”.
Il giorno dopo inizia con un repentino cambio d’alloggio. L’amica-soccorritrice ha innescato quella catena cinetica vivente chiamata solidarietà, fatta di passaparola, telefonate e cocciuta insistenza, in modo da spedire l’amica-ospite, cui mette in mano l’indirizzo e stampa un bacio in fronte, temporaneamente altrove. Si tratta di una stazione intermedia: il fagotto ritornerà al mittente per l’intera durata del soggiorno berlinese, ma solo non appena si libererà, come previsto, una stanza del suo appartamento. Per i primi venti giorni il cammino di ricerca presso l’Archivio Adorno parte dalla stazione di Neukölln, uno dei due quartieri – l’altro è Kreuzberg – a maggioranza turca della città, dove la vita scorre in maniera decisamente meno nordica, perché il traffico è caotico, la gente rumorosa e le strade assiepate come a Roma.
Sono stati spesi fiumi d’inchiostro sul gioco di rimandi fra interno ed esterno che caratterizzerebbe la forma architettonico-urbanistica di cittadelle e città d’arte italiane, dove porte e finestre proiettano scene di vita quotidiana lungo le strade, mentre il budello dei vicoli suscita un senso d’intimità e protezione. Questa dialettica interno-esterno può rasentare il paradossale. Immaginiamo per esempio di trovarci a Siena intorno alle due del pomeriggio. Al cenno della signora Maria che sta preparando il caffè, Gianni neanche suona il campanello, e prende comodamente posto in cucina senza fare una sola rampa di scale. Intanto fuori una breve passeggiata diventa l’arrampicata à la Messner che di colpo mozza fiato e gambe di un ignaro e ormai accaldato turista, costringendolo alla sosta – per fortuna proprio di fronte al pianerottolo di una Maria misericordiosa e prodiga di caffè.
La maggior parte delle abitazioni berlinesi invece, come notava Heine nelle sue Impressioni di viaggio, resta pudicamente chiusa all’osservatore della strada, quasi ostile. Ha quindi un bel darsi da fare il passante che meni il naso in ogni direzioni alla ricerca di qualcosa che possa soddisfare la sua curiosità: le case non mostrano quella specie di sorriso sdentato da portone semiaperto attraverso cui possa lanciare uno sguardo indiscreto. In quei quartieri poi dove la densità abitativa ricorda gli alveari, come succede a Lichtenberg, non sono neanche disposte a lasciarlo aggirare tranquillo al loro esterno. Appena la città sprofonda nel torpore del crepuscolo e si accendono le prime luci, sulle facciate dei palazzi spuntano occhi dappertutto, e il viandante si ritrova ad affrettare il passo, colto dallo spaventoso sospetto che esistano golem edilizi.
Se l’accoglienza che attribuiamo agli Italiani sembra irradiarsi dalla signora Maria, i Berlinesi sono riservati e detestano conversare continuamente. Difficile biasimarli. Benché presso i popoli latini ciò indichi una ritrosia che contravviene alle norme fondamentali della socializzazione, i nordici guadagnano in riflessività. Comunicare ci apre agli altri e chiude a noi stessi, scriveva Proust. E in fondo la coscienza è conversare fra sé, monologo interiore, nel peggiore dei casi un’animata riunione di condominio. Quanto accesa varia in base al singolo caso, come pure se l’amministratore si faccia vivo o meno.
Però a Neukölln queste riflessioni perdono di valore. Il variopinto carnevale delle genti di tutto il mondo trasforma la morfologia del quartiere in un mosaico sfaccettato di abiti e abitudini. Tanto più nella zona di Hermannplatz dove, intersecandosi, i due quartieri turchi danno vita a Kreuzkölln, che con i suoi studenti, artisti e girovaghi è diventata il simbolo di quel processo di gentrificazione che ha fatto salire alle stelle il prezzo degli immobili. Incoraggiata dall’atmosfera mediterranea che regna in questo tassello cittadino, la sottoscritta sente il dovere di contribuire alla latinizzazione della vita apparentemente irrigidita del nordico metropolitano. Quasi ogni giorno imbandisce di pietanze la tavola dei nuovi coinquilini, disseminando ovunque messaggi corredati d’illustrazioni: su post-it, resti di giornale e incartamenti vari, e ovviamente sulla lavagna adibita alle comunicazioni di casa, oggetto di culto del WG berlinese (WG è l’abbreviazione di Wohnungsgemeischaft, che in pratica significa "appartamento misto").
Fino alla fine del soggiorno, quando in segno di riconoscenza si proclama il giorno dell’abbuffata: un evento su cui aleggia lo spettro del film di Ferreri – il paragone è della coinquilina. L’atmosfera è sobria ma conviviale. Bastano cinque persone raccolte intorno a un tavolo stracolmo di pizza da afferrare con le mani per rendere il pasto quel rituale disinibito in cui le voci si accavallano l’una sull’altra in un lieto cicaleggio. Poi il tiramisù e i piatti da lavare. Jonas si alza e offre volontario per l’ingrato compito. Quando rimaniamo soli si siede, si accende una sigaretta e pronuncia sorridente: “Oggi ho ricevuto una lettera dall’Italia. Duemila euro di risarcimento per Bolzaneto”.
Touché.

Elena Corsi
20/02/2015

 

LIBRERIA FILOSOFICA

Forum Referendum

IMMAGINI

VIAGGI FILOSOFICI

Questo sito utilizza cookies. Continuando la navigazione ne autorizzi l'uso. Se vuoi saperne di più clicca su "Leggi dettagli”.