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Nel linguaggio quotidiano il termine tempo è utilizzato con valori e significati anche molto lontani tra loro, benché tutti in qualche modo connessi, tanto che si può sostenere si tratti di un unico “campo semantico”. Dobbiamo distinguere però due sezioni del campo, a seconda che l’uso si riferisca al rapporto tra la natura e il tempo oppure al rapporto tra l’Io e il tempo.

I significati del termine tempo nel rapporto tra la natura e il tempo
- Tempo esteriore, oggettivo, come successione ordinata invariante, un istante dopo l’altro. È il tempo misurabile dall’orologio in termini puramente quantitativi, privo di ogni variazione qualitativa: tempo omogeneo.
- Tempo atmosferico, nel ciclo universale della natura. In quest’uso del termine il tempo è realtà fortemente variabile, che si esprime in una gamma qualitativa vastissima, determinata peraltro da forze naturali, quantitativamente determinabili.
- Tempo come ritmo, cadenza. È il tempo come ciclo della natura, del cosmo, della vita; è il tempo del linguaggio della musica, puramente qualitativo (ma anch’esso determinato da rapporti quantitativi descrivibili matematicamente).
- Tempo come storicità, cioè il versante oggettivo della vita soggettiva: la storia come versante sovra-individuale della vita, unità dotata o meno di senso e di legge (in espressioni come: "Al tempo di Carlo Magno…").
- Tempo come oggettiva temporalità, cioè come il carattere proprio di ciascun essere, cui sarebbero sottratti soltanto enti concepiti come eterni, fuori dal tempo, ad esempio Dio o gli enti matematici (in espressioni come: "Ogni cosa è soggetta al tempo").

I significati del termine tempo nel rapporto tra l’Io e il tempo
- Tempo interiore, come carattere soggettivo della vita, variabile nel ritmo e, dunque, durata: è il riflesso interiore e soggettivo del passare del tempo esteriore oggettivo. È dunque un tempo intriso di qualità, che si rapporta con la quantità del tempo che passa, che costituisce un problema, proprio perché passa (ad esempio, perché si invecchia o perché non c’è più il tempo di fare ciò che si vuole o si deve). È utilizzato in espressioni come: "Il tempo non passa mai", "Mi è sembrato che il tempo passasse molto velocemente").
- Tempo come momento adatto a fare o non far qualcosa, il versante dell’intervento del soggetto sul mondo in rapporto al tempo. È il tema del Kairos, del momento opportuno che presto passa: rapporto diretto tra una precisa quantità – l’adesso – e una precisa qualità della vita interiore (in espressioni come: "C’è un tempo per ogni cosa", "Ogni cosa a suo tempo", "È passato il tempo di… e non tornerà").
- Tempo come variabile soggettiva del rapporto con il momento storico in cui si vive, in espressioni tipo "Che tempi!" (giudizio puramente qualitativo: tempo come giudizio di qualità di fronte ad una quantità generica, quasi astratta, indifferenziata, sia pure nell’implicito riferimento al presente nel suo legame con il passato e con il futuro).
- Tempo come temporalità, carattere proprio dell’essere dell’uomo: la finitezza propria della vita individuale vissuta come uno spazio di libertà (ad esempio: "Uso il tempo che mi è stato assegnato da vivere per…") oppure come limite ("Il tempo disperde quanto io costruisco").

Gli usi linguistici del termine tempo hanno naturalmente una radice comune: rimandano tutti alla temporalità come condizione d’esistenza della natura, a cui anche l’uomo appartiene. La distinzione tra il tempo in rapporto, rispettivamente, alla natura e all'Io trova la sua giustificazione nel fatto che l’uomo "abita", per così dire, due realtà strettamente legate tra loro: la realtà della natura e quella della coscienza. Dunque il tempo può essere detto:
- della natura, assumendo così un carattere oggettivo (durata come misura oggettiva ed esteriore del tempo);
- della coscienza, assumendo così un carattere soggettivo (durata come esperienza interiore del tempo).
In entrambi i casi - e qui è una complicazione che dai pitagorici in poi ha davvero aperto filoni di ricerca molto interessanti – è possibile identificare e studiare precisi rapporti tra il tempo come quantità (dunque misurabile) e il tempo come qualità (dunque non misurabile, ma oggetto di giudizio ed altrettanto reale): ad esempio tra ritmo naturale dei giorni e delle stagioni e il ritmo interiore della vita; tra le variazioni "musicali" in natura determinate da rapporti quantitativi e la percezione soggettiva dei "tempi" di una composizione musicale.
Detto questo, la varietà dei problemi relativi al tempo non può essere sottovalutata né ridotta facilmente ad un comune denominatore, tanto che i singoli problemi connessi al tempo sono spesso stati studiati dai filosofi con pochi o scarsi rapporti tra loro (ma non mancano invece studi dal punto di vista di una prospettiva unitaria).
Descriviamo adesso i problemi filosofici sul tempo mantenendo la distinzione tra natura e io da cui siamo partiti, tenendo conto dei significati che il temine assume nel linguaggio comune.

Rapporto tra la natura e il Tempo: la ricerca filosofica e scientifica sul problema del tempo
Sulla questione del tempo in natura il primo problema riguarda la sua definizione, ovvero la risposta alla domanda "che cos'è il tempo?". Secondo un'impostazione che risale ad Agostino (nelle Confessioni) ciascuno di noi sa che cos'è il tempo intuitivamente (perché ne facciamo esperienza), finché nessuno ce lo chiede; ma se qualcuno ce lo chiede, ci accorgiamo di non saperlo. Infatti il tempo è per noi una successioni di istanti, ciascuno dei quali passa, ma questo non ci permette di darne una definizione e di comprenderne la natura, giacché:
- il passato non c’è (letteralmente) più, è infatti "passato";
- il presente consiste nel passare e non possiamo nemmeno dire che dura perché, per quanto piccola sia la porzione di tempo in cui pretendiamo consista la durata del presente, si tratta appunto di una durata e, quindi, anch'essa divisibile in un prima e in un poi (un passato, un presente e un futuro), pertanto il presente al contrario del passato c’è, ma non è definibile in nessun modo;
- il futuro non c’è (letteralmente) ancora, non è infatti ancora presente.
Vediamo quindi:
- Un primo problema è quindi rispondere, puramente e semplicemente, alla domanda "che cos'è il tempo?". Qual è la sua natura: esiste come tempo assoluto, o ciò che attribuiamo alla natura è solo un fatto mentale, o addirittura una illusione della ragione?
- Un secondo problema è relativo alla struttura del tempo: è possibile identificarne la forma? È esprimibile simbolicamente mediante una linea retta che va dal passato verso il futuro, oppure è simile ad un cerchio, o è esprimibile al meglio con l’immagine del ciclo (ad esempio del giorno, delle stagioni, dell’anno)? E inoltre: ha una natura assoluta, indipendente da ogni ente ed evento, sicché questi ultimi sono definibili rispetto al tempo, ma non viceversa?
- Un terzo problema riguarda la sua natura qualitativa: nella sua oggettività esso appare omogeneo e misurabile matematicamente (ad esempio attraverso il movimento nello spazio: l’ombra di un orologio solare, la sabbia di una clessidra, la lancetta di un orologio); ma il tempo è davvero in natura privo di qualità o la realtà è modulata da particolari qualità del tempo che si innestano, per così dire, sulla sua oggettività? È così, ad esempio, se si concepisce il movimento del tempo non come lineare (e dunque sempre uguale, omogeneo) ma caratterizzato da ritmi: ogni momento del tempo allora ha una qualità diversa (così sono molte visioni religiose del tempo, ed in qualche modo anche quella cristiana, che misura il tempo, e dunque la storia, rispetto alla nascita di Cristo; ma così sono anche alcune concezioni del tutto laiche, come quelle espresse da nozioni assolutizzate come quella di progresso come carattere proprio della storia)
- Un quarto problema riguarda il rapporto tra il tempo e l’eterno. Innanzitutto, il tempo caratterizza l’unica realtà o esiste davvero una realtà eterna? E se esiste, in che rapporto sta col tempo?

Rapporto tra l’Io e il Tempo: quattro dimensioni della ricerca filosofica sul problema del tempo
Sul tempo in rapporto all’Io è possibile indicare precisi problemi affrontati dalla filosofia che esprimeremo attraverso domande. Lo schema propone una visione ottica d’insieme: poiché al centro del problema del tempo è l’Io, possiamo raffigurare spazialmente (e convenzionalmente) come realtà al di sopra di lui quelle che si riferiscono al rapporto con l’eternità (e dunque con i problemi legati all’esistenza di Dio, al senso del tempo in rapporto all’eterno e così via); come realtà al di sotto di lui i problemi relativi al rapporto tra la percezione soggettiva del tempo (il modo in cui si vive la temporalità in cui siamo immersi) e il dato oggettivo dell’esistenza del tempo nella natura in cui viviamo; come realtà puramente interiore, durata, percezione di sé in rapporto al tempo; come realtà esteriore al livello stesso del proprio essere, che si esprime nelle due forme della vita collettiva nel tempo (la storia) e della conoscenza individuale del mondo esterno mediata dalla memoria e dall’attesa (esperienza). Per ciascuna di queste dimensioni è possibile identificare in sintesi alcuni problemi filosofici. Vediamo in schema.

Dimensione verticale: verso l’alto, tempo ed eternità
Il rapporto con l’eternità: la mente guarda verso l’eterno
- Problema dell’esistenza: qual è il senso dell’esistenza di un ente che vive solo nel tempo, ed è quindi destinato a passare? Ma l’uomo appartiene davvero a questo genere di enti, o la sua identità più profonda è sottratta al tempo? (è il problema che la tradizione, da Platone alla filosofia cristiana, descrive come problema dell’immortalità dell’anima)
- Perché l’uomo aspira all'immortalità? Perché considera l’eterno un valore superiore al tempo?

Dimensione verticale: verso il basso, tempo e natura
Il rapporto con la natura: la mente guarda verso l’oggettività del tempo in natura
- Problema dell’essere: qual è l’identità dell’essere di ciò che è nel tempo, se è fatalmente destinato a passare, dunque a non esserci ancora o a non esserci più?
- Qual è il senso del passare dell’Io?
- Che rapporto c’è o deve esserci tra il ritmo della vita interiore e il ritmo della vita esteriore o il ritmo della natura?
- Come deve organizzare la propria un essere razionale che non conosce il proprio futuro e se vi sarà un proprio futuro?
- Il tempo limita l’esperienza possibile e la capacità di conoscenza dell’uomo, perché la finitezza nel tempo è una condizione della necessaria finitezza della conoscenza umana. È dunque possibile una conoscenza certa in queste condizioni di limitazioni di tempo?

Dimensione interiore: tempo e percezione della durata
La percezione soggettiva del tempo: la mente analizza l’Io
- Che cosa segue dal fatto che ogni essere, e l’uomo, è "a tempo"? Siamo liberi o il fatto di essere "a tempo" rende insensata ogni nostra azione, nel lungo periodo?
- Qual è la natura della durata come percezione interiore della propria vita? Quale valore dare alle variazioni di ritmo, alle qualità interiori del tempo? Regno della superficialità, poiché appartengono all’istante, o espressione di valori profondi?

Dimensione orizzontale: tempo e storia
Il rapporto con la vita collettiva: la mente produce storia e la studia
- È l’uomo il creatore della storia? Oppure lo sono pochi grandi individui? o i popoli?
- Esiste un senso oggettivo (e dunque una legge) della storia? C’è una mano invisibile che la guida?
- Esiste un tempo oggettivo della storia intriso di qualità oggettive importanti per l’io, ad esempio un kairos, un attimo fuggente? Oppure il tempo oggettivo è privo di qualità?

Dimensione orizzontale: tempo, esperienza e memoria
Il rapporto con l’esperienza: quale ruolo per il tempo e la memoria?
- La conoscenza del mondo esterno avviene nel tempo e del tempo rispetta i ritmi. Ma la mente conserva i ricordi e li attualizza nel presente tutte le volte che conosce. Dunque quale rapporto c’è tra il passato e il presente nella conoscenza del mondo esterno?
- Più in generale, in che cosa influisce il tempo come realtà interiore, durata, movimento della coscienza, nella nostra conoscenza del mondo esterno?
- Poiché la temporalità caratterizza la nostra coscienza ed anche il nostro pensiero discorsivo (che prevede nel ragionamento un prima e un dopo, una premessa e una conseguenza), quali sono le possibilità e i limiti offerti da questa situazione rispetto alla nostra capacità di conoscenza?

Mario Trombino
16/12/2014

Immagine: A dance to the Music of Time, Nicolas Poussin, 1634-1636.

 

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