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Attraverso le de-finizioni l'uomo capisce il mondo.
Attraverso le de-finizioni l'uomo falsifica il mondo.
Una parola è una de-finizione, una de-limitazione della "cosa" rappresentata da quella parola, da tutte le altre “cose”, anche se non può essere la grammatica dell'uomo a separare nella physis-natura una cosa dall'altra.
Ogni regola grammaticale de-finisce, limita il caos per tradurlo all'altezza dei nostri bisogni conoscitivi (la parola e la regola grammaticale non sono la “verità, sono limitazioni del tutto perché l'uomo possa capire).
E la definizione-falsificazione fondamentale è nell'idea di Dio.
È facile credere al divino, difficile credere a un Dio. Ma l'uomo (occidentale soprattutto) "sa" che più de-finisce, più può con-tenere, capire (capio, appunto) il pensabile.
E se può "capire", contenere, l'idea massima - Dio - può diventare Onnipotente.
Il divino è la più im-prendibile possibilità dell'uomo, ma un divino "astratto", senza de-finizione, senza la presa dell'uomo, non può dall'uomo essere com-preso; e se non può essere preso, se non diventa possesso dell'uomo, a cosa serve?
Se la de-finizione del divino ci procura un “Dio”, la de-finizione del divenire ci fornisce il tempo (cronometrico); mentre la delimitazione dell'infinito ci consente un orizzonte, ci assicura lo spazio.
Dio, il tempo e lo spazio saranno poi le colonne portanti della caverna di cui parla Platone. E una volta de-finito, rimpicciolito il mondo per adeguarlo ai nostri bisogni,  avremo creato la “caverna” dentro la quale sarà possibile vivere.
De-finire è per possedere; il contrario è in-definire; ma tutte le cose indefinite sono inutili per l'uomo, anche quando si tratta dell'infinito.
Senza confini, senza limiti, la “realtà” non potrebbe essere “capita” e manipolata dall'uomo; e allora a cosa servirebbe una "realtà" che non serve l'uomo?
De-finire è per controllare la realtà, non per conoscerla; ed è il nostro carattere che impone le de-finizioni, imprimendo ad esse la ratio che ci assomiglia.
L'uomo ha bisogno di con-fini per con-tenere la realtà, e questi con-fini sono decisi a partire dai nostri bisogni.
Le nostre esigenze conoscitive sono fisiologia, e come l'animale non può mangiare tutto, ma solo il cibo necessario al suo benessere, così fa l'uomo nel campo della “conoscenza”. Toglie, limita, de-finisce e così crea la sua rappresentazione del mondo.
La com-prensione è un processo intellettuale, ma il processo intellettuale è fisiologia.
Chi, per amore della “verità” lavora contro la propria fisiologia inseguendo il divino, il divenire, l'infinito, impazzirà. Perché la nostra “coscienza” può essere cosciente solo del de-finito, non dell'in-definito.
È la natura, la necessità, a dettare le regole, anche se l'uomo crede che tutto dipenda dalla sua libera volontà.
E più siamo legati alla nostra vita, più abbiamo bisogno di regolare, di definire; forse perché “finita” è la nostra vita e a quella de-finizione dobbiamo raccordare tutto.
Chi invece riesce a distaccarsi dalla propria vita, ha meno bisogno di de-finire (de-finire è giudicare, è ur-teilen, è separare), perché chi ha provato l'infinito non sa che farsene dell'io (soprattutto del proprio) e delle sue de-finizioni.
Qualcuno nella notte vede un riflesso di luce su una foglia, si concentra su quel riflesso e dimentica la maestà della notte; così funzionano le de-finizioni.
L'animale uomo non sa che farsene del caos, del "nulla", dell'infinito, e allora deve de-finirlo perché sia com-preso dalla nostra mente (ma che la mente menta i mistici lo sanno da sempre).
L'uomo per necessità deve com-prendere; deve poter accrescere la sua potenza, non ha bisogno della “verità”. Per l'uomo è "verità" tutto quello che aumenta la sua potenza.
Occorrerebbe un uomo senza alcun bisogno di definire; un uomo che non giudica - ma non per “moralità”! - ma perché ha intuito che de-finire, giudicare, è falsificare: è pura violenza spacciata per "verità".
Ma un uomo così o verrà ignorato o verrà messo in croce.
E non è per cattiveria che gli uomini fanno così, ma solo per vivere.

Tino Di Cicco
10/12/2014

Immagine: Donna al tramonto del Sole, Caspar David Friedrich, 1818.

 

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