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Non ho prove di quello che dico, e so di poter sbagliare. Ma tutti gli indizi dicono che sanno benissimo cosa stanno facendo. Uso il plurale perché non vedo una identità precisa portare avanti questo disegno, vedo piuttosto il solito volto opaco della democrazia italiana, e forse non solo italiana, per cui una certa tendenza prende piede e qualsiasi governo la segue. Chi ci sia dietro, e per quali interessi lavora, non è dato sapere.

La tendenza di cui parlo è di limitare discipline come Filosofia e Storia dell’Arte a scuola, ed anzi di limitare la scuola stessa. Gli indizi dicono che sanno benissimo cosa stanno facendo perché il disegno è coerente e univoco.

Questa non è per nulla un’argomentazione a favore del fatto che ministri e parlamentari sappiano cosa stanno facendo, perché sono solo esecutori (visto che al cambiare delle persone e delle stesse maggioranze politiche nulla cambia) di qualcuno che sta dietro e non ci viene detto chi è (“dietro la siepe”, per riprendere un’espressione che usò Turati in un discorso parlamentare del maggio 1915: dietro c’era il re e il ministro degli esteri che aveva già formato il Patto di Londra impegnando l’Italia senza avvertire il Parlamento, ma lo si seppe solo nel 1917). È però una buona argomentazione a favore del fatto che chi decide davvero cosa sta accadendo sa quel che fa.

Preciso che non sto dicendo di vedere oscuri disegni: i disegni sono chiarissimi, vanno nella direzione di creare un’Italia in cui la forbice tra ricchi e poveri aumenta e in cui la distinzione tra chi decide e chi obbedisce è sempre più netta. Il disegno è di una coerenza impressionante, qualcuno ci sarà pur dietro, ma non ha (per noi) un nome, né individuale né collettivo. A meno che non si tratti degli influssi delle stelle, naturalmente.

In questo coerente disegno, cose come la filosofia e l’arte non trovano posto e di fatto non servono. Preciso il mio pensiero: non dico che sono pericolose, non dico che vanno in direzione contraria; dico solo che sono inutili, e per ovvie ragioni di razionalità economica vanno tagliate. La scuola stessa serve, ma non troppo, se dura un anno in meno si risparmia molto e non si perde nulla ai fini del disegno. Tutto lì. Il disegno è logico e coerente.

Il punto è decidere se siamo d’accordo con questo disegno, sempre che abbia alcuna importanza ai fini pratici, visto che per chiunque si voti e qualsiasi sia la maggioranza politica il disegno segue comunque il suo corso, anche con l’evidente appoggio delle opposizioni.

Non parlo della filosofia a scuola e dell’arte, realtà che si collocano a valle lungo il fiume, parlo di un’Italia in cui la forbice tra ricchi e poveri aumenta e in cui la distinzione tra chi decide e chi obbedisce è sempre più netta.

Ora, siamo d’accordo con questo disegno? E io sono d’accordo?

Preciso che non ha una particolare importanza identificare chi c’è “dietro la siepe”. Non cambierebbe molto sapere nomi e cognomi di un certo numero di persone, o di enti collettivi. Quel che c’è da sapere è perché lo fanno, di quali interessi sono portatori. Giovedì prossimo, 6 marzo, in un incontro pubblico a Bologna chiederemo a Marx e a Keynes di dirci la loro sulla crisi attuale, e i due non sono scelti a caso. Il primo non sapeva del secondo per ovvie ragioni, ma il secondo sapeva bene del primo e non lo stimava affatto. Ma noi abbiamo il sospetto che questi due è meglio leggerli insieme e andarci a fondo.

Keynes vide lucidamente il disegno del 1919, e capì dove andava a parare. Ma “dietro la siepe” vide solo una seria mancanza della luce della razionalità, e si sforzò di illuminare la scena. Marx dietro i disegni che hanno l’apparenza di una chiara e coerente razionalità vedeva il riflesso ideologico di interessi legati alla struttura che forma la trama del mondo e della storia.

Non importa capire chi c’è dietro. I nomi, le sigle, cambiano senza che nulla cambi, lasciando il sospetto che Colombina sia sempre Colombina e Schopenhauer abbia molte ragioni dalla sua. Importa capire per quali interessi lavorano, e cosa determina questi interessi.

Vogliamo la luna? Facendo filosofia viene a volte il sospetto che le domande siano così grandi che davvero si somiglia a bambini che vogliono la luna. La tentazione di abbandonarsi al corso del mondo è forte. Poi si alzano gli occhi e si guarda il cielo, e la luna c’è.

Stefano W. Pasquini, l’autore del quadro riprodotto nell’immagine, la vede così.

E ieri notte quando Stefano mi ha mandato la sua luna mi sono chiesto che c’è di male a imitare i bambini, e a volere la luna. Poi, di mattina, ho scritto queste note.


P.S. Non è detto che abbia poi una vera importanza pratica capire se siamo d’accordo con questo disegno e a quali interessi risponde. Ma non è, almeno per me, privo di interesse sapere attraverso quale meccanismo accade che, io sia d’accordo o meno, e per qualsiasi persona/partito voti, il risultato finale non cambia. Deve esserci qualcosa che fa sì che, lanciati in aria i dati, ciascuno cada su una faccia di volta in volta diversa, ma la somma di ogni tiro di dadi è sempre la stessa. Un Keynes o un Marx che illuminino la scena, per favore.


Mario Trombino
02/03/2014

 

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